L’anno della maturità di Gael Monfils

L’anno della maturità di Gael Monfils

Il francese, nonostante un infortunio a metà stagione, è protagonista di una brillante annata. E’ finalmente pronto per affermarsi in un Master 1000 o conquistare persino un torneo dello Slam?

5 commenti

UN COLOURED PER IL SOGNO FRANCESE – Gael Monfils, nella stagione dei 30 anni, sta vivendo uno dei periodi migliori della sua carriera. Nato nel 1986 a Parigi con chiare origini caraibiche (madre martinicana e padre guadalupense) e cresciuto col mito di Arthur Ashe, Monfils fa sognare i francesi per la propria precocità: a 17 anni e mezzo si aggiudica tre prove su quattro dello Slam nella categoria junior (Australian Open, Roland Garros e Wimbledon, fallendo solo a Flushing Meadows dove si impone un giovane Andy Murray) e – appena ventenne – si piazza fra i primi venti tennisti al mondo. Le caratteristiche antropometriche di Gael (un metro e novantatre per circa ottanta chili), unite a reattività ed elasticità fuori dal comune, lo rendono un atleta eccezionale e gli permettono di limitare qualche piccola mancanza tecnica. Come per l’altra grande speranza francese, il “piccolo Mozart” Gasquet, però non tutto è andato come si auguravano i loro connazionali: sì una presenza fissa in top20 per entrambi ma senza quell’acuto (la vittoria in uno Slam, meglio se al Roland Garros) che incide nome nella storia del tennis.

AD UN PASSO DALL’IMPRESA – Chiuso un poco esaltante 2015 in ventiquattresima posizione (colpa anche di una disastrosa estate sul cemento americano), negli ultimi mesi dell’anno Gael sostituisce coach Jan De Witt (allenatore anche dell’amico Gilles Simon) con lo svedese Tillstrom: si rivelerà una scelta vincente. Il 2016 di Monfils si apre sotto i migliori auspici con i quarti a Melbourne Park, sconfitto dalla macchina da ace Raonic. Dopo un inatteso incidente di percorso a Montpellier (sconfitta al primo turno contro Roger-Vasselin, tennista leggerino ma con un’ottima mano), la marcia del francese riparte a Rotterdam dove si ferma a pochi metri dal traguardo: avanti di un set e con due palle break a disposizione nel secondo, nella finale contro Klizan, subisce la furiosa rimonta dello slovacco che lo sommerge di vincenti e si aggiudica il titolo. Il francese raggiunge i quarti in entrambi i Master1000 americani di marzo (perdendo contro i top10 Raonic e Nishikori) e sfiora il colpo a Montecarlo, dove si arrende solo in finale e al terzo set contro il cannibale della terra rossa Rafael Nadal.

I PROBLEMI FISICI E LA VITTORIA A WASHINGTON – Come per il resto della carriera, però, prima o poi il suo tennis spesso attendista e dispendioso (i recuperi e le acrobazie, come lo stupendo passante in tuffo contro Raonic in Australia, più di una volta hanno messo a rischio le articolazioni) presenta un salato conto da pagare e le sconfitte con Cuevas e Bellucci suonano già come un campanello d’allarme. Monfils è quindi costretto ad alcune settimane di riposo, saltando Madrid e soprattutto il Roland Garros, quello slam tanto agognato dai francesi e dallo stesso Monfils che non ha mai più eguagliato il risultato del 2008 (semifinale persa in quattro set contro Federer). Non partecipa a nessuno dei tornei su erba di preparazione a Wimbledon e sui prati londinesi cede già al primo turno contro Chardy. Si rivede in campo dopo un mese, nell’ATP 500 Washington, dove regola Lu, Coric, Querrey e Sascha Zverev; in finale manda l’aceman Karlovic a servire per il match ma piazza il primo break del match, vince il tiebreak e chiude la pratica nel terzo. E’ il primo titolo della carriera in un 500, il sesto su venticinque finali disputate (uno score impietoso), di cui tre nei Master1000, tutte perse.

IN CORSA PER IL MASTER – A Toronto allunga a nove la striscia (ancora aperta) di partite vinte regolando finalmente anche Raonic e raggiungendo le semifinali, dove stasera sfiderà Novak Djokovic. Il breakdancer del circuito è nono nella Race e può realisticamente puntare alla qualificazione al Master di fine anno, obiettivo dichiarato del suo coach; se il fisico non lo tradirà di nuovo potrà togliersi qualche altra soddisfazione, magari proprio a Flushing Meadows, in cui due anni fa si fermò solo nei quarti, facendosi rimontare due set di vantaggio da Roger Federer. LaMonf sembra dunque aver raggiunto quell’equilibrio che è mancato nel corso della sua decennale carriera ad alti livelli, senza sacrificare troppo (a discapito delle parole di Tillstrom che vorrebbe limitarli) quei colpi spettacolari e l’aspetto ludico del tennis che rivestono un fondamentale ruolo per il francese, tennista che in campo si diverte e ama divertire.

Di Davide Truglio

5 commenti

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  1. Andrea Cherchi - 1 anno fa

    È bello che in un tennis abbastanza monocorde ci sia spazio anche per giocatori estrosi come lui.. Però non mi sembra in grado di competere per certi traguardi.

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  2. Giuseppe Abbate - 1 anno fa

    Non credo possa mai
    Vincere uno slam … Nn è abbastanza continuo per tutto il torneo .. Di Certo è il tennista più divertente e simpatico che c’è nel
    Circuito , un personaggio che sicuro fa bene al
    Tennis ecco .. Uno che almeno se vai a vedere le partite sai che Nn ti addormenterai , come accade se vai a vedere un simon per dire … O un murray anche..
    Grandissimo gael !!!! Un idolo

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  3. Antonio Quarta - 1 anno fa

    Il suo posto naturale? Il circo

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  4. Massimo Poggio - 1 anno fa

    Se Monfils vince uno slam,vuol dire che il tennis è sceso veramente in basso….basta e avanza l’abominio di Cilic a FM 2014….Gael è un ottimo tennista,ma è inconsistente per certi traguardi….

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  5. Luca Shalfi Dal Fitto - 1 anno fa

    Ma anche no

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