Il maledetto record di Julien Benneteau

Il maledetto record di Julien Benneteau

Con la sconfitta di oggi, Julien Benneteau ha perso 10 finali consecutive senza mai aver conquistato un titolo. Meglio – o peggio, fate voi – del connazionale Cédric Pioline e dello statunitense Pat Du Pré, fermi a 9 tentativi falliti. Ti aspettiamo per un’altra finale, Julien, di nuovo in campo per dimostrare che il destino non esiste e il mondo è di chi, cadendo, si rialza e se lo prende.

Alzi la mano chi non ha tifato per Julien Benneteau, stamattina. Il trentaduenne francese aveva la grande chance di aggiudicarsi il suo primo titolo Atp in carriera, dopo ben 9 finali perse, contro il giapponese Kei Nishikori.  Alla fine ha vinto, secondo pronostico, il fresco finalista degli Us Open, che si è aggiudicato il trofeo di Kuala Lumpur con il punteggio di 7-6(4) 6-4. Il fatto sorprendente è che il francese aveva raggiunto la finale in Malesia per il terzo anno consecutivo: nel 2012, perdendo in tre set da Juan Monaco, l’anno scorso, sempre in tre contro un rampante Joao Sousa e, infine, quest’anno, contro il tenace ventiquattrenne del Sol Levante. A seguito di questa ennesima sconfitta, il transalpino è il solo detentore di un record ben poco invidiabile: è il giocatore non titolato con più finali perse della storia. Fino a oggi, il francese condivideva questo record con altri due giocatori: il connazionale Cédric Pioline e lo statunitense Pat Du Pré. Entrambi avevano disputato le prime loro 9 finali perdendole tutte, anche se entrambi poi erano riusciti a trionfare alla decima occasione. Pioline, finalista tra l’altro a Wimbledon e agli Us Open, aveva vinto il suo primo titolo l’11 marzo 1996 a Copenhagen, Danimarca, battendo il tennista di casa Kenneth Carlsen; l’ex n. 5 al mondo aveva poi avuto il tempo di conquistare altri 5 titoli, chiudendo in bellezza nel 2000, con la vittoria del Montecarlo Rolex Masters. Il barbuto Pat Du Pré, classe ’54 e semifinalista a Wimbledon nel 1979, si era aggiudicato il solo torneo di Hong Kong, nel 1982, nonostante ne avrebbe meritati molto di più. Benneteau è riuscito a fare peggio di loro, chiudendo con un ennesimo buco nell’acqua, questa volta a due cifre. 10649981_10152707074429976_7307931164550540060_n Benneteau vanta una carriera di ottimo giocatore: best ranking alla 26sima posizione, ha raggiunto i quarti di finale al Roland Garros 2006. Molti inoltre ricordano la sua partita-capolavoro a Wimbledon 2012 contro Roger Federer, dove il campione elvetico ha dovuto sudare sette camicie per avere la meglio in cinque lunghissimi set. Di certo il povero Julien meritava qualche titolo in bacheca, eppure, vuoi per la scarsa attitudine psicologica, vuoi per la caratura degli avversari, non c’è mai riuscito. Se si dà un’occhiata agli sfidanti delle sue 10 finali, molte sconfitte possono essere giustificate: un pur giovane Gilles Simon, che lo sconfisse nella sua prima finale a Casablanca 2008 e quindi, lo stesso anno, un Robin Soderling dei tempi d’oro a Lione; nel 2011 l’allora quasi top-ten John Isner nel ‘suo’ Pilot Pen di Winston-Salem, il già citato Juan Monaco nel 2012 a Malesia, un Juan Martin Del Potro da poco rientrato ma assetato di vittorie, a Rotterdam 2013, e infine Nishikori. Altri avversari però, erano di certo alla portata del povero Benny: tra i suoi esecutori compaiono giocatori di certo non insormontabili come il terraiolo Guillermo Garcia-Lopez (sconfitta a Kitzbuhel 2009), l’acrobata Michael Llodra (derby a Marsiglia 2010), il finlandese Jarkko Nieminen (Sydney 2012) e infine il tignoso portoghese Joao Sousa (Kuala Lumpur 2013). Proprio nella partita contro il lusitano il francese non era arrivato mai così vicino alla prima coppa. Il tennista di Bourg-en-Bresse aveva vinto rapidamente il primo set con un inappellabile 6 a 2 e sembrava avere il controllo anche nel secondo set, prima di subire gradualmente la rimonta avversaria. Sul 6-2 5 a 4 e servizio Sousa, il miserabile Julien si era anche procurato un match-point. Chissà cosa avrà provato, lo speranzoso Benné, nel sapere che si trovava a un solo punto da un titolo rincorso per cinque lunghi anni, ma puntualmente sfuggitogli tra le mani. Ben presto, tuttavia, il luminoso simulacro della Vittoria si è sostituito all’oscuro spettro del fallimento che, ahilui e ahinoi – innamorati inguaribili dei vinti, dai tempi dell’Ettore omerico – gli è ormai cucito addosso. Il rampante Sousa, infatti, dopo essersi aggiudicato il secondo set per 7-5, ha chiuso per 6-4 al terzo, regalandosi, lui, il primo titolo. Al primo colpo. “Ho provato tutto oggi”, aveva dichiarato Benné sull’orlo delle lacrime, “Ho giocato molto bene, sono stato aggressivo non lasciandolo giocare per quasi due set; ho avuto un matchpoint e l’ho giocato al meglio che potevo” ha continuato il francese, quasi tranquillizzare in primis sé stesso. “E’ dura, molto dura. Questo è il tennis” ha concluso, con un lungo sospiro. Kei-Nishikori-Julien-Benneteau-640x360 E’ evidente che le sconfitte di Julien possono essere ricondotte a una fragilità mentale, un’incompiutezza che accomuna un po’ tutti i colleghi d’oltralpe: Gasquet, Llodra, Mahut ma anche Tsonga, per certi versi. Splendidi animali da palcoscenico, qualche volta da circo, ma un poco a disagio tra la sabbia acre delle arene. Ma non è questa la sede per tentare pindariche disquisizioni sulla psiche. Benneteau, diciamolo, è il più sfigato di tutti. E come tutti i personaggi che rivelano il loro lato vulnerabile, nei quali l’Errore è così evidente e umanamente imperfetto da non ispirarci un’infinita empatia, ci è finito per diventare profondamente caro. Pazienza per oggi, Julien. Avrai un’altra occasione, e quando capiterà, noi saremo lì a sostenerti e a vederti mettere a segno l’ultimo punto e alzare le braccia al cielo, a prova che l’impossibile è una menzogna; che se gli Déi hanno deciso di non concederti qualcosa, bisogna salire sulla montagna e scalzarli dai loro dorati scranni fino a che non avrai quello per cui lotti da una vita.

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