Janowicz, finalmente una vittoria

Janowicz, finalmente una vittoria

A circa un anno uno anno dal suo exploit Janowicz ha finalmente interrotto una striscia negativa di nove sconfitte consecutive. Per provare a tornare ad alti livelli le armi ci sono tutte. A remare contro però c’è la sua eccessiva fallosità, e soprattutto un pessimo carattere.

A circa un anno dal suo exploit, quando aveva sorpreso il mondo del tennis raggiungendo i quarti agli Internazionali, ma soprattutto la semifinale a Wimbledon, Janowicz ha finalmente interrotto una striscia negativa di nove sconfitte consecutive. Prima di battere ieri, al primo turno dello Slam parigino, Estrella Burgos, il polacco non vinceva una partita da Rotterdam. Così, dal suo best ranking raggiunto nell’agosto 2013, alla posizione n.14, Janowicz è sceso al n.23. Non una grande caduta in realtà, perché per sua fortuna in questi primi mesi dell’anno non difendeva un granché, ma in scadenza c’è, a luglio, la valanga di punti conquistati a Wimbledon nella scorsa edizione.

Di mezzo ci sono stati un po’ di guai fisici: ricorrenti problemi alla schiena e una frattura da stress al piede destro che gli ha impedito di svolgere un’adeguata preparazione nella off-season, prima della stagione australiana. Agli Australian Open giocò contro i consigli dei medici, e anche nelle settimane successive il dolore al piede e la mancanza di preparazione si sono fatti sentire. Così in tornei nei quali avrebbe potuto fare buoni risultati ma soprattutto raccogliere punti e fiducia, Janowicz ha collezionato solo sconfitte.
Si è trovato a dover affrontare una stagione sulla terra con tanta pressione e i quarti di finale a Roma da difendere, su una superficie che in realtà non gli permette di sfruttare al massimo il suo potenziale, servizio in primis.
Ormai di solo servizio non si sopravvive più, e il gioco lo dimostra. In particolare, uno dei giocatori che più si è migliorato in questo 2014, ovvero Milos Raonic, è l’emblema di come il colpo di inizio gioco sia fondamentale per prendere il sopravvento nello scambio, e di come essere aggressivi paghi anche sulla terra, ma anche di come sia poi necessario completarsi, rafforzando i colpi da fondo e la lettura dello scambio, e imparando a mantenere la calma nelle situazioni in cui non sempre si riesce a controllare ogni aspetto del proprio gioco.

Janowicz in realtà non è per niente un giocatore di solo servizio: è straordinario come alterni sassate a ricami che dimostrano un tocco pregevole. Dall’alto dei suoi due metri, ovviamente non può fare della mobilità e delle capacità difensive il suo punto di forza, ma Jerzy è comunque elegante e composto negli spostamenti.
Insomma, per provare a tornare ad alti livelli, e soprattutto rimanerci, le armi ci sono tutte.
A remare contro però c’è prima di tutto l’eccessiva fallosità, ma anche il suo pessimo carattere. Pare che nel circuito sia considerato un tipo taciturno e sulle sue, in campo invece è tutt’altro che tranquillo. Ve lo ricordate contro Tsonga a Roma? E ben venga quando tutta questa energia viene incanalata in modo positivo. Ma più spesso Janowicz appare deconcentrato e poco attaccato alla partita. In questo è similissimo a Gulbis, del quale condivide la grandissima fallosità e soprattutto la tendenza al doppio fallo. Come il lettone, in alcuni momenti pare ignorare del tutto l’esistenza di una seconda lavorata, e preferisce rischiare senza motivo mettendo fuori anche la seconda, possibilmente su una palla break. Le somiglianze con il lettone però si fermano qui, perché se di Gulbis è famoso il ricco padre petroliere e il jet privato con cui si sposta da un torneo all’altro, per Jerzy vale il discorso opposto, con i genitori costretti a vendere il negozio di famiglia per poter finanziare il progetto del figlio di diventare un professionista.

Al Roland Garros ha l’ultima occasione sulla terra per migliorare nuovamente la sua classifica e cambiare la percezione che di lui hanno gli avversari. Ora come ora, chiunque entra in campo contando sui suoi black out per poterlo battere. Wimbledon in ogni caso non è lontano, e lì il profumo dell’erba, insieme alla consapevolezza di come il suo servizio e il suo back renderanno di più, potrebbero metterlo finalmente di buon umore.

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