Li Na: “My destination has a name that will not change. It’s called Life”

Li Na: “My destination has a name that will not change. It’s called Life”

“My Life” è un libro che vi appassionerà pagina dopo pagina, vi farà scoprire un’icona del tennis e un esempio di vita.

Li Na, tennista cinese conosciuta per il suo senso dell’umorismo, vincitrice al Roland Garros nel 2011 ed agli Australian Open 2014, attualmente è numero 2 nel ranking mondiale ed è stata la prima tennista di provenienza asiatica a vincere un titolo Slam. Forse pochi sono a conoscenza del suo libro “ My Life” che ha voluto dedicare a tutti coloro che l’hanno sempre sostenuta e che tuttora continuano a farlo.

Per chi non lo sapesse Li Na nasce a Wuhan, città più popolosa della Cina centrale e passaggio obbligato per coloro che vogliono raggiungere la capitale Pechino. Li è il cognome e Na è il nome (la chiamiamo così perché nella lingua cinese il nome segue il cognome). La piccola Li inizia a giocare a tennis all’età di sette anni e per lei non sempre è stato facile portare avanti la sua passione.

Il suo libro dimostra la sua semplicità e il suo essere genuina e per questo voglio ripercorrere e proporvi alcuni passi significativi che possano aiutare a svelare la personalità e il carattere di questa grande donna e tennista.

Prima di tutto, quando era giovane, sono stati i suoi genitori a spingerla a giocare a tennis, e per i primi dieci anni Li Na ha confessato che il tennis non la divertiva affatto: è stato solo dopo essere cresciuta che finalmente ha iniziato ad amare questo sport. Ed è stato allora che il tennis, non solo le ha conferito fama e successo, ma ha travolto la sua vita trasmettendole immense emozioni.

A giugno 2011, dopo aver perso in finale agli Australian Open contro Kim Clijsters, arriva al Roland Garros da sesta forza del ranking mondiale. Non si aspetta molto da questo torneo perché non è mai stata una brava terraiola, preferisce il duro. Pensa che non riuscirà a superare i quarti di finale. A tal proposito, durante un’intervista pre – torneo, un giornalista le domanda: Come ti sentiresti se vincessi il Roland Garros?” e la sua risposta è netta: “Non ci crederei”. Certo, Li era consapevole delle sue abilità e del suo gioco, sapeva che nella sua carriera probabilmente sarebbe riuscita a vincere almeno un trofeo Slam, ma gli Open di Francia erano il suo ultimo pensiero.

Nonostante le basse aspettative approda in semifinale: quando realizza fin dove è arrivata è stupita di sé stessa, ma solo un enorme ostacolo la separa dalla finale: la temibile russa Maria Sharapova. Riesce a superare e ad abbattere l’ostacolo, ma non è finita. Ora c’è una finale da giocare, una finale Slam, con ansia e tensione esasperate all’ennesima potenza.

Ma, ora che si trova ad un passo dal sogno per lei irrealizzabile, sarebbe un peccato mollare proprio nel momento clou. Nel tennis, come in qualunque altro sport, non è concesso arrendersi. Se vuoi essere un campione devi dimostrare di essere un leone, non una gazzella.

Dall’altra parte del campo si trova una delle nostre italiane, la leonessa Francesca Schiavone, di cui la stessa Li nel suo libro dichiara: “ E’ stata un’avversaria rispettabile, una veterana del tennis con una tecnica eccellente ed ha usato strategie di gioco diverse. È stata dura affrontarla”. Le due tenniste hanno anche un aspetto in comune: non sono più delle “giovincelle”. All’epoca la Li aveva 29 anni come la nostra Francesca ed entrambe non rientravano tra le favorite. Tra loro un’unica differenza: Francesca aveva già vinto i French Open appena un anno prima contro Samantha Stosur.

Stavolta, però, è Li Na a vincere gli Open di Francia 2011, battendo Francesca in due set con il punteggio di 6-4/ 7-6 (7-0). Ci racconta come il suo cuore sia cominciato a battere forte, come si sia coperta il viso con le mani. Voleva piangere, ma le lacrime non riuscivano a scendere. Uno dei suoi primi pensieri fu quello di abbracciare Francesca, perché sapeva quanto potesse essere grande la delusione di perdere una finale Slam. Dopo un’ora e quarantotto minuti di gioco, poteva stringere la Suzanne Lenglen Cup.

RG
Vittoria Roland Garros 2011
Nel quarto capitolo Li Na parla di suo padre. Commovente la frase “ My father is the warmest ray of sunlight in my childhood memories, the most refreshing consolation” ( Mio padre è il raggio di sole più caldo della mia infanzia e la mia più rinfrescante consolazione).

Nel corso degli anni, suo padre ,Li Shengpeng, è sempre stato la sua fonte di forza. La sua morte e il rimpianto di non essere riuscita a vederlo un’ultima volta prima che se ne andasse, le provocano un dolore immenso nascosto in profondità nel suo cuore.

Mentre la quattordicenne Li si trova a Shenzhen per un torneo giovanile, suo padre sta morendo. Nessuno la informa e nessuno le da notizia della sua morte. Vi chiederete il motivo: Shengpeng aveva voluto mantenere la sua situazione e la sua morte segreta alla figlia perché pensava che questo avrebbe influenzato negativamente il suo gioco.

Concluso il torneo, Li Na sale sul treno che la porterà a casa e, arrivata a destinazione, stranamente non è sua madre che arriva a prenderla. Al suo posto è venuto il fratello più giovane di suo padre.

Arrivati a casa apprende la notizia. Il passaggio del libro è molto intenso: suo padre non è più l’uomo bello e intelligente che conosce, ora è pallido,disteso sul letto, e non ha neanche compiuto 40 anni.

È il 14 Novembre 1996. Non lo tocca, perché toccare il suo corpo freddo significa ammettere che se n’è andato.

familyLi Na a 5 anni con i genitori

Per gli anni successivi, Li Na si racconta che il padre è solo partito e che tornerà, non riesce ad accettare la verità. È come se il mondo le fosse crollato addosso. Prima di quel giorno aveva pensato che crescere era un processo graduale. Invece quel giorno imparò la lezione più dura della vita: le persone possono dover crescere in un momento solo.

Poco tempo dopo, Li entra ufficialmente a far parte del team provinciale Hubei. Gli amici le fanno i complimenti, ma questo non le basta. Diventare una campionessa nazionale era quello che suo padre aveva sempre sognato per lei, ma non era lì per assistere a quell’evento. Un giorno finalmente si trova a leggere la lettera che suo padre aveva indirizzato al suo coach Yu. Le si spezza il cuore. La lettera dice: “ Un giovane non deve aspettare a vivere la sua vita per prendersi cura dei genitori”. Quelle sue parole le rimbombano nella testa e nel petto: tanto vere, quanto difficili da accettare.

La vita da allora non è stata delle più facili per la cinese, ma non voglio svelarvi tutto il libro perché vale la pena leggerlo. Passerò a parlarvi di quello che secondo me è stato uno degli eventi fondamentali della sua vita, che non solo ha contribuito alla sua rinascita personale, ma che ha creato una tennista decisa, dal carattere forte, ma autoironica e capace di mettersi in discussione.

Parlo di suo marito, Jian Shan che Li Na incontra all’età di 12 anni e se ne innamora quando ne ha 16. Sono insieme da 15 anni, sono cresciuti insieme e non ci sono segreti tra loro.

husband

A fine gennaio 2006, incontra Serena Williams al primo turno degli Australian Open e perde in tre set. Torna a casa, è stanca e non ha per niente voglia di uscire, vuole riposarsi. Il suo compagno Jian Shan la convince dicendole che tutti i suoi amici sono impazienti di vederla. Dopo cena, le chiede di sposarlo. Per farle la proposta Jian sceglie un’enorme torta e un gigantesco bouquet di fiori. Esattamente 99 fiori. Due giorni dopo vanno in comune e si sposano ufficialmente. Il suo sogno sarebbe quello di vivere sulla costa, di avere una casa con vista sull’oceano, ma si sente ugualmente fortunata ad avere una piccola casa con quattro stanze.

Con il passare degli anni e il suo successo, la situazione economica migliora ed ora può aiutare anche la sua famiglia. Con sua madre ha un buon rapporto, la ringrazia per averle fatto da guida ma le rimprovera di considerarla ancora come una bambina che ha bisogno di essere accudita.

Nei capitoli successivi parla di tutti gli eventi che hanno caratterizzato la sua vita e carriera. Ci sono capitoli interamente dedicati a Wimbledon, agli Australian Open, al suo infortunio, ai Giochi Olimpici del 2008 e alla sua crisi nel 2011 dopo aver vinto gli Open di Francia.

È un libro che racchiude insegnamenti di vita straordinari in una chiave di lettura che appassiona pagina dopo pagina.

Tra tutto quello che potevo scegliere per concludere questo articolo, ho scelto un’intera citazione tratta dall’ultimo capitolo.

 “ The feelings I have toward tennis are very contradictory. It took fifteen years for me to learn to love the sport. But life is full of contradictions: I don’t like flowers because their life is too short, but I really admire the beauty of plum blossoms in winter”.

( Le emozioni che mi trasmette il tennis sono contradditorie. Mi ci sono voluti 15 anni per amare questo sport. Ma la vita è piena di contraddizioni: non mi piacciono i fiori perché hanno vita breve, ma rimango a bocca aperta di fronte alla loro bellezza quando fioriscono in inverno”)

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