MaliVai Washington e quel cuore grande come l’impresa sfiorata a Wimbledon

MaliVai Washington e quel cuore grande come l’impresa sfiorata a Wimbledon

Negli anni di Pete Sampras, Boris Becker e Andre Agassi autentici dominatori dei principali tornei del circuito, ritagliarsi uno spazio nei grandi Slam era un’autentica impresa. Lo sconosciuto ai più MaliVai Washington ci riuscì a Wimbledon nel 1996, con una cavalcata sorprendente in un torneo fuori da ogni logica.

Nel corso degli anni il prato verde di Wimbledon è stato scenario di sfide appassionanti, di duelli fra leggende del tennis che fanno ormai parte della storia di questo sport. Scorrendo l’albo d’oro delle finali maschili è facile soffermarsi e rimanere stupiti dell’incredibile dominio di Bjorn Borg alla fine degli anni ’70, di quello di Pete Sampras negli anni ’90, la serie vittorie di Federer all’inizio del nuovo millennio per finire con l’alternanza degli ultimi 4 anni fra Andy Murray e Novak Djokovic, tennisti sotto i riflettori anche nella prossima edizione che comincerà il 03 Luglio.

Il torneo di Wimbledon, come anche gli altri Grandi Slam, è stato però anche protagonista di storie molto particolari, di finali inattese e giocatori che hanno avuto il loro momento di gloria durato poco oltre le due settimane del torneo, autentiche meteore sparite velocemente dalla classifica ma anche e soprattutto dalla memoria degli appassionati.

Alla vigilia del Roland Garros vi abbiamo raccontato la storia di Gaston Gaudio e la sua incredibile vittoria contro il connazionale Guillermo Coria e la sorprendente finale del quasi sconosciuto Martin Verkerk nel 2003 e primo olandese a raggiungere la finale di Parigi. Sulla stessa scia si pone indubbiamente anche l’impresa compiuta a Wimbledon nel 1996 da MaliVai Washington, il tennista americano classe 1969 e numero 20 in classifica dal viso sereno, l’atteggiamento spesso impacciato ed un sorriso contagioso.

Sampras - Agassi, la grande rivalità ai tempi di Washington.
Sampras – Agassi, la grande rivalità ai tempi di Washington.

La carriera del “colored” si snoda negli anni dei talentuosi Sampras, Agassi, Becker, Ivanisevic, Kafelnikov e Courier, in un tennis nel quale emergevano i grandi battitori ed i giocatori in “topspin”, gli altri erano relegati al ruolo di comprimari in grado di raccogliere soltanto le briciole lasciate dai Big; Washington in questo gruppo poteva essere tranquillamente incluso nella categoria “buon tennista” e nulla più nonostante si potesse considerare giocatore completo, con un’impostazione di base molto buona e un tennis fluido, fatto di gesti morbidi e precisi. Il problema era piuttosto il fatto di essere abbastanza banale, incapace di produrre strappi in grado di cambiare il ritmo alla partita, inoltre la mancanza di un colpo principale lo costringeva a giocare match dove la vittoria era possibile grazie alla tenuta atletica ed ai pochi errori commessi.

Un aspetto determinante che incise molto sulla sua carriera fu il suo percorso di crescita nettamente diverso dagli adolescenti della sua età, mentre infatti i grandi campioni si erano dedicati completamente al tennis, MaliVai continuò gli studi ottenendo risultati importanti alle superiori ed all’Università del Michigan dove divenne non solo il tennista più forte del suo college ma dell’intero Paese.

Tornando al torneo sorprendente del tennista Americano, c’è da dire che quella del 1996 fu un’edizione molto particolare di Wimbledon, molte teste di serie infatti caddero fin dai primi turni, un elemento che favorì senza dubbio la cavalcata di MaliVai: Agassi, Jim Courier Kafelnikov, Chang ed il francese N°15 Boetsch uscirono incredibilmente al primo turno, seguiti al turno successivo dai due svedesi Edberg ed Enqvist, quest’ultimo eliminato agilmente proprio da Washington in 3 set.

