Dominic Thiem: dall’Austria con furore

Dominic Thiem: dall’Austria con furore

Il 2016 è stato sicuramente un anno da ricordare per Dominic Thiem: le prime vittorie importanti, l’ingresso in top 10 ma sopratutto la semifinale raggiunta al Roland Garros. A causa delle troppe fatiche accumulate durante l’anno, l’austriaco ha concluso la stagione non nel migliore dei modi, ma è determinato a ripetersi anche in questo 2017.

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Appena 23 anni e già una semifinale slam raggiunta assieme ad un posto stabile nella top 10, Dominic Thiem nel giro di 12 mesi ha fatto un vero e proprio exploit, vincendo 4 titoli e scalando 13 posizioni, fino a raggiungere il numero 7 nel giugno del 2016. I meriti di questo successo sono decisamente del suo storico coach, Gunter Bresnik, ma anche di Sepp Resnik, il quale con le sue folli rivoluzioni ha portato il tennista austriaco dov’è arrivato oggi.

FIDUCIA SUL ROSSO – Sarà che i troppi match giocati lo scorso anno si sono fatti sentire, infatti sul finire di 2016 Thiem ha un po’ deluso le aspettative, ottenendo cocenti eliminazioni ai primi turni e non arrivando al pieno della forma alle Finals di Londra. Neanche il 2017 era iniziato nel migliore dei modi, molte eliminazioni premature e solo un quarto di finale raggiunto nel giro di 2 mesi. L’approdo su terra rossa ha fatto cambiare totalmente faccia all’austriaco, il quale a Rio ha conquistato il suo ottavo titolo in carriera, senza perdere neanche un set nel corso della settimana. L’obiettivo primario è ripetere i risultati ottenuti lo scorso anno su questa superficie, tra cui spicca la semifinale di Parigi, piazzamento più importanto, fino ad ora, in un torneo dello slam. In alcune intervista ha affermato che ama giocare su questi campi, dov’è cresciuto tennisticamente, non a caso le vittorie sui big sono arrivate tutte sul rosso, come quella su Nadal a Buenos Aires o su Federer a Roma.

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OBIETTIVI E FUTURO – In una recente intervista il numero 9 al mondo ha parlato dei suoi obiettivi, aggiungendo anche qualche riflessione riguardo lo status di numero 1: “Non è il mio obiettivo principale ora. Non sento pressione né posso programmare di essere numero uno, perché bisogna vincere moltissimi tornei e partite. È difficile scalare la classifica per giocatori giovani come me, Kyrgios o Zverev, perché Nadal Federer nonostante passino gli anni credo che possano continuare a buon livello per altre due o tre stagioni”. Ha concluso l’intervista parlando anche del mese di maggio, molto impegnativo dal punto di vista dei tornei: “Ho fatto una grande stagione su terra nel 2016 e spero di arrivare all’Open di Francia con molta fiducia. L’anno scorso a Parigi furono due seriamente molto lunghi e stancanti che mi hanno svuotato. Spero di tornare in semifinale di nuovo perché sarò più pronto e avrò più esperienza per vincere.”

SPAZIO A BRESNIK… – Lo storico allenatore di Thiem ha discusso vari argomenti, tra cui la sua preparazione, punto molto discusso dagli appassionati, visti i numerosi tornei giocati lo scorso anno: “Abbiamo potuto lavorare su diversi aspetti del gioco, c’è una certa pressione ma credo possa gestirla bene“.”Tutti i Grand Slam sono importanti, ma quello su terra rossa è quello che più si adatta meglio a lui, non ha ancora espresso il massimo delle sue potenzialità, non abbiamo ancora visto il miglior Thiem. Sta giocando meglio dell’anno scorso e non è mai stato a un livello così alto come quello attuale. Penso che abbia le capacità per vincere qualunque torneo. È migliorato anche fisicamente, ora ha più resistenza ed è sempre stato molto veloce. Senza dubbio, negli ultimi due-tre anni è diventato uomo.”

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…..E RESNIK – Sembra quasi uno scherzo, allenatore e preparatore atletico accomunati quasi dallo stesso nome, se non fosse per quella “B” di troppo. Il merito del successo del numero 9 al mondo va sopratutto al suo preparatore atletico Sepp Resnik, austriaco come lui, considerato un vero reazionario dell’atletica, con programmi di allenamento tutt’altro che normali, come ad esempio le maratone percorse a mezzanotte “per non esser disturbato”, così giustificava i suoi metodi. “Gli obiettivi straordinari richiedono misure straordinarie. Se fai la strada che fanno tutti, raggiungi solo gli obiettivi che raggiungono tutti. E’ un onore per me sentir dire che sono lunatico, perché vuol dire che faccio qualcosa che gli altri non capiscono. Il dubbio mi tranquillizza. Per me il fallimento non esiste. Il fallimento dimostrerebbe solo che ho commesso un errore e che devo cambiare qualcosa”, già da queste parole possiamo dedurre che tipo di persona che sia, fuori dagli schermi, anticonformista, uno al quale piace reinventarsi un proprio metodo di allenamento, anziché seguire corsi o leggere informazioni dai libri. Uno strano avvenimento successe quando Thiem disputava una finale in un Future di Este e quel giorno era anche il compleanno di Resnik, allora il giovane austriaco come regalo decise di spaccare una racchetta, gesto molto apprezzato dal preparatore poichè: “per me Dominic si era sempre comportato troppo bene in campo. Io gli ho detto: ascolta, quando vai là fuori devi essere un animale. Il tennis non è un gioco, è una guerra”. Infine però il folle preparatore dice anche di non dover vivere di tennis 24 ore al giorno dato che “quell’ambiente è una prigione” , ma bisogna leggere testi zen o di anatomia, infatti proprio non pensando al tennis si eccelle nel tennis.

 

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