Chi vincerà il Roland Garros?

Chi vincerà il Roland Garros?

Chi vincerà il Roland Garros?

Spanish tennis player Rafael Nadal (L) a

“Il mio unico obiettivo è scendere in campo tutti i giorni e fare del mio meglio… Quando tutto un giorno finirà, quello che rimarrà saranno solo le vittorie, non contro chi le hai ottenute”

Rafa Nadal

A parte ciò che abbiamo visto negli ultimi tornei sul rosso che hanno sconvolto molte delle nostre certezze, tipo Nadal battuto da Almagro a Barcellona o dall’altro suo connazionale ed eterno n2 spagnolo David Ferrer  a Montecarlo, o la recente sconfitta  a Roma per mano del tennista serbo che ha battuto il n.1 del mondo col punteggio di 4-6, 6-3, 6-3 in 2 ore e 19′ di gioco, ci piace fare i nostri pronostici e considerazioni su quelli che ci sembrano i punti di forza del n1 e 2 del ranking ATP e cercare di capire che cosa fa di loro, tranne imprevisti, i due giocatori più pericolosi nell’imminenza del Roland Garros.

Nadal , nonostante la recente sconfitta romana contro il grande Nole, ha ritrovato quella fiducia in se stesso che aveva perso dopo le uscite ai quarti di Barcellona e Montecarlo e tutto ci fa pensare a una strategia e una determinazione nuova in vista dello Slam di Parigi. L’uomo da battere è lui, sempre lui Novak Djokovic. Vediamo perché.

Djokovic è indubbiamente l’autentico  anti-Nadal. Lui solo  riesce a contenere gli infiniti recuperi del majorchino e possiede  le caratteristiche tecniche per “entrare” pulito sui  suoi colpi dall’effetto esagerato senza regalargli i gratuiti che lo fanno campare di rendita.

Rafa infatti è un miscuglio di elementi, uniti in laboratorio dallo “zio Toni”, in un’alchimia vincente che ha ottenuto modificando il tennis a quello che è oggi. Se esiste un Nole di queste dimensioni, è perché esiste l’imbattibile Rafa. Ma quali sono i principali ingredienti di questo cocktail? E soprattutto come ha potuto Djokovic contrastarli?

I punti di forza del majorchino sono le gambe, la testa, e il gioco mancino iper-arrotato. Ma il serbo ad ognuno di questi punti di forza ha saputo opporre la sua soluzione

Le gambe

Sono  la caratteristica più evidente per Rafa insieme alla tenuta fisica. Gli spagnoli hanno una tradizione di corridori.  Nadal ha portato questa caratteristica all’ennesima potenza, tanto che sulla terra risulta quasi sempre imbattibile o comunque altamente ostico e, al di fuori del rosso, soprattutto in quest’ultimo anno è riuscito a giocare quasi allo stesso modo. Grazie alle sue gambe da centometrista Rafa si può permettere di correre da una parte all’altra del campo annientando i contropiedi e quindi la maggior parte dei vincenti degli avversari.(domenica ha detto alla conferenza stampa dopo partita che le gambe non l’avevano assistito)

Il dispendio di energie del majorchino ad ogni match è esorbitante, ma winner: infatti unendo velocità e  resistenza fisica, riesce a rispondere al 90% delle palle avversarie, costringendo gli altri a sbagliare o a correre allo sfinimento.

 Djokovic fa anche lui i chilometri ma al computo sono la  metà dei chilometri che fa Rafa, se proprio vogliamo esagerare 2/3. Infatti lo spagnolo gioca sempre a 4 metri dalla linea di fondo, ragion per cui il suo campo da 11 metri (circa) si allunga a 15. Il solo entrare nel campo vuol dire fare 5 metri, che sembrerebbero pochi, ma in tre ore di match fanno la differenza. Se poi consideriamo il raggio d’azione di un colpo a 15 metri dalla rete, capiamo come le distanze laterali da percorrere per raggiungerlo diventano quasi  il doppio. Infatti, essendo il campo largo circa 8 metri, Nadal su un giro di “tergicristallo” percorre una distanza di circa 20 metri e più sta indietro e più questa dimensione cresce. Quindi in uno scambio nel quale fa i suoi tipici 3-4 recuperi incredibili, il chilometraggio vola, ma contro un avversario qualunque lo sforzo è ripagato con l’arrivo di un gratuito per sfinimento dell’avversario ”malcapitato”

Anche Djokovic recupera di tutto, ma a differenza di Rafa, la sua impostazione di gioco è prevalentemente coi piedi dentro il campo ed ecco che le distanze da percorrere si dimezzano. La tecnica robotica del serbo, gli permette di  anticipare i colpi, di colpire la palla”quando sale” e questo vuol dire guadagnare quei 5-6 metri su Nadal, ovvero correre 10-12 metri in meno per ogni colpo, togliergli i tempi di reazione, poter creare più gioco e vincenti. Ovviamente non è roba da tutti, non tanto giocare d’anticipo, quando farlo con costanza e bene.

