Marat Safin: “Il tennis è ciò a cui appartengo”

Marat Safin: “Il tennis è ciò a cui appartengo”

Grazie ad OnTheGoTennis, sezione di Fox Sports dedicata al tennis, siamo riusciti a risalire ad alcune parole del russo riguardo la sua carriera durante la cerimonia del suo inserimento nella Hall of Fame di Newport.

di Filippo Gallino, @Pheeling7

Da poco inserito nella International Tennis Hall of Fame, il russo ex numero uno del mondo Marat Safin si lascia andare ai microfoni dei giornalisti e torna alle origini, a rivivere i momenti che l’hanno reso uno dei più grandi tennisti della storia.

EMOZIONE INDESCRIVIBILE – Un tuffo nel passato fa sempre bene: “Sono tornato alle radici. Ho uno stile di vita completamente diverso ora, naturalmente, ma è bello tornare nel mondo del tennis per capire davvero la storia di questo sport. E’ la prima volta che entro davvero in contatto con essa: il museo, l’accademia di Newport sono incredibili. Sono luoghi dove la storia inizia e cresce, è la prima volta che posso vederla e sentirla. E’ una grande cosa essere parte di tutto ciò, un grande onore. Per quanto mi riguarda, per me, è anche fantastico essere il primo russo a riuscirci. Ho apprezzato molto la gente, quelli che hanno amato il mio tennis, il modo in cui ho giocato, sono davvero grato per questo. Veramente grato.

SACRA FAMIGLIA – Marat non nasconde l’importanza che la famiglia ha avuto nella sua crescita sportiva: “Per noi la famiglia ha un significato più profondo che per gli altri: mia mamma e mia sorella erano giocatrici di tennis. Mia madre ha cercato, durante il periodo comunista, di vincere il Roland Garros juniores e Wimbledon juniores e non ci è mai riuscita, perchè non è mai stata in grado di esercitare la professione di tennista. Ha cercato di raggiungere ciò che voleva attraverso di noi ed è quello che ha fatto: una famiglia, fratello e sorella, numeri uno al mondo. Come le Williams. Penso che sia anche grazie a mia mamma, mio padre, mia sorella, che tutti ci stimino come una famiglia ‘tennistica’. Grazie a mia mamma sono stato fuori dai guai: non volevo giocare per forza a tennis in realtà, amavo il calcio, ma mia madre conosceva il meglio di cui avevo bisogno.

FUTURO NEL TENNIS? – Ed ecco che arrivano i ricordi della carriera ed i progetti futuri: “Il match più memorabile? Le partite con Santoro, un disastro, ma sempre da ricordare. Il momento più bello deve ancora venire. Tra oggi e ieri non saprei scegliere: ora sono più vecchio ma non so se più saggio. Mi sento migliorato, però. L’unico limite è il cielo: mi piacerebbe sicuramente stare nel mondo del tennis, credo di poter essere utile nell’ambito dell’ATP o dell’ITF, ma solo dopo la mia carriera politica: prima devo terminare quella, in modo da avere abbastanza esperienza. Ma il tennis è il mio posto, dove sono le mie radici, ho bisogno di migliorarlo per renderlo migliore. L’unico rimpianto? Le Olimpiadi. Ricordi terribili: grandi posti, buone esperienze, risultati terribili. Mi dispiace ancora adesso di non aver prestato la giusta attenzione ai Giochi.

 

 

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