Jim Courier era uno dei tennisti più attesi a Wimbledon
Jim Courier era uno dei tennisti più attesi a Wimbledon

Il percorso di MaliVai fu netto fino ai quarti di finale, in sequenza il canadese Chang, il ceco Ulihrach e l’Olandese Haarhuis, oltre al menzionato Enqvist, caddero inesorabilmente in 3 set senza storia; i problemi cominciarono a partire dai quarti dove Washington è chiamato ad affrontare il semi sconosciuto tedesco di chiare origini Rumene Alex Radulescu. Il match fu a dir poco incredibile, MaliVai subì il gioco dell’avversario ed fu chiamato a rimontare per due volte un set di svantaggio prima di chiudere nettamente al quinto set con un perentorio 6-2.

I giornali cominciano a parlare di impresa in un torneo fuori da ogni logica dove in semifinale si ritrovano due autentiche sorprese, MaliVai e l’Australiano Jason Stoltenberg e due teste di serie, il N°17 Richard Krajicek e l’avversario di Washington, il N°13 Todd Martin, una partita sulla carta senza storia … ed invece la favola del primo afroamericano dopo Artur Ashe a raggiungere l’atto finale in un torneo dello Slam era destinata a continuare : costretto a rimontare un set di svantaggio in una partita simile per punteggio a quella contro Radulescu, MaliVai prima salva un match point poi si risolleva per trionfare 10-8 al quinto dinanzi ad un pubblico sbalordito.

Il 07 luglio 1996 MaliVai Washington e Richard Krajicek è la finale di Wimbledon. L’inizio è di quelli inaspettati … durante la foto di rito dei due tennisti a rete la 23enne Melissa Johnson, vestita soltanto di un grembiulino bianco, invade il Centrale, attraversa il campo prima di essere bloccata da due agenti e trattenuta al posto di Polizia fino alla fine del match.

Melissa Johnson, la 23enne inglese che invase il centrale di Wimbledon.
Melissa Johnson, la 23enne inglese che invase il centrale di Wimbledon.

Turbato dall’invasione della Streaker, ma più probabilmente stanco dalle due maratone affrontate nei turni precedenti, MaliVai viene bombardato dal potente Olandese che chiude in 3 rapidi set il match ed alza il meritato trofeo, spezzando il dominio imposto negli anni precedenti da Pete Sampras.

Gli ultimi scambi della finale tra Krajicek e Washington

Dopo quell’incredibile exploit MaliVai raggunse il N°11 della classifica ma si eclissò gradualmente dal mondo del tennis per appendere definitivamente la racchetta al chiodo soltanto 3 anni dopo per dedicarsi a tempo pieno alla sua fondazione creata nel 1994, la “MaliVai Washington Kids Foundation”, un’associazione a Jacksonville che aveva come focus principale il recupero di casi più bisognosi, come orfani, ragazze madri e giovani con problemi con la giustizia.

Grazie ai suoi sforzi e quelli di pochi amici, oggi la fondazione ha un campus per i giovani di oltre 3.000 metri quadri, con 8 campi da tennis dove i ragazzi si allenano oltre a seguire i programmi formativi. “Credo che negli anni abbiamo aiutato oltre 20 mila ragazzi, tra supporto diretto e indiretto. Usiamo il tennis come una piattaforma per la loro educazione, per formarli come uomini verso una condotta positiva a responsabile”.

Per raccogliere fondi l’associazione ha ospitato tenniste del calibro di Venus Williams e star dello spettacolo come Bill Cosby“Molti dei nostri ragazzi sono stati i primi della loro famiglia a terminare gli studi e laurearsi. Siamo cercando di interrompere il ciclo classico che vivrebbero nella loro comunità, fornendo una prospettiva ed un futuro totalmente diverso. Sono sicuro che moltissimi di loro, senza il nostro aiuto, sarebbero entrati in brutti giri: droga, criminalità, carcere. Abbiano salvato molte vite, dando una speranza concreta”.

MaliVai con alcuni ragazzi della sua Fondazione
MaliVai con alcuni ragazzi della sua Fondazione

Un lavoro quotidiano, che MaliVai svolge in campo in prima persona alternandolo agli studi (continua a frequentare Masters di aggiornamento), che lo rendono uno dei tennisti più impegnati e stimati del recente passato, anche perché il suo operato lontano dalle luci della ribalta e senza introiti da sponsor internazionali è indubbiamente ancora più meritevole, un cuore quello di Washington grande come l’impresa che sfiorò in quell’incredibile finale di Wimbledon.

 

 

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