Svetlana Kuznetsova, la ragazza di zinco che preferì il tennis al ciclismo

Svetlana Kuznetsova, la ragazza di zinco che preferì il tennis al ciclismo

Parafrasando il titolo del romanzo ‘Ragazzi di zinco’ di Svetlana Aleksandrovna Aleksievic, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2015, non possiamo che dare l’epiteto di ragazza di zinco all’inossidabile tennista russa che a 30 anni riesce ancora a stupirci.

Nata a San Pietroburgo (allora Leningrado) il 27 giugno del 1985 Svetlana Kuznetsova è arrivata al tennis un po’ per caso; il padre e la madre, allenatore e campionessa mondiale di ciclismo, cercarono di inculcarle la loro passione per le due ruote, ma la piccola Svetlana trovava il ciclismo uno sport noioso e allora si è cimentata nel tennis. Mai scelta fu più azzeccata.

Dopo il trasferimento in Spagna per allenarsi all’Accademia Sanchez-Casal, Sveta diventa Pro dal 2000 e l’anno seguente prende parte al primo torneo Wta, partecipando all’Open di Madrid.
Le prime grandi gioie non tardano ad arrivare: nel 2004 ottiene il trionfo agli US Open piegando nelle semifinali la detentrice del titolo Lindsay Davenport e nella finale tutta russa Elena Dementieva. Svetlana diventa così la terza russa a vincere un torneo del Grande Slam, dopo Anastasia Myskina e Maria Sharapova, campionesse nei tornei di Parigi e Wimbledon di qualche mese prima. Nel 2006 e nel 2007, anno in cui raggiunge il secondo gradino nel ranking Wta, arriva a giocarsi altre due finali Major, al Roland Garros e nuovamente a Flushing Meadows, ma in entrambe le circostanze viene battuta in due set dalla belga Justine Henin.
In questi anni la Kuznetsova entra anche nel giro della nazionale russa di Fed Cup e riesce a conquistare per ben tre volte l’ambito trofeo nel 2004, 2007 e 2008.
Il 2009 è l’anno del trionfo al Roland Garros ancora contro un’avversaria della sua stessa nazionalità: nella finale Svetlana Kuznetsova si impone in due set contro Dinara Safina, numero 1 del mondo.
Agli Australian Open del 2011, nella sfida degli ottavi di finale contro Francesca Schiavone, dà vita al match femminile più lungo nella storia degli Slam – ad ottenere la vittoria sarà la milanese dopo 4 ore e 44 minuti di gioco e dopo aver annullato alla russa ben sei palle match. Anni di impasse quelli che vanno dal 2011 al 2014; la russa cade bruscamente in classifica toccando il punto più basso ad inizio 2013 con l’85° posto, e non riesce ad imporsi in nessun torneo. Finalmente il digiuno finisce il 3 agosto del 2014 quando riesce a sollevare il trofeo del Citi Open di Washington battendo in finale la giapponese Kurumi Nara.
Il presente è noto: lo scorso ottobre conquista il titolo della Kremlin Cup battendo (ancora una volta) una connazionale – questa volta a lasciarci le penne è la Pavlyuchenkova; e ieri, vittoria schiacciante e grande dimostrazione di forza contro la portoricana Monica Puig nel Premier di Sydney, sua sedicesima soddisfazione personale.
Con questo successo Svetlana da lunedì ritornerà nella top 20 (agganciando la ventesima posizione) e si prepara a giocare da protagonista gli Australian Open, dove è accreditata come testa di serie numero 23, e dove nel primo turno incontrerà la slovacca Daniela Hantuchova.

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