Il tennis reggae di Dustin Brown

Il tennis reggae di Dustin Brown

Al Roland Garros 2016, la pioggia non ha impedito al giamaicano pazzo di inventarsi un tweener da urlo. La storia di Dustin Brown sembra davvero una favola; e parte davvero da molto lontano.

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Lunghi e pesanti Dreadlocks non impediscono a Dustin Brown di essere il giocatore più anomalo del circuito. Dal 2010 non gioca più per la Giamaica – causa insufficienza fondi – e ottiene la cittadinanza tedesca.

Tatuaggio del padre sul fianco, un camper per girare l’ Europa, molta disponibilità a rispondere ai twit dei molteplici fans … perché ormai sono molti e, visto il personaggio, sono destinati a crescere.

Fino ai 12 anni vive a Celle in Germania, dove è nato, per poi ritornare in Giamaica a perfezionare il suo gioco. Da giovane guarda Marat Safin e cresce nel suo mito.

Ma che ne è stato di Marat Safin? In che condizioni era Dustin quando guardava le sue partite?

Scherzi a parte, Dustin sembra aver percorso un sentiero opposto a quello del leggendario tennista russo: se Safin era sostanza, Brown è magia impalpabile. 

Dicevamo “il più anomalo”, l’ eccezione che conferma la regola, la felice degenerazione, e dicevamo bene. Guardando al passato, però, vediamo come il suo tennis di puro serve & volley – al quale può star dietro solo Llodra, in quanto ad allergia per la riga di fondo – non era poi così strano, un tempo.

Non c’è bisogno di riesumare quanto il tennis sia cambiato negli anni; però è curioso vedere come questo sport si sia evoluto, per molti versi, in modo simmetricamente opposto nel tempo. La regola che ieri era regola, oggi è eccezione e viceversa.

Ci troviamo quindi, quasi imbalsamato e preziosamente conservato, un giocatore vintage quale è Dustin Brown. Il bello è che, quando paga, il suo gioco gli ha consentito di prendersi grandi soddisfazioni: nel 2014 ad Halle sconfigge un certo Rafa Nadal, che era addirittura numero 1 del mondo; insomma, non è da tutti vincere divertendo e divertendosi contro il vertice della classifica, nonché una leggenda.

Nel 2015, a Wimbledon (!), il mancino di Manacor capitola nuovamente dinnanzi a Brown, che si prende forse la più grande soddisfazione, e speriamo non sia l’ ultima. Ecco il senso del tatuaggio del padre, realizzato proprio all’ indomani di questa vittoria.

Cultore puro della rete, Brown è puro istinto, pura natura. Vederlo giocare è un’ esperienza indubbiamente divertente e tonica; del resto come non stupirsi contemplando seconde di servizio a più di 200 km/h?

E le volè: è raro vederne una che non sia una stop volley, o spuria di rotazioni impossibili. I fondamentali non saranno adatti a lunghi scambi – ed è giusto così -, tuttavia il diritto riesce ad essere esplosivo e vincente sia in lungo linea che in diagonale. Il rovescio può finire fuori di metri, ma quando è in campo buca il campo.

Forse ho dimenticato qualcosa nel vocabolario sconnesso di Dustin – lob, smash al salto, ecc – ma, per completare tale vocabolario, l’ unica norma è appunto la mancanza di norme … se non sapete dove collocare un colpo che non avete visto prima, che non esiste nei manuali del tennis, collocatelo nel bagaglio surreale di Dustin; state certi che non avrete sbagliato.

Il reggae-Dustin si nutre di tutto ciò che non è sostanza ma è spettacolo; e quando i “risultati” arrivano, questi fanno gioire molto di più. Senza contare che, costringendo gli altri colleghi del circuito a giocare diversamente, le sue partite non sono mai scontate e sempre esaltanti.

Cosa chiedere di più?

 

3 commenti

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  1. Davide Melchiorre - 7 mesi fa

    Andrea Borroni

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    1. Andrea Borroni - 7 mesi fa

      Da leggere e rileggere grande dustin

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  2. Massimo Miranda - 10 mesi fa

    Boh. Il circo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

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