Australian Open: alcuni momenti speciali

Australian Open: alcuni momenti speciali

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Lunedì 19 gennaio prenderà il via il primo torneo Slam della stagione: l’Australian Open. Il torneo nasce nel 1905: inizia a disputarsi sull’erba, nella fase finale della stagione. L’appuntamento, però, per varie ragioni, a partire dalla sua collocazione nella programmazione e dalla grande lontananza del continente oceanico, era spesso disertato dai grandi campioni. La scelta degli organizzatori nel 1985 di passare al cemento e ai nuovi impianti di Melbourne si è rivelata saggia e ha contribuito a revitalizzare la manifestazione.

Cercare di descrivere i momenti più esaltanti di un trofeo con più di un secolo di vita è un’impresa assai ardua. Alla lunghissima storia del torneo oceanico, si aggiunge un altro aspetto che rende impervia la sintesi. Storicamente infatti gli Australian Open sono spesso ricchi di sorprese contro pronostico.  Per questo abbiamo dovuto di fatto scegliere, tra i tanti, alcuni dei momenti a nostro giudizio più memorabili. Essendo ben consapevoli che si tratta di giudizi soggettivi, e pertanto suscettibili di critica.


1976

Forse non a tutti è nota la vicenda di Mark Edmonson. Il tennista di casa, con un ranking da numero 212 del mondo, sconfisse in semifinale l’allora numero 1, Ken Rosewall, e quindi in finale il numero 2 del circuito, John Newcombe. Questa impresa rimarrà nella storia anche per un altro dato: Edmonson è ancora oggi l’ultimo australiano ad essersi aggiudicato il trofeo di Melbourne Park.

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1981

Il 1981 è un anno carico di emozioni per Martina Navratilova. La tennista ceca ricorderà quell’annata per svariati motivi. Diventa ufficialmente cittadina americana e rivela al mondo la propria omosessualità, tra le prime sportive a farlo. Siamo negli anni Ottanta e l’outing scatena notevoli clamori e attenzioni sulla tennista di Praga. In quell’anno raggiunge una finale Slam, proprio in Australia, dove di fronte si trova la campionessa (e allora numero 1 del ranking) Chris Evert. Martina Navratilova lotta e vince il suo terzo trofeo Slam, ma il primo come dichiaratamente omosessuale e, finalmente, da cittadina americana.

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1990

Come non citare McEnroe in questo elenco speciale? Nel 1990, al terzo richiamo arbitrale consecutivo nello stesso incontro, viene squalificato dal torneo. Siamo al quarto turno del torneo e McEnroe è anche in vantaggio. L’avversario è il semisconosciuto svedese Mikael Pernfors. John inizia dapprima col minacciare un giudice di linea, palleggiando con la racchetta a pochi centimetri dal suo viso, con conseguente ineluttabile primo warning. Poi, una chiamata arbitrale non lo convince: si arrabbia e, in men che non si dica, distrugge la racchetta. Secondo warning.
Non soddisfatto, per usare un eufemismo, prende a male parole l’arbitro, il quale a questo punto si trova costretto a squalificare l’americano dal torneo.

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1997

Nessuno degli appassionati potrà facilmente dimenticare l’esordio sul grande palcoscenico di Martina Hingis. La precoce tennista slovacca, naturalizzata svizzera, è stata la più giovane tennista ad aggiudicarsi un torneo singolare del Grande Slam. Diventa campionessa a soli 16 anni e 3 mesi, sconfiggendo in finale la francese Mary Pierce. In quella stessa stagione la Hingis andrà ad un passo dall’ottenere il Grande Slam, vincendo anche Wimbledon e Us Open e perdendo l’unica finale delle quattro, a Parigi, contro la croata Iva Majoli.

hingis

2000
Una delle rivalità sportive più infuocate dello scorso decennio è stata indubbiamente quella tra Andre Agassi e Pistol Pete Sampras. Un capitolo assai memorabile si svolse a inizio millennio, proprio in quel di Melbourne. Siamo al trentesimo scontro tra questi due campioni dagli stili opposti, ma si tratta solo della seconda sfida al meglio dei 5 set. Sampras è stato da poco consacrato come uno dei migliori servitori della storia; Agassi, dal canto suo, è dotato di una risposta come non se ne sono mai viste. La maratona si conclude al quinto set col trionfo di Agassi, al termine di una partita memorabile.

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2003
Finale femminile: sul campo si affrontano le sorelle Williams, Venus contro Serena. Nel primo set Venus serve sul 5-4 in suo favore, ma la giovanissima Serena riesce a portarla al tie-break, aggiudicandoselo a 4. Il secondo set scorre facilmente a favore di Venus, che chiude facilmente con il punteggio di 6-3. Nel terzo set, nonostante le numerose palle break salvate dalla maggiore delle Williams (una grazie a un servizio a 192 km/h), Serena ha la meglio e vince col punteggio di 6-4 partita e torneo. Oltre che per la bellezza del conflitto sororicida tra due campionesse, questo incontro segna in qualche modo un passaggio di testimone. Da lì in poi, Serena sarà inarrestabile e la carriera di Venus inizierà un lento quanto sfortunato declino.

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2009
“Oh God, it’s killing me”. Sembra la battuta di un dramma, e invece sarà ciò che dichiarerà un Federer inedito in questa emozionalità, alla fine di quell’incontro. Infatti, al quinto set e al termine di quella che ha detta di molti è stata una delle partite più belle di sempre, Roger Federer si arrende a Rafael Nadal. Una partita incredibile, con continui ribaltamenti e un tennis di livello elevatissimo. Alla fine dell’incontro, durante la premiazione e le interviste di rito, Federer (forse per la prima volta in carriera) cede alle emozioni e quasi in lacrime, riferito al dolore che sta provando in quel momento trova solo queste parole: “Oh God, It’s killing me”, seguito da un bellissimo e fraterno abbraccio da parte di Nadal.

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2011
E non poteva mancare un’impresa “australe”, che riguardasse un’azzurra. Non si tratta di un incontro, ma di una vera e propria maratona: e per durata, e per fatica spesa. Francesca Schiavone riesce ad avere la meglio su Svetlana Kutznetsova 16-14 al terzo set, dopo aver annullato ben 6 match-point e dopo la bellezza di 4 ore e 44 minuti di partita. E’ il match di tennis femminile più lungo della storia.
francesca


2012

Quasi tutti dovrebbero ricordare cosa avvenne poco meno di tre anni fa nella finale maschile. Basteranno pochi dati a far comprendere perché inseriamo questo match tra i più memorabili della manifestazione. Primo dato: Rafael Nadal contro Novak Djokovic. Secondo dato: l’incontro si conclude al quinto set. Terzo dato: per soli sei minuti non si raggiungono le sei ore di gioco. Lo spagnolo e il serbo si esprimono con un tipo di tennis che mai si era visto prima. Un connubio quasi disumano di tempra psicologica e prestanza atletica.
Al termine di un’autentica Odissea, Nole Djokovic si aggiudica il suo quinto titolo Slam.

djoko

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