Nick Kyrgios, croce e delizia del tennis moderno

Nick Kyrgios, croce e delizia del tennis moderno

Uno dei pochi giovani del circuito, che sembra in grado di poter mantenere le promesse è Nick Kyrgios. L’australiano deve ancora trovare il suo centro, ma ha tutto il tempo e i mezzi per diventare un grande del tennis moderno.

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Tra i giovani che avanzano, solo uno sembra avere la stoffa per mettere in difficoltà i fab four e, chissà, insediarsi nella famigerata top 5. Non stiamo parlando di Dimitrov, talento sempre più inconsistente, neppure di Tomic, che ancora deve dimostrare tanto.

Neppure di Vesely, non del tutto convincente e tantomeno di Kokkinakis o di Coric. Assodato che questi nomi, e tanti altri – Nishioka, Rublev, Zverev –, possono e devono ancora dire tanto, il tennista che appare più adatto a concretare promesse, oltre all’austriaco Thiem, è Kyrgios, nel bene e nel male. Lasciando per un attimo le cadute di stile da sitcom con Wawrinka, i litigi con Tomic per presunti infortuni fasulli, e le escrescenze di esuberanza, quando Kyrgios gioca e sente la palla, è travolgente come pochi. Partiamo dalle parole di Becker: “Kyrgios è una delle più grandi minacce per Djokovic”.

Lusinghiero commento, certo, ma molto probabilmente non così fuori luogo. Chi ha avuto l’occasione di vederlo avanzare nel torneo di Marsiglia, peraltro vinto senza perdere set, converrà che un personaggio del genere, per quanto colorito, rischia di mettere in difficoltà chiunque. E veniamo al carattere: colorito abbiamo detto, e immaturo potremmo aggiungere, e sbruffone. Ma facciamo un passo indietro: cosa serve per conquistare e rimanere nei grandi palcoscenici? Sicuramente i colpi … ma quelli li ha anche Tomic e molti altri. Serve carattere. Non sembra il talento a mancare nel circuito, piuttosto appunto il carattere. Naturalmente, persistere nella top 10, significa sopportare sforzi immensi, tensioni mentali terribili, continuità, e vincere anche quando si gioca male … perché, come affermava Annacone, “il tennista più forte è quello che vince più partite giocando male”.

2015 Australian Open - Day 5

 

All’oggi, tutti i tentativi di conservare un tale spessore, sempre limitatamente alle nuove leve, sembrano fallimentari. Pertanto, sfatando forse un mito, credo che il carattere megalomane e istrionico di Kyrgios potrebbe essere per lui una risorsa. Si sa che, in una partita, il campione si differenzia dal grande giocatore perché vince i punti importanti: palle break, match point … insomma, i punti in cui sopraggiunge tensione e braccino, paura e passività. In queste situazioni, il talento conta poco se non è supportato da … che cosa? Dalla testa. Ma Kyrgios ha testa? Non propriamente. Non ha propriamente quella che si dice forza mentale. E perché spaventa così tanto? Tanto da far dire a Becker quelle parole? Kyrgios, lo abbiamo visto al torneo di Marsiglia, ha affrontato quelli che possono essere detti punti importanti (non match point né tiebreak, poiché a Marsiglia non ne ha concessi), cioè quelli in cui la partita poteva girare, con una certa sana, agonistica arroganza.

Il carburante, in quei momento, era inequivocabilmente causa del suo carattere e del personaggio. Un giocatore normale sarebbe stato preso dal braccino, ma non Kyrgios. Più il punto era importante, più lui tirava. Si percepiva, guardando il match alla TV, quanto la sua personalità “arrogante” fosse d’aiuto nei momenti topici. Perciò, dato che a fermare molti giocatori è – troppe volte – il timore reverenziale, un ottimo antidoto sembra proprio essere quello impersonato da Kyrgios: una sana arroganza sportiva. Beninteso, sperando che questa rimanga in campo. Durerà il fenomeno Kyrgios? L’adolescente dal dritto che sfiorò i 179 km/h contro un certo Berdych? E’ difficile dirlo, ma la risposta sembra possa cercarsi solo in un fattore: ovvero, quanto a lungo egli preserverà quel coefficiente di menefreghismo agonistico? Sembra proprio che, molto del suo gioco, dipenda esattamente da quel suo caratterino che tanti condannano.

Riprendiamo le parole di Becker: “Sarà un grande campione, l’ho visto molto da vicino. E’ un grande competitore, molto difficile da battere e molto creativo. Ha un grande servizio e i grandi scenari lo esaltano”. Le ultime parole sono illuminanti: “i grandi scenari lo esaltano”. E’ vero, ed è anche vero che, senza un’ attitudine così istrionica, è difficile credere che un ragazzotto possa sostenere le enormi e pesanti vibrazioni che solo lo stare sulla cima comporta. Vedo Kyrgios come un curioso esperimento: sono curioso, più precisamente, di capire dove andrà, e se ci sarà in lui un crollo, e a cosa sarebbe eventualmente dovuto. Non glielo auguriamo: Kyrgios è un giocatore divertentissimo, spettacolare, potenzialmente travolgente con tutti i colpi, ma come integrerà quel suo caratterino con l’inevitabile fardello di dover crescere? Quel suo caratterino che, forse e fino ad ora, gli ha permesso di far così tanta paura?

Di Gianmaria Sisca

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  1. Egidio Marek Fistetti - 10 mesi fa

    ..montato

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  2. Alberto Ferrara - 10 mesi fa

    … in base a che cosa? Tutt’ora naviga intorno alla 30^ posizione, dietro a “vecchietti” come Lopez e Cuevas e dietro a suoi coetanei come Thiem e Sock! Questo dimostra che assumere dei comportamenti discutibili come fa lui, funziona e paga!

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