Il tennis in Bielorussia, la storia

Il tennis in Bielorussia, la storia

Andiamo a conoscere nel dettaglio la storia tennistica della Bielorussia, paese poco considerato attualmente ma dalla tradizione tennistica gloriosa e soprattutto vincente. Le imprese di Victoria Azarenka e Maks Mirny ne sono un esempio.

Bielorussia. Belorussia. Russia Bianca.
Inevitabilmente il destino di questa nazione dell’Europa orientale sembra essere legato alla potente vicina Russia. Ma ispezionando più a fondo, si può notare come la Bielorussia non sia soltanto un territorio divenuto indipendente per caso dopo il crollo del comunismo. Nonostante il russo sia lingua ufficiale. Nonostante Aleksandr Lukašenko. La Bielorussia de iure è una repubblica presidenziale, de facto è una delle ultime dittature autoritarie presenti in Europa. Lukašenko, colui che ha creato l’Unione Russia-Bielorussia, colui che ormai dal 1994 vince le elezioni in maniera schiacciante non si sa in che modo, colui che incatena il popolo bielorusso con una politica che definirla autoritaria è davvero poco, lo scorso ottobre si è riconfermato ancora magicamente presidente con l’80% dei voti.

Oggi il nome “Russia Bianca”, come anche “Bielorussia”, è percepito come una reminiscenza dell’imperialismo russo e delle politiche di russificazione. Perciò viene preferito “Belarus”. Rus’ fa riferimento alla popolazione che precedette russi, ucraini e bielorussi. Il popolo bielorusso da anni si ribella al governo opprimente, soprattutto per dimostrare fieramente di possedere una cultura propria. Sia ben chiaro, i bielorussi si sentono parte della grande famiglia “russa”, ma sono al contempo orgogliosi della propria tradizione culturale, che affonda le radici addirittura all’unione con la Lituania nel Granducato nel XII secolo D.C. Tra i personaggi di spicco della cultura bielorussa vanno sicuramente citati la scrittrice Natalja Arseneva e l’indimenticato scrittore Vasilij Bykov, soprannominato “la coscienza della nazione” per il suo acceso accanimento contro le politiche di Lukašenko.

E dal punto di vista tennistico la Bielorussia è senz’altro una nazione invidiabile. Poche altre, se non le più gloriose, possono aver vantato tra le proprie fila una numero uno in singolare (Victoria Azarenka), una numero uno in doppio (Nataša Zvereva) e un numero uno nel doppio (Maks Mirny).

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Cominciando la nostra analisi dal tennis femminile senz’altro si deve cominciare da Vika. Nata nel 1989 a Minsk, allora Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa. Cresciuta in una famiglia della classe media, la madre lavorava in un impianto sportivo tennistico. Victoria inizia a giocare a sette anni, nel sogno di imitare le imprese di Steffi Graaf. Per potersi affinare, quindicenne, lascia la natia Bielorussia per trasferirsi in Arizona, allenata dal portiere di hockey Nikolai Khabibulin.

La Azarenka mostra sin da giovanissima il suo talento. Vince infatti a livello Juniores nel 2005 sia gli Australian Open che gli Us Open, chiudendo l’anno al numero uno delle classifiche, oltre a conquistare tra il 2004 e lo stesso 2005 Wimbledon,Roland Garros e Australian Open in doppio. Comincia dunque la scalata verso il successo. Già nel 2006 ottiene alcune pregevoli vittorie, sconfiggendo tenniste già affermate come Nicole Vaidisova, Jelena Jankovic e Anastasia Myskina e raggiungendo la top-100. Nel 2007 Victoria raggiunge per la prima volta una finale WTA, nello specifico ad Estoril, sconfitta al terzo set da Greta Arn.

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Sarà il 2009 l’anno della svolta: ottiene il primo sigillo in carriera, a Brisbane in finale su Marion Bartoli, seguito dai successi a Memphis e a Miami. Raggiunge i quarti sia a Wimbledon che al Roland Garros e chiude l’anno tra le prime dieci giocatrici al mondo, appena ventenne. Ma sarà il 2012 il suo anno magico. La Azarenka che si presenta ai nastri di partenza della stagione 2012 è notevolmente migliorata sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Comincia la stagione vincendo a Sydney e poi gioca un Australian Open fantastico, in cui sconfigge in finale Maria Sharapova con un sonante 6-3, 6-0, vincendo il suo primo titolo Slam e raggiungendo anche la vetta delle classifiche.

Dopo aver vinto anche a Doha e ad Indian Wells, la Azarenka raggiunge i quarti a Wimbledon e si presenta così alle Olimpiadi di Londra. Qui vince la medaglia di bronzo in singolare (vittoria nella finalina su Maria Kirilenko) e ottiene l’oro nel doppio misto in coppia con Maks Mirny. Nonostante la sconfitta in finale contro Serena Williams agli US Open, chiude l’anno in vetta alle classifiche.

E l’Australian Open si rivela il torneo preferito di Vika: nel 2013 infatti si conferma vincendo in finale su Na Li. Nonostante si confermi campionessa anche a Doha, sconfiggendo in finale la Williams, la Azarenka perde lo scettro di numero uno al mondo, cedendolo proprio all’americana. Vika lotta per tutto il 2013, contendendosi la seconda posizione delle classifiche con Maria Sharapova, e raggiunge la sua quarta finale Slam a settembre agli US Open, ma è sempre Serena a fermarla sul più bello.

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Tra il 2014 ed il 2015 la Azarenka ha subito svariati infortuni, che le hanno impedito di confermarsi al vertice del panorama tennistico femminile. Ha concluso il 2015 al numero 22 delle classifiche, consapevole di essere lo spauracchio di molte ai prossimi Australian Open. Il tennis dell’Azarenka è di certo un tennis diverso da quello della sua beniamina Steffi Graaf. Basato sulla potenza dei colpi da fondo, Victoria possiede uno dei migliori rovesci del circuito WTA oltre ad avere un’ottima capacità di anticipare i colpi. Le sue rivalità con campionesse del calibro di Maria Sharapova e Serena Williams hanno emozionato le folle con partite di altissimo livello e si può senz’altro annoverare la bielorussa tra le tenniste più forti dell’ultimo decennio.

Tornando un po’ indietro nel tempo, Natalia Zvereva oltre ad essere stata una tennista sublime, è stata anche una donna capace di sfidare il colosso sovietico. Dopo una carriera strabiliante da ragazzina ( vincitrice di Wimbledon, Roland Garros e US Open) nel 1988 Natalia decide di lasciar perdere i tornei giovanili e in un batter d’occhio si ritrova in finale al Roland Garros. Contro una certa Steffi Graaf. Lungo il suo cammino aveva eliminato le più blasonate Martina Navratilova e Helena Sukova. Per l’allora sovietica quella finale fu un incubo, ricordata ancora oggi come una delle più brevi di sempre. 6-0, 6-0 in trentaquattro minuti. Basterebbe questo per affibbiarle l’etichetta di ”perdente”. Inoltre il suo carattere schivo e taciturno non aiutava. Ma quando dopo un’altra stesa subita dalla Graaf in South Carolina, 6-1,6-1 in nemmeno cinquanta minuti, prima di ricevere l’assegno per la finale raggiunta, trova il coraggio di bisbigliare: “Questo per me non è niente. E’ solo carta”.

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Inizia così la sua battaglia contro il comunismo: i suoi connazionali la accusano di tradimento, lei firma un contratto con la Pro-Serv, affinché gestisca i suoi guadagni. Poi le cose cambiano improvvisamente. L’Unione Sovietica crolla giù come un castello di carte, Natalia cambