Alla scoperta del tennis nei paesi baltici

Alla scoperta del tennis nei paesi baltici

Nonostante siano divenute indipendenti definitavamente soltanto nel 1991, le repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, presentano una tradizione tennistica giovane ma allo stesso tempo interessante. Scopriamone nel dettaglio i principali protagonisti!

Molti non sanno che i cosiddetti paesi baltici, ossia Estonia, Lettonia e Lituania, posseggono una millenaria e affascinante cultura. Spesso si pensa che siano soltanto staterelli nati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, e non si considera invece il fatto che lo spirito nazionale in questi popoli è stato temprato da secoli di dominazioni opprimenti. Sfatiamo anche il mito che i tre paesi siano accomunati da usi, tradizioni e lingue comuni. Ad esempio in Estonia viene parlata la lingua estone, appartenente al ceppo ugro-finnico, simile al finlandese e molto diversa dalle due lingue baltiche propriamente dette (lettone e lituano). Da cui deriva il motivo per cui oggi l’Estonia tende a voler essere considerata uno stato nordico. Sul piano religioso,invece, la Lituania si presenta prevalentemente cattolica, la Lettonia ortodossa e l’Estonia ha una delle percentuali più alte in Europa di persone che si dichiarano atee.

Tutte e tre le nazioni hanno sempre però condiviso una fortissima voglia di indipendenza, oltre che dall’URSS anche dalla Germania nazista, che ne occupò i territori tra il 1941 e il 1944. Vanno menzionati i “ Fratelli della foresta” , attivi in tutta l’area baltica, che per decenni hanno combattuto e resistito contro il gigante sovietico. Nonostante brevi periodi di indipendenza nella prima metà del XX secolo, gli stati baltici hanno ottenuto definitivamente la propria sovranità, divenendo repubbliche, soltanto al crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991.

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Dunque la storia tennistica dei tre paesi è molto giovane, ma non per questo non interessante.
Cominciando dalla Lituania viene spontaneo ricordare Vitas Gerulaitis. Gerulaitis è stato un fiero cittadino americano, nato e cresciuto negli States da genitori che abbandonarono la difficile situazione lituana nel 1949 per cercare fortuna a New York, quando l’America rappresentò l’unica soluzione ai bombardamenti tedeschi e la conseguente reazione sovietica. Vitas non ha mai neanche visitato i suoi parenti in Lituania, ma il piccolo stato baltico l’ha sempre considerato uno di casa.

A Vilnius è stato creato il “Vitas Gerulaitis Memorial Tennis Centre”, e anche una strada ha il suo nome nella capitale. Gerulaitis si ritrovò a giocare a tennis in un’epoca dominata da campioni, ma la sua incredibile velocità sotto rete, l’immensa capacità di coprire il campo e il suo temperamento mai domo, che gli valse il soprannome di “Leone lituano”, gli permisero di ottenere grandi successi: la vittoria dell’Australian Open 1977 su John Lloyd, altre due finali Slam (Parigi e New York), la vittoria in doppio a Wimbledon nel 1975 con Sandy Mayer e il ranking di numero 3 in singolare. Ma le sue attività fuori dal campo attiravano ancor di più delle sue volèè. Party scatenati, macchine di lusso, droga, passione smodata per le donne.

Ma tutto ciò Vitas cercava di farlo nei break che il tennis gli concedeva: addirittura si racconta di allenamenti disumani di otto ore per un mese, svolti per senso di colpa dopo aver esagerato un po’ troppo nel pieno della stagione. In ciò era molto lituano ed il suo senso per la famiglia è stato sempre molto forte. I genitori gli raccontavano delle magnifiche spiagge di Nida, uno dei posti più belli della Lituania, e Vitas aveva sempre sognato un giorno di visitarle. Ma la sua vita spericolata, tra tennis e belle donne, finì troppo presto, a soli 40 anni in quel maledetto settembre 1994. Gerulaitis ha sempre avuto un posto nel cuore dei lituani, nazione che egli sentì sua e che ha sempre avuto un posto speciale nel suo cuore.

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Oggi chi rappresenta con i maggiori successi la Lituania nel panorama tennistico è senz’altro Ricardas Berankis. Primo lituano ufficialmente ad entrare nel top 100 del ranking mondiale (novembre 2010), finalista al torneo ATP 250 di Los Angeles nel 2012, Berankis è il presente ma anche il futuro del tennis lituano, visti i soli 25 anni. Ricardas Berankis, il cui cognome stranamente in lituano significa “senza braccia”, ha iniziato a giocare spostandosi di quasi 200 km dalla natia Vilnius per divenire allievo di Remigijus Balžekas a Šiauliai.

