Marat Safin: “Il tennis è ciò a cui appartengo”

Marat Safin: “Il tennis è ciò a cui appartengo”

Grazie ad OnTheGoTennis, sezione di Fox Sports dedicata al tennis, siamo riusciti a risalire ad alcune parole del russo riguardo la sua carriera durante la cerimonia del suo inserimento nella Hall of Fame di Newport.

Da poco inserito nella International Tennis Hall of Fame, il russo ex numero uno del mondo Marat Safin si lascia andare ai microfoni dei giornalisti e torna alle origini, a rivivere i momenti che l’hanno reso uno dei più grandi tennisti della storia.

EMOZIONE INDESCRIVIBILE – Un tuffo nel passato fa sempre bene: “Sono tornato alle radici. Ho uno stile di vita completamente diverso ora, naturalmente, ma è bello tornare nel mondo del tennis per capire davvero la storia di questo sport. E’ la prima volta che entro davvero in contatto con essa: il museo, l’accademia di Newport sono incredibili. Sono luoghi dove la storia inizia e cresce, è la prima volta che posso vederla e sentirla. E’ una grande cosa essere parte di tutto ciò, un grande onore. Per quanto mi riguarda, per me, è anche fantastico essere il primo russo a riuscirci. Ho apprezzato molto la gente, quelli che hanno amato il mio tennis, il modo in cui ho giocato, sono davvero grato per questo. Veramente grato.

SACRA FAMIGLIA – Marat non nasconde l’importanza che la famiglia ha avuto nella sua crescita sportiva: “Per noi la famiglia ha un significato più profondo che per gli altri: mia mamma e mia sorella erano giocatrici di tennis. Mia madre ha cercato, durante il periodo comunista, di vincere il Roland Garros juniores e Wimbledon juniores e non ci è mai riuscita, perchè non è mai stata in grado di esercitare la professione di tennista. Ha cercato di raggiungere ciò che voleva attraverso di noi ed è quello che ha fatto: una famiglia, fratello e sorella, numeri uno al mondo. Come le Williams. Penso che sia anche grazie a mia mamma, mio padre, mia sorella, che tutti ci stimino come una famiglia ‘tennistica’. Grazie a mia mamma sono stato fuori dai guai: non volevo giocare per forza a tennis in realtà, amavo il calcio, ma mia madre conosceva il meglio di cui avevo bisogno.

FUTURO NEL TENNIS? – Ed ecco che arrivano i ricordi della carriera ed i progetti futuri: “Il match più memorabile? Le partite con Santoro, un disastro, ma sempre da ricordare. Il momento più bello deve ancora venire. Tra oggi e ieri non saprei scegliere: ora sono più vecchio ma non so se più saggio. Mi sento migliorato, però. L’unico limite è il cielo: mi piacerebbe sicuramente stare nel mondo del tennis, credo di poter essere utile nell’ambito dell’ATP o dell’ITF, ma solo dopo la mia carriera politica: prima devo terminare quella, in modo da avere abbastanza esperienza. Ma il tennis è il mio posto, dove sono le mie radici, ho bisogno di migliorarlo per renderlo migliore. L’unico rimpianto? Le Olimpiadi. Ricordi terribili: grandi posti, buone esperienze, risultati terribili. Mi dispiace ancora adesso di non aver prestato la giusta attenzione ai Giochi.

 

 

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