Tim Smyczek, ad un passo dall’impresa!

Tim Smyczek, ad un passo dall’impresa!

Tim Smyczek, originario del Wisconsin, assiduo frequentatore di Challenger, ed amante della musica classica, ha mandato in visibilio il pubblico della Rod Laver Arena, in una serata australiana nella quale si è reso protagonista di una battaglia di oltre 4 ore contro Rafael Nadal, vittima di uno stato di salute non perfetto.

Tim Smyczek, originario del Wisconsin, assiduo frequentatore di Challenger, ed amante della musica classica, ha mandato in visibilio il pubblico della Rod Laver Arena, in una serata australiana nella quale si è reso protagonista di una battaglia di oltre 4 ore contro Rafael Nadal, vittima di uno stato di salute non perfetto. L’impresa è fallita, ma sicuramente avrà fatto riaffiorare nella testa del maiorchino, alcuni fantasmi che lo hanno accompagnato negli ultimi anni. 

Sconosciuto al grande pubblico, non era mai andato oltre il terzo turno in uno Slam (Us Open 2013) e mai oltre il secondo turno in Australia, dove, per altro, è entrato in tabellone attraverso le qualificazioni, prima di battere, nel match d’esordio il giovane australiano Luke Saville. Il match per lo spagnolo, sulla carta, sembrava niente più che una pura formalità e forse nemmeno lo stesso Tim si sarebbe aspettato tanta battaglia, come in realtà è avvenuto poi in campo, sotto gli occhi di un pubblico, in parte meravigliato ed estasiato, in parte preoccupato dalle condizioni di un Nadal molto lontano dal campione che un anno fa ha raggiunto la finale qui a Melbourne. Influenza, mancata preparazione, o mancanza di match alle spalle? Possibile che tutte le opzioni convergano in un unico dato di fatto: Nadal non è Nadal. “Dopo il primo set ho iniziato ad accusare molta stanchezza e credo di aver sofferto di disidratazione. Così ho cominciato ad avere crampi ovunque e ho iniziato a preoccuparmi. Forse è derivato tutto da un problema gastrointestinale, mi girava la testa. Ho pensato al ritiro durante la partita. A fine match ho fatto una flebo!”

Parole di elogio anche nei confronti di Smyczek, che si è dimostrato, ancor prima che un combattente, un signore, un vero esempio di correttezza e fair-play. “Voglio ringraziare Tim per quello che ha fatto sul 6-5 30-0 nel quinto set. Pochi lo avrebbero fatto”. Il tennista statunitense infatti, ormai sull’orlo del baratro, ha concesso a Nadal di ripetere la prima di servizio dopo che quest’ultimo era stato disturbato da uno spettatore. Un gesto che va al di là di qualsiasi strategia. Semplicemente un gesto sintomo di assoluta sportività, apparso inusuale ai nostri occhi poichè non ne siamo abituati. E forse mai lo saremo. 

La conferma arriva anche in conferenza stampa, con Smyczek che riserva a Rafa solamente parole di elogio, senza scadere nelle solite allusioni sulle sue uscite dal campo, MTO o sui presunti finti malori. “Nadal ha giocato da 5 ma ha trovato lo stesso il modo di vincere, giù il cappello per lui, che ha dimostrato ancora una volta perchè è un campione. Il gesto nell’ultimo game? Ho pensato che l’urlo lo avesse disturbato, così mi è sembrato giusto far ripetere”.

Un atteggiamento, quello dell’americano, che suona ancor più strano se pensiamo alla sua totale mancanza di abitudine su palcoscenici di questo livello. Tim infatti, fino a poche ore fa, restava un semplice giocatore di Challenger, un po’ attempato (27 anni, non me ne voglia), ormai sul viale del tramonto. “A fine carriera voglio diventare un avvocato, come mio fratello, Alec. E’ sempre stato un mio sogno”, affermò tempo fa. Cresciuto in una famiglia agiata, con padre ingegnere e madre responsabile di un negozio di tennis, ha iniziato a colpire le prime palline all’età di 3 anni, seguendo le orme del fratello maggiore. Per un periodo ha abbandonato il tennis per dedicarsi al golf, ammettendo che, se non fosse stato per le pressioni dei genitori, sarebbe diventato forse un golfista. La sua vera passione? Il violino, che ha suonato fino all’età di 14 anni. 

Seguito dal coach Billy Heiser, aveva vinto fino ad ora appena due titoli a livello ITF, entrambi nel 2012, a Tallahassee e Champaign, raggiungendo nel 2013 il suo best-ranking, da numero 73. Nei tornei del Grand Slam non ha mai brillato, uscendo prematuramente nel tabellone principale del Roland Garros 2013 e non qualificandosi nemmeno, a Wimbledon. L’Australia è stata invece una terra di consacrazione, da quando, nel 2013 sconfisse al primo turno “The Giant” Ivo Karlovic, cedendo poi, non senza dar battaglia, a David Ferrer, in 4 set. Proprio a Melbourne, Tim torna a far parlare di sè. Nel bene o nel male? Dipende dai punti di vista. Alcuni sosterranno che solamente lui avrebbe potuto perdere contro un Nadal in queste condizioni, altri invece pensano che avrebbe vinto con tutti oggi… ma non con Nadal. 

2015 Australian Open - Day 3

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