Monica Seles: a 21 anni dall’incubo

Monica Seles: a 21 anni dall’incubo

di Greta Pettazzoni

Sono passati 21 anni e ancora oggi l’aggressione a Monica Seles è una ricordo doloroso per molti appassionati. Successe tutto in pochi secondi, quel tragico pomeriggio del 30 aprile 1993, mentre l’ ex tennista statunitense di origine Jugoslava partecipava al torneo di Amburgo. All’epoca Monica era considerata la miglior tennista al mondo, con 8 tornei Grande Slam vinti a soli 19 anni e tutto questo le costò caro, tant’è che fu accoltellata alla schiena da Gunter Parche, un uomo ossessionato dalla sua rivale Steffi Graf.

Il suo aggressore, Gunter Parche, fu riconosciuto come mentalmente instabile, venne condannato a due anni di libertà vigilata e gli fu imposto di sottoporsi a cure psichiatriche. La Seles considerò la sentenza troppo magnanima e decise che non avrebbe mai più disputato un torneo in Germania.

La ferita fisica si rimarginerà molto prima di quella psicologica, che probabilmente non si chiuderà mai. Dopo due anni Monica ritorna sul campo su consiglio Martina Navratilova nel luglio 1995 ad Atlantic City ottenendo dalla WTA il ranking di numero “1 bis” dietro Steffi Graf. Successivamente vincerà gli Australian Open,  suo ultimo trofeo del Grande Slam e si aggiudicò diverse importanti competizioni, tra cui i Canadian Open e il Nichirei International di Tokyo e gli Internazionali d’Italia nel 2000 mantenendosi sempre nella top ten del circuito WTA ritirandosi ufficialmente nel 2008.

Oggi, sono passati ventun’anni e Monica ha tentato con ogni mezzo a sua disposizione nel tentativo di rimarginare questa profonda ferita e dimenticare l’episodio. Dopo il ritiro dai campi si concede un viaggio in Costa Rica, un ambiente positivo che la aiuterà a riscoprire se stessa. “Tutta la mia vita, tutto era basata su un obiettivo. Vincere quel torneo, raggiungere quel peso. Ero stanca di obiettivi e stanca di persone che mi dicono cosa fare. Lasciatemi vivere da sola” solo le parole di Monica Seles in una recente intervista rilasciata ad Harol Bubil.

Nonostante le disfatte subite e i momenti di sconforto, Monica non ha mai smesso di credere nella maestosità dello sport che praticava: “Di bello nel tennis c’è che puoi andare in qualsiasi parte del mondo e trovare qualcuno con cui giocare. Il tennis è un gran sport, uno sport di vita. Che grande vita che ti può dare il tennis”.

Attualmente, come molte altre leggende dello sport internazionale Monica è un’attivista di Laureus World Sport Academy; il programma di  questa fondazione utilizza lo sport come strumento di cambiamento sociale tra i ragazzi nelle aree più disagiate nel mondo. Inoltre, sostiene un progetto di educazione motoria e alimentare pensato per i ragazzi a rischio obesità che vivono nei quartieri difficili di New York nella convinzione che lo sport possa insegnare i valori che essi non ritrovano nella vita. Monica Seles, a ventun’anni dall’incubo e da diversi anni fuori dai campi di gioco, si reputa finalmente serena.

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