Bentornato, campeón!

Bentornato, campeón!

Juan Martin del Potro è finalmente ritornato se stesso, poco prima di ritornare in Argentina in mano la medaglia d’argento, e viene acclamato come un Semidio: “Amo il mio Paese, la mia Tandil, sono felice di essere tornato a vincere. Ho riprovato emozioni che credevo irrimediabilmente perdute”.

Una medaglia d’argento legata al collo, lo sguardo sorridente e incredulo di un campione che pareva essersi bruciato troppo presto. Questa l’ultima, radiosa immagine di Juan Martin Del Potro, battuto ma non sconfitto, accanto a un raggiante Andy Murray, con in mano il suo secondo oro. Perché Del Potro il suo torneo l’ha già vinto. Dopo lunghi anni divisi tra lunghi stop e stentati ritorni, dopo questi ultimi mesi di lento e affannato recupero, il colosso di Tandil si è risvegliato al momento giusto, le Olimpiadi di Rio de Janeiro.
Il gigante si è svegliato, dicevamo, e la terra brasiliana ha tremato. Sono caduti Novak Djokovic e Rafael Nadal, sotto i suoi vincenti potentissimi e un cuore da leone, che lo hanno portato fino in finale, alla conquista della sua seconda medaglia olimpica, dopo il bronzo di Londra 2012, al termine di un percorso altrettanto epico. Delpo ha infine ceduto per la troppa stanchezza al tennis pigliatutto di Murray, ma in compenso l’attuale n. 141 del mondo ha forse scritto l’inizio di un nuovo capitolo della sua sfortunata carriera.

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DI NUOVO PROTAGONISTA – Pochi giorni dopo il suo trionfo, martedì scorso, Del Potro è tornato nella sua Argentina, celebrato e osannato come un eroe. Il quotidiano di Buenos Aires La Nation parla di un’ovazione già in aereo, durante il volo per il ritorno, da parte dei passeggeri argentini. Cori da stadio, strette di mano, selfie, pacche sulle spalle. Juan Martin probabilmente non ha avuto molto tempo per riposarsi, dopo il turbine di emozioni che l’ha investito, ma forse è meglio così: dopo la noia di tanti mesi, la frustrazione di vedere in tv le imprese fatte da altri, adesso è di nuovo lui, finalmente, il protagonista della scena.

ACCLAMATO COME UN EROE – “Palito” stesso non si aspettava di conquistare una medaglia, né di ricevere un simile affetto dalla sua gente: “Quando sono partito per Rio il mio obiettivo era giocare bene e magari vincere qualche partita… Quando ho visto che il mio primo avversario era Novak Djokovic, puoi immaginare come mi sono sentito…”, ha ammesso “Delpo” con un gran sorriso. “Ho detto subito ai miei amici di preparare il barbecue e di contarmi, perché sarei tornato molto presto. Però non ho smesso di crederci e anzi mi sono preparato e ho lottato ancor più ferocemente per sfruttare ogni minima chance. E così ci sono riuscito”, ha dichiarato il 27enne soprannominato la torre di Tandil per il suo metro e 98 di altezza. Proprio a Tandil Del Potro è arrivato, ultima meta della sua Odissea verso il paese natale, una città di circa 100mila abitanti: appena sceso dall’auto, migliaia di persone erano lì ad aspettarlo, come si attende un eroe tornato vincitore da una immane battaglia.

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“ORA POSSO GUARDARE AVANTI” –
Si sa, il popolo argentino, come tutti quelli dell’America latina, è caloroso, entusiasta, vive ogni emozione visceramente, dal profondo del suo cuore. “La mia città è bellissima, la adoro”, ha detto Juan Martin quasi con le lacrime agli occhi. “Non posso essere più orgoglioso di rappresentare i colori del mio paese e di Tandil. Sono tornato a sentire emozioni che, prima del torneo, temevo di non poter provare più per il resto della mia vita”. “Delpo” ha ricevuto una wild card dagli organizzatori degli Us Open, entrando di diritto nel tabellone principale dell’ultimo Slam della stagione. Proprio a Flushing Meadows, nel lontano 2009, aveva ottenuto la sua vittoria più bella contro un certo Roger Federer. “Ora posso finalmente pensare più serenamente alla mia carriera, ai prossimi tornei, al futuro. Fino a non molto tempo fa pensavo solo ai prossimi trattamenti medici a cui dovevo sottoporre la mia mano…”, ha ricordato Del Potro, ormai da anni alle prese con un polso sinistro malandato e più volte sottoposto a interventi.

“L’INFORTUNIO? MI HA MIGLIORATO” – Proprio l’infortunio al polso, che gli ha impedito di giocare la quasi totalità del biennio 2014-2015, ha costretto “Delpo” a modificare non poco il suo stile di gioco: “Ho un rovescio infinitamente più debole: non posso tentare i vincenti così a colpo sicuro come facevo prima. Però questo problema mi ha costretto ad affinare il mio slice e sorprendere meglio gli avversari in prossimità della rete”. Come a dire, non tutto il male vien per nuocere. Ormai la stagione 2016 sta volgendo al termine ma sembra che una nuova era sia incominciata per Juan Martin Del Potro. Se i guai fisici finalmente gli daranno un po’ di tregua, questo ragazzone di 27 anni, n. 141 del mondo (ex n. 4) può tentare la sua scalata verso le posizioni che merita, a lottare tra i migliori. Prossima tappa gli Us Open, palcoscenico del suo trionfo più bello: e chissà che Juan Martin non torni a provare certe antiche emozioni, che credeva ormai definitivamente perdute.


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