Aus Open Amarcord: 2013, la metamorfosi del brutto ‘Stanatroccolo’

Aus Open Amarcord: 2013, la metamorfosi del brutto ‘Stanatroccolo’

Australian Open 2013, quarti di finale: nella Rod Laver Arena si consuma uno dei match più belli e intensi di sempre, quello tra Novak Djokovic e Stan Wawrinka. Una partita che ha segnato la nascita del campione ‘Stan the Man’, che un anno dopo, proprio su quello stesso campo, vinse il suo primo Slam.

Ci sono persone, non necessariamente tennisti, che hanno bisogno di passare attraverso un’interminabile sequenza di disastri, fallimenti e batoste per raggiungere la piena consapevolezza dei propri mezzi. Questo potrebbe essere il bignami della vita di Stanislas Wawrinka, l’artefice principale di uno degli incontri più memorabili disputati nell’emisfero australe. Il fatto che poi lo abbia perso, è del tutto secondario.

Siamo agli Australian Open 2013, ultimo quarto di finale in programma sulla Rod Laver Arena; da una parte Novak Djokovic, numero 1 del mondo e del tabellone, oltre che futuro conquistatore dello Slam che inaugura la stagione; dall’altra lo svizzero, che all’epoca dei fatti gravitava tra la 15ima e la 20ima posizione: pochi acuti, modesti e sporadici successi e un’evidente sudditanza psicologica nei confronti dei top 10. Insomma, 80 kg di morbidezza agonistica sommati alle incalcolabili tonnellate di talento sprecato.

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La partita si presenta, per questi motivi, con la stessa appetibilità del peggior film di Fausto Brizzi, e persino l’inaspettato inizio sembra solo un puerile tentativo degli sceneggiatori di dare credibilità al personaggio dello sconfitto seriale che per un attimo si ribella al proprio inesorabile destino. Ma l’elvetico parte a mille e si aggiudica il primo set con un 6-1 intarsiato da montanti e carezze. Nole sembra frastornato e infastidito: sperava di poter archiviare la pratica abbastanza facilmente per infilarsi sotto le coperte prima di mezzanotte, e invece Wawrinka lo vuole costringere alle ore piccole, ancora ignaro che da piccole diverranno minuscole.

Il secondo set si apre con le stesse modalità del primo: Stan è totalmente padrone della scena e al mattatore serbo rimangono solo le briciole, un 5-2 ulteriormente impreziosito da vincenti folgoranti e una tenuta mentale disarmante. Quello che sta accadendo però sembra fin troppo trascendentale per risultare credibile: infatti, per dare un tocco di verosimiglianza all’evento, si verifica il più classico dei crolli nervosi. Il n.1 al mondo infila un parziale di 12 punti a 3, condito da un nastro che sgretola le traballanti fondamenta psicologiche dello svizzero, in un soffio Djokovic ritrova calma fiducia e rabbia per riprendersi le chiavi dell’incontro e chiudere il set con un 7-5 che ha il retrogusto di semifinale.

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Nel terzo set, però, accade l’imponderabile. Ci sta che un comprimario possa primeggiare per un set abbondante prima di sciogliersi come un miraggio all’orizzonte, ma quello che nessuno può immaginare è che, dalle sue stesse macerie, Wawrinka trovi la forza, l’orgoglio e la sfrontatezza per giocarsela ancora. L’equilibrio è totale e ora si percepisce davvero dell’incertezza sull’esito finale. Djokovic sul 4-4 strappa faticosamente il servizio allo svizzero, per poi aggiudicarsi il set con un solido ultimo turno di battuta.

Il quarto e il quinto set condensano la parte migliore di questo gioco, il tennis nella sua espressione più alta: il penultimo set è un campionario di vincenti, recuperi mostruosi e sofferenza. Wawrinka accusa qualche problema fisico, ma l’elvetico convive mirabilmente col dolore e si guadagna la possibilità di giocarsi tutto al tie-break per restare ancorato alla partita. Stan inizia con un magnifico lungolinea di rovescio dello svizzero (se ci fosse una giustizia terrena dovrebbe valere triplo), si porta sul 3-0 e mantiene il vantaggio fino al 7-5. Tutto ciò che ogni appassionato desiderava ora è realtà, un quinto set per allungare ad oltranza questo orgasmo collettivo.

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Il parziale decisivo è l’apoteosi dopo un crescendo maestoso, che non può essere minimamente trasposto in poche frasi; Wawrinka parte con un break sparando bolidi sulle righe, Djokovic replica con un contro-break coronato da un diagonale talmente stretto da risultare irreale. Si procede così fino al 4-4, quando lo svizzero ha due palle-break per riscattarsi in mondovisione. Dal canto suo, Nole gioca i punti più delicati con superba maestria e il testa a testa prosegue e si protrae fino al 10-10, dove il serbo tiene il servizio e per l’ennesima volta Stan è costretto a servire, con le spalle al muro.

Stan si porta agevolmente sul 40-15, ma dilapida il vantaggio con due grossolani errori. Il nastro regala a Nole il primo match-point, annullato da una prima senza appello di Stan; il serbo però se ne procura subito una seconda che stavolta concretizza, a conclusione dello scambio che sancisce – oltre ogni più ragionevole dubbio – la portata storica di questo incontro. E’ l’ultimo punto il miglior trailer possibile per questo lunghissimo metraggio, che ha consegnato al tennis un campione in grado di tornare sullo stesso campo, 12 mesi dopo, e conquistare il suo primo Slam:

Australian Open 2013, QF: Djokovic b. Wawrinka –  1-6 7-5 6-4 6-7 12-10

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