Peter Carter e il suo impatto su Roger Federer

Peter Carter e il suo impatto su Roger Federer

La leggenda svizzera ha avuto molti allenatori nel corso della sua carriera: da Annacone a Luthi, fino ad arrivare all’ex campione Slam Stefan Edberg; ma è stato Carter il più influente.

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Ogni match che gioca riunisce enormi folle di appassionati, a prescindere dalla città in cui gioca e la ragione è chiara e conosciuta: ha vinto diciassette tornei dello Slam, più di chiunque altro nella storia del tennis e possiede un dinamismo e una fluidità che pochi, se non nessuno, giocatori hanno messo in mostra nel passato. Roger Federer non è lontano dall’aggettivo ‘leggendario’, un enigma del mondo del tennis, un’icona di questo sport e non solo.

Federer ha avuto a che fare con molti allenatori durante gli anni, e la sua partnership più stretta l’ha stipulata con il suo attuale head coach, nonchè compatriota e amico, Severin Luthi, assieme a lui da quasi vent’anni. Ma una figura chiave dal punto di vista della formazione del campione svizzero è stato l’ex giocatore australiano Peter Carter, che l’ha guidato durante la sua adolescenza.

Chi era costui? Nato nel Sud dell’Australia, si è dimostrato fin da ragazzino un talento nel mondo del tennis: non a caso era seguito da Peter Smith, ex allenatore anche di Lleyton Hewitt, il più giovane numero 1 della storia del tennis. Carter non ebbe molto successo nei suoi risultati, ed era continuamente tormentato da infortuni. Questo l’ha avvicinato molto presto alla strada del coaching, grazie alla quale diventerà capitano della squadra svizzera di Davis dopo molti anni con Federer.

Ha avuto una profonda influenza sul giovane Roger, tanto che il ragazzo svizzero in un’intervista arriverà a dire: “I tratti australiani sono nel mio DNA tennistico“. Tre anni fa, Federer ha descritto Carter come colui che gli ha trasmesso l’etica del lavoro: “E’ molto importante per gli australiani, perciò penso di averne imparato molta da lui. Peter Carter è stato un uomo molto importante per me, anche per il mio carattere“.

La prima volta che Carter e Federer si sono incontrati, Roger aveva solo 9 anni. L’australiano aveva accettato un posto di lavoro all’Old Boys Tennis Club di Basilea, lì dove il piccolo Federer ha cominciato. Proprio in questa struttura gli spettatori e i compagni hanno iniziato a godere del suo talento, ma non della sua calma e del suo atteggiamento impeccabile in campo. Già, perchè Roger era irascibile e insicuro di sè quando giocava ed è da qui che Carter ha cominciato a lavorare.

Peter ha modellato Federer come giocatore, persino i genitori si stupivano dei suoi cambiamenti: il giovane prodigio svizzero cominciava ad indossare le scarpe del campione che sarebbe diventato. Rimase vicino a Carter per tutta la sua carriera professionistica: Roger si sentiva capito, probabilmente l’umanità del suo coach derivava da una serie di problemi personali avuti in passato, come la malattia della moglie, bloccata da un cancro per molto tempo e poi guarita.

I due compivano gli anni ad un giorno di distanza l’uno dall’altro: Roger l’8 di agosto, Carter il 9. Il primo agosto 2002, una settimana prima del 21esimo compleanno di Federer e del 37esimo di Peter, il coach e la moglie partirono per un safari nel Kruger National Park di Johannesburg, in Sudafrica, per celebrare la lotta contro il cancro di Silvia.

Carter e l’autista della Land Rover su cui stavano viaggiando sbandarono per evitare il contato con un minivan, il veicolo sfondò la ringhiera di un ponte e precipitò nel fiume al di sotto. L’auto rotolò a terra e Carter e l’autista morirono sul colpo. Federer era distrutto: lui aveva consigliato loro la meta, date le origini sudafricane di sua mamma, e si sentiva addirittura colpevole.

Stava giocando un torneo in Canada, a Toronto, e alla notizia è scappato per le strade vicino al suo hotel urlando, sbraitando e in un fiume di lacime. E’ stato inconsolabile per un notevole periodo di tempo. Carter è morto prima che Federer vincesse un major, ma, come abbiamo detto, il rapporto fra i due era veramente profondo, tanto da portare Roger ad indossare una maglia con il nome del suo coach sul retro della maglietta in un match valido per la Coppa Davis.

Oggi, quando la gente parla degli allenatori di Roger, qualcuno pensa ad Annacone, altri a Stefan Edberg o agli idoli che Federer ha menzionato nelle interviste, ma Peter Carter rimane sicuramente il più influente fra tutti loro.

 

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  1. Giuseppe Cataldo - 11 mesi fa

    La racchetta di carter c’è l’ho ancora !!!!

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