Se avete coraggio, gemete a Rocco!

Se avete coraggio, gemete a Rocco!

Simpatico articolo realizzato da Daniele Siciliano per il blog umoristico “InfameDiPalla”. Salviamo il tennis dalla depravazione morale. Stop a chi schernisce esultando, a chi se ne fotte dell’avversario a terra e lo uccella con un dritto all’incrocio delle righe, stop agli umiliatori del pallonetto. E stop, soprattutto, algrunting. E comunque, a mali estremi, estremi rimedi. Tipo il dissuasore umano: Rocco Siffredi.

Del senno di poi, ma anche di idee intelligenti, sono piene le fosse. Un paio di anni fa la Wta (Women’s Tennis Association) fece sapere di voler vietare i gemiti delle tenniste, cioè quegli urletti insulsi con cui Sharapova, Azarenka e molte altre accompagnano i colpi e incendiano pericolosamente l’immaginario maschile. Un po’ di tempo prima era toccato a quel misogino di Boris Becker criticare il grunting e chiedere una pronta offensiva al fenomeno. Spuntarono gemitometri, ipotesi di sanzioni, campagne di educazione nelle accademie del tennis.

Purtroppo, non ci risulta che qualche provvedimento anti-gemiti sia poi effettivamente scattato. Di annuncite evidentemente non sono malati solo i politici italiani. E le nostre valchirie della racchetta continuano più o meno serenamente a gemere scandalosamente sui campi di tutto il mondo. Quello sfogo vocale è rimasto l’inutile completamento di un gesto sportivo, l’ultimo e superfluo segmento dell’unica ed elementare sequenza che il tennista è tenuto ad osservare, da sempre: coordinazione, scelta del colpo, impatto con la pallina.

E’ naturalezza, è semplicità, è completezza. A cosa serve quello stupido gridolino finale, a metà tra un ululato sessuale e un grugnito incazzato? Abbiamo letto e ascoltato di tutto: aiuta la coordinazione, consente di imprimere più forza al colpo, supporta il ritmo delle giocate. In realtà, non serve a un cazzo (in una accezione non letterale).

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Di conseguenza, noi di Infamedipalla (qui l’articolo originale rilanciamo la battaglia contro il grunting, senza se e senza ma. E’ ora di punire severamente queste ugole impazzite e svergognate. Anzi, già che ci siamo, chiediamo una severa e generale moralizzazione del gioco del tennis e quindi altri indispensabili provvedimenti. Il primo è quello del “se segno non esulto”: il tennista che segna un punto in una partita giocata nel raggio di trenta chilometri dal luogo di nascita dell’avversario dovrà evitare qualsiasi gesto di esultanza, fosse anche solo il pugno chiuso mosso dal basso verso l’alto. Il tennis è innanzitutto fair play e rispetto degli altri, signorilità, savoir-faire. Il secondo provvedimento indifferibile è quello relativo all’obbligo di mandare la pallina in tribuna quando l’avversario è a terra dolorante, starnutisce, si gratta, suda eccessivamente, ha macchie evidenti di terra rossa sulla maglietta. Il tennis è anche decoro, compostezza ed eleganza. Il terzo è un altro obbligo, nello specifico quello di evitare il cucchiaio o lob: il tennista che scorge l’avversario sbilanciato sotto rete, non può effettuare alcuna traiettoria che lo scavalchi beffardamente. Il tennis è nobiltà, non una purga. E non ci risulta abbia interpreti di rilievo a Porta Metronia o in provincia di Brescia.

Salviamo così il tennis dalla depravazione morale. Stop a chi schernisce esultando, a chi se ne fotte dell’avversario a terra e lo uccella con un dritto all’incrocio delle righe, stop agli umiliatori del pallonetto. E stop, soprattutto, algrunting. E comunque, a mali estremi, estremi rimedi. Tipo il dissuasore umano: Rocco Siffredi. Mettete lui come raccattapalle e vedete se qualcuna di queste spudorate si permette di gemere ancora. O no?

A cura di Daniele Siciliano

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