La testa:

benché si dica che il successo del majorchino sia dovuto alle sole gambe, dei neuroni che funzionano bene influiscono per il  50% dei suoi match. La materia grigia, oltre a far funzionare la macchina- corpo, regola anche le emozioni e dosa i picchi di concentrazione. Spessissimo Nadal vince match ormai persi, perché non si arrendepercepisce il pericolo anticipatamentepensa prima e dopo lo scambio, riesce a dosare l’attenzione sui punti che contano. Questo è ciò che chiamano in gergo “cuore”, cosa che non è un’esclusiva di Nadal o di campioni come Djoko o Federer, solo che gli altri alla prima avversità smettono di crederci e spengono il cervello consegnandosi all’avversario,  quando invece proprio quelli sono i momenti in cui la testa è fondamentale  e deve toccare  il massimo dell’attività. Da questo punto di vista lo spagnolo e Djokovic di base si equivalgono,  la differenza, invece, sta nella malleabilità del pensiero.

Infatti, per il serbo una sconfitta non rappresenta motivo di disperazione come per Rafa che lo vive come un trauma, da giustificare a tutti i costi. Probabilmente Nadal nel passato si era talmente abituato all’invincibilità che sta male quando trova un inghippo, basta un successo serio di Djokovic per disintegrare il guerriero che è dentro di lui e il suo sentimento di  invincibilità. Perciò contro il serbo ora potrebbero bastare due game iniziali andati male, per compromettere un intero match. Djokovic di questo ci campa, del resto se l’è guadagnato, esattamente come succedeva a Rafa contro Federer, dove lo svizzero partiva già col morale sotto le scarpe. A questo crollo della mentalità da campione si sono poi aggiunti i vari infortuni. In parole povere la testa tra i due influisce perché ora, quando opposti, Nole entra in campo con la mentalità del vincente e Rafa con quella che alla prima avversità è già spacciato. Mentre prima lo spagnolo cominciava una partita pensando di essere favorito, ora sente l’esatto contrario e al massimo converte a fatica la sua negatività durante il match, se il serbo lo aiuta calando.
Il gioco mancino iper-arrotato:

come ben sappiamo Rafa non è un vero mancino. E’ lo zio-coach che l’ha portato a giocare con la sinistra, perché in questo modo,gli automatismi tattici diventano più difficili da applicare su di lui, essendo il 90% dei giocatori destrorsi. Su uno sport che si decide su frazioni di secondo non è poco!

Sicuramente però Nadal non è diventato il  campione che è perché gioca con la mano sinistra, perché allora qualunque mancino sarebbe vincente. Bisogna aggiungere a questo svariati accorgimenti, il modo particolare di impugnare la racchetta, la forza bruta del suo braccio e del suo fisico in generale, la famosa frustata di polso che spinge le sue palle con traiettorie mancine esasperate e difficili da gestire dopo il rimbalzo che costringe gli avversari a a giocare male e a colpire fuori dal campo. Nadal è unico in questo. Tra tutti i tennisti in attività ci sono quelli che semplicemente hanno paura un 1% formato da Djokovic e Federer che invece lo affrontano a fronte alta perché hanno adeguato il proprio gioco al suo. I due infatti non aspettano che il rimbalzo della palla di Rafa sfoghi le sue traiettorie velenose, ma giocano coi piedi nel campo anticipando i colpi. Roger ci ha messo un bel po’ ad affinare le tempistiche, soprattutto col rovescio, infatti i successi sul maiorchino sono arrivati con più frequenza e semplicità in tarda età. Djokovic invece ha sempre avuto le idee chiare, ma fino al 2011 non ha mai raggiunto la sicurezza di rimettere sempre la palla in campo, giocando con così alti rischi.

Nole forse era un predestinato, e non ha fatto altro che essere paziente e ottimizzare in modo differente l’insieme dei tre punti di forza del tennis di Nadal. Ricordiamoci comunque che se oggi esiste un Djokovic di tale portata è perché sulla sua strada c’è stato Rafa. Il serbo fisicamente ha migliorato la corsa e la resistenza ma ha adottato un’impostazione offensiva, proprio per macinare meno chilometri e allo stesso tempo ha migliorato i colpi d’anticipo, cercando di indirizzare sempre la palla al di là della rete con un senso e non nella speranza che prima o poi sbagli l’altro, come invece troppo spesso fa Nadal.

Tutto questo, unito al fatto di essere omogeneo tra lato destro e sinistro del campo, lo rende assolutamente impermeabile alle traiettorie velenose di Rafa

In più prende il tennis “con filosofia”, non ha complessi o turbe varie in campo, a beneficio della concentrazione sul match ed accetta qualunque inghippo per poi trasformarlo in energia positiva. Tutto ciò permette a Novak di non avere attuali rivali, sempre sperando che tutto funzioni alla perfezione infatti, appena uno degli elementi non funziona, perde. Questo spiega infatti il suo successo del 2011 e anche il poco proficuo 2012.

Djokovic oggi è numero 2 al mondo perché la completezza raggiunta lo porta ad essere un camaleonte del tennis. Gioca un tennis differente a seconda di chi si trova davanti studiando i punti deboli dell’avversario che sia Roger Andy o Rafa e trovando una mossa vincente per tutti.

Quindi chi vincerà il Roland Garros? Riuscirà Rafa a conquistarsi il nono titolo in terra parigina? Bisognerebbe avere la sfera di cristallo per saperlo, certo è che uno degli ostacoli sulla sua strada sarà proprio il serbo Novak o Robo-Novak come in molti lo chiamano adesso.

Che piacciano o meno sono gusti. Questo è il tennis moderno e questi sono i campioni di oggi.

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