L’insostenibile grandezza di Kohllicino

L’insostenibile grandezza di Kohllicino

Se desiderate farvi coinvolgere, travolgere e stravolgere da una di quelle avvincenti storie sulla vita dissoluta e controversa di un tennista, tanto sregolato quanto seducente, vi consiglio caldamente di cambiare lettura.

Quella che stiamo per raccontare, invece, è la genesi di un ragazzo, ormai fattosi uomo, in grado di rappresentare al meglio ogni tipo di sterotipo riguardante il tedesco medio. Il classico tipo su cui amiamo accanirci in villeggiatura.

TENNIS : BNP Paribas Masters 2012 - 29/10/2012

Il protagonista di questa storia confessa di non aver più letto un libro dai tempi della scuola dell’obbligo, di non saper resistere al gelato gusto limone e nocciola e, come se non bastasse, di farsi chiamare nella vita privata “Peppo”. L’unica nota di eccezionalità di questo frullato di mediocrità consiste nel miracoloso, e inspiegabile, incastro spermatozoico-ovocitico attraverso il quale si è ritrovato in dote un sopraffino talento tennistico. All’anagrafe Philipp Kohlschreiber.

Breve aneddoto personale: mi trovavo a Roma ad assistere al secondo turno degli Internazionali, in campo Kohli contro Robredo, nell’impareggiabile cornice dello stadio Pietrangeli. Durante la partita socializzo con un altro paio di estimatori del tedesco e, dopo aver ripercorso le sue “memorabili” imprese, ci siamo trovati d’accordo nel sostenere che in fondo nessuno di noi avrebbe voluto vederlo primeggiare in uno slam o anche solo in un master 1.000.

Se siamo onesti, non riusciamo mai a gioire fino in fondo del successo interplanetario della band di culto che fino al giorno prima apprezzavamo solo noi, o del passaggio dai sofisticati film a basso costo alle sfarzose pacchianate hollywoodiane dell’inconsolabile regista ceceno a cui tanto eravamo legati. La passione per Kohlschreiber ci faceva sentire speciali, migliori, superiori.

Il mondo invece si accorge della sua esistenza solo nel 2008, grazie a una sensazionale vittoria contro Roddick, nel terzo turno degli Australian Open.
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Lo Statunitense ai tempi dimorava stabilmente nella top 10 e si presentava a quell’edizione degli A.O. tronfio e fiducioso,dato il favorevolissimo tabellone capitatogli in sorte. Dopo i primi due turni di pura routine si ritrova ad affrontare il nostro eroe.

Il tedeschino si lancia in una partenza bellicosa, annichilendo il baldanzoso yankee con una collezione di pregiatissimi lapislazzuli, dritti incrociati, back assassini, rovesci tanto eleganti quanto efficaci, il tutto condito da una leggiadria e una consapevolezza tattica tali da provocare un’inevitabile infatuazione tennistica.

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Roddick, dopo la capitolazione nel primo, è costretto ad un’infinita rincorsa. La sensazione che si ha però, assistendo a questo inseguimento, è che Kohlschreiber possa ammaestrare la partita e lo sfidante a proprio piacimento.

Perso il secondo set al tie break, Philipp fa indossare nuovamente il guinzaglio all’avversario, scandendo tempi, accellerazioni e pause. L’americano boccheggia e sbraita, riesce a mantenere un apparente equilibrio solo grazie all’immancabile servizio, stavolta però non è sufficiente per esorcizzare l’indemoniato folletto.

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Dopo un terzo e un quarto set spartiti equamente al tie break ci si ritrova al quinto a umori e certezze invertite. Kohlschreiber sfodera calma, solidità e raziocinio, oltre alla magnificente galleria di capolavori balistici. Un sempre più inebetito Roddick resiste all’ineluttabilità del suo destino fino al 6-6, quando “Peppo” sfila il servizio ad Andy, guadagnandosi cosi il break che lo porterà al più prestigioso successo della carriera.
In seguito perderà contro Nieminen, vanificando la ghiotta possibilità di raggiungere i quarti di finale, ma ora il microcosmo del tennis non può più ignorarlo.

Il suo anno di grazia è senza dubbio il 2012. In rapida successione conquista il torneo di Monaco, battendo in finale Cilic, e raggiunge la semifinale ad Halle, dopo aver battuto nei quarti Nadal. L’apogeo della stagione però è rappresentato dall’ottenimento dei quarti di finali a Wimbledon, sfruttando la moria di teste di serie nel suo spicchio di tabellone, prima di arrendersi con onore a Tsonga.

Un’altra caratteristica che irrobustisce il basso profilo del teutonico concerne nell’incapacità di esportare il proprio talento oltre i patri confini. Il suo striminzito palmares annovera 5 tornei vinti, di cui 4 in terra tedesca (Monaco 2007, Halle 2011, sempre Monaco nel 2012 e chiusura col botto con il bramatissimo torneo di Dusseldorf nel 2014). Come se il suo folgorante talento fosse vessato da una specie di embargo tennistico volto a ridimensionarne le già flebilili velleità carrieristiche.
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L’insospettabile grandezza di kohllicino però va ben oltre i freddi numeri e gli sparuti successi. Ciò che lo rende speciale, pur nel suo incrollabile anonimato, è la cremosa amalgama di virtù tecniche che ne fanno uno dei giocatori più sapidi e gustosi del circuito. Versatile e polivalente, il suo gioco, fatto di infinite varianti e un rovescio scintillante, trova ospitalità su qualsiasi superficie.

Un suo ex allenatore, in vena di confidenze sconvienti, qualche anno fa sintetizzò nel miglior modo possibile la duplice natura di Kohlschreiber :”Philipp è come una crema chantilly acquistata al discount, all’apparenza scadente ma poi, boccone dopo boccone, ti fa raggiungere il nirvana”.

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