Berankis ha avuto un’ottima carriera sin da Juniores, con il successo agli US Open e all’Orange Bowl nel 2007 come apice. Ha avuto più fatica ad imporsi nel circuito maggiore, e ancora oggi non disdegna giocare Challenger ( vincitore recentemente ad Ortisei). Quest’anno ha concluso tra i primi 70 al mondo, ma ha ancora margini di miglioramento. Il suo tennis è un tennis preciso ed ordinato e nonostante i limiti dovuti al fisico non imponente, può davvero migliorarsi e soggiornare stabilmente in top-50. Il tempo è dalla sua parte. Laurynas Grigelis (che risiede in Italia ed è allenato da Giuseppe Menga) e Lukas Mugevičius sono rispettivamente i numeri due e tre del paese, e compongono la squadra titolare di Coppa Davis insieme allo stesso Berankis.

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Il tennis femminile in Lituania non ha mai ottenuto risultati degni di nota, come invece è accaduto ( e accade)in Estonia.
Senz’altro il tennis in Estonia è sinonimo di Kaia Kanepi. Quarti di finale raggiunti a Wimbledon, Roland Garros ed Us Open, best ranking di numero 15 al mondo, unica tennista estone ad aver vinto un torneo WTA. Nata ad Haapsalu, Estonia occidentale, da papà Jaak e mamma Anne, entrambi appassionati di tennis e giocatori presso il locale circolo. Kaia inizia a giocare ad otto anni, supportata in maniera determinante dai genitori. Il suo talento esplode già tra gli Juniores. Nel 2001 è numero uno del ranking giovanile, nonché vincitrice del Roland Garros, in cui tra le altre sconfisse Svetlana Kuznetsova e Dinara Safina.

Si torna a parlare di lei nel 2006, quando ormai passata professionista da sei anni, partendo dalle qualificazioni nel torneo di Hassel raggiunge la finale, arrendendosi soltanto in tre combattuti set a Kim Clijsters. Il 2006 è anche l’anno in cui arriva per la prima volta tra le prime cento giocatrici al mondo. Il tennis della Kanepi è un tennis molto potente. Dotata di un ottimo servizio e soprattutto di un incisiva risposta di rovescio, dopo il lavoro con Luca Appino nel 2008 la Kanepi ha migliorato anche il suo gioco a rete ed ha iniziato ad utilizzare con più frequenza il rovescio slice, divenendo una tennista più completa. Il primo titolo lo otterrà nel 2010 a Palermo, per poi ripetersi a Brisbane, Estoril e Brussels. Il 2012 è stato il suo anno migliore con l’ingresso nelle top-20 e i quarti al Roland Garros, ripetuti dopo il 2008.

Oggi Kaia è scivolata fuori dalla top-100, ma è un posto non consono alle sue potenzialità. Inoltre le era già capitato di incappare in momenti storti, da cui è però sempre uscita con grande classe. Ricordiamo che già nel 2010, numero 123 al mondo dopo aver perso molti punti sul cemento americano, si presentò alle qualificazioni di Wimbledon. Superatele, eliminò rispettivamente Samantha Stosur,Edina Gallovits, Alexandra Dulgheru e Klara Zakopalova, prima di affrontare Petra Kvitova. Per l’estone ci sono 5 match point non sfruttati, e conseguente cedimento improvviso nel terzo set: 4-6 7-6(8) 8-6 il punteggio finale per la Kvitova. Un mese dopo vincerà il suo primo titolo sconfiggendo Flavia Pennetta in Sicilia e raggiungerà a settembre i quarti di finale anche agli Us Open. Dunque mai dire mai con Kaia, anche se l’età ormai non è più dalla sua parte.

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Quest’anno però ci ha pensato una nuova e giovane promessa a rappresentare ad alti livelli il tennis estone: Anett Kontaveit. La ragazzina di Tallinn, 20 anni ancora da compiere, ha impressionato tutti agli scorsi Us Open. Partendo dalle qualificazioni, brillantemente superate, ha raggiunto un ottimo quarto turno, sconfiggendo avversarie ostiche come Casey Dellacqua, Anastasia Pavlychenkova e Madison Brengle, prima di arrendersi a Venus Williams. Ha anche raggiunto per la prima volta la top-100, scalando oltre 60 posizioni e issandosi a fine anno al numero 88 , scavalcando proprio Kaia Kanepi come numero uno d’Estonia. Passaggio di consegne? Chissà! Intanto le due insieme hanno trascinanto l’Estonia in Fed Cup, garantendone la permanenza nel gruppo II.

Da tenere d’occhio nel panorama tennistico estone anche la giovanissima Valeria Gorlats, classe 1998: ragazza interessante che potrebbe dire la sua in futuro. Avendo anche un buon ricambio generazionale femminile, il principale problema dell’Estonia tennistica è la mancanza di un punto di riferimento tra gli uomini. Bizzarra la storia di Tomas Leius, classe 1941, estone di Tallinn che ha giocato logicamente sotto l’egida sovietica. Egli raggiunse come miglior risultato i quarti di finale al Roland Garros 1965. Bizzarra perché più che per i risultati tennistici in patria ci si ricorda del raptus di follia, in cui strangolò la moglie,rea di averlo tradito, nel 1974. E’ divenuto, dopo il carcere, coach ed anche capitano della squadra di Fed Cup. Ad oggi il miglior giocatore estone è l’ancora attivo Jürgen Zopp, onesto giocatore da Challenger, capace di raggiungere la top-100 ( numero 71 come best ranking).

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La Lettonia, tra le tre nazioni, è quella che è rimasta più legata alla Russia ed è anche l’unica a poter vantare due top-10: Ernests Gulbis numero 10 delle classifiche in singolare e Larisa Neiland, addirittura numero uno al mondo in doppio e numero 13 anche in singolare.
Come descrivere Ernests Gulbis? Domanda molto difficile. Gulbis è talento allo stato puro, ma anche incostanza personificata. Gulbis è colui che è in grado di raggiungere la top-10 e fare semifinali al Roland Garros nel 2014, battendo Federer e Berdych, ma allo stesso tempo colui che a Montecarlo quest’anno, quasi scocciato, si lascia sconfiggere 6-1,6-0 in 58 minuti da Haider-Maurer e che conclude sconsolatamente il 2015 all’ 81esimo posto delle classifiche. Gulbis è rovesci letali, palle corte deliziose e volèè al bacio. Ma anche dritto alare sparato alle stelle e palla corta che rimbalza un metro prima della rete.

Questo ragazzo proveniente da una delle famiglie più ricche della Lettonia, papà businessman e mamma attrice di teatro, è soprattutto un personaggio mai banale, sempre fuori dalle righe. Quando definisce Federer “noioso” e Santoro “disgustoso” Ernests non scherza, dice semplicemente ciò che pensa: “ Sono stato anche una notte in prigione a Stoccolma, per aver adescato una prostituta. […] È stato comunque divertente, credo che ognuno dovrebbe andare in prigione almeno una volta nella vita.” Afferma con nonchalance di non giocare né per la fama né per i soldi ( figuriamoci quelli non gli mancano affatto! Sapete che i 400000 e passa euro di montepremi vinto nel 2014 al Roland Garros li ha bruciati in un sol colpo al casinò?), ma soltanto perché ne sente un bisogno quasi viscerale. Speriamo che ciò ci permetta di riammirarlo in versione 2014 e non nella brutta copia vista quest’anno.

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Se ci spostiamo sul tennis femminile Larisa Neiland è stata sicuramente la tennista più rappresentativa, e anche vincente. La Neiland ha rappresentato prima l’URSS e solo in seguito la Lettonia. In singolare ha raggiunto i quarti di finale a Wimbledon e agli Us Open, vinto due tornei (San Pietroburgo e Schenectady) e il best ranking di numero 13. Ma è ricordata soprattutto per il doppio, che la vide grande specialista e numero uno delle classifiche. Ha vinto il Roland Garros nel 1989 e Wimbledon nel 1991 sempre in coppia con Natasha Zvereva. Ha inoltre raggiunto altre dieci finali dello Slam, venendo però sempre sconfitta. In totale ha vinto in doppio la bellezza di 65 titoli. Larisa è rimasta legata molto all’ambiente russo, tant’è che oltre ad aver allenato per molti anni Svetlana Kuznetsova è stata anche parte integrante del team di Fed Cup russo.

Ricordiamo anche Anastasija Sevastova, classe ’90, che sembrava avviata ad un’ottima carriera, avendo raggiunto a soli 21 anni, nel 2011, la top-40 e il quarto turno agli Australian Open. Nel 2010 vinse il torneo WTA dell’Estoril, finora suo unico successo. Nel 2013 Anastasija, a causa dei vari infortuni, aveva deciso di ritirarsi dal tennis. Salvo ritornare proprio nel 2015, anno in cui ha vinto 4 tornei ITF e ha scalato le classifiche sino ad arrivare a ridosso delle top 100.

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Inoltre nello stesso 2015 ha raggiunto la sua prima finale in Canada la più grande speranza del tennis lettone femminile, Jelena Ostapenko. A livello Juniores Jelena si era imposta nel 2014 a Wimbledon e in un solo anno di tempo è riuscita già a raggiungere la top-100, mostrando una grinta invidiabile. Nonostante il livello non altissimo del WTA di Quebec City, la ragazza di Riga ha mostrato di saper lottare, soprattutto nei primi due turni, e di giocare un ottimo tennis. Va seguita con attenzione, vista ancora la giovane età e gli enormi margini di miglioramento che il suo tennis potrà avere.

Insomma, nonostante la storia recente, il tennis nei paesi baltici ha detto e continuerà a dire la sua, soprattutto grazie allo spirito fiero ed orgoglioso di lituani,estoni e lettoni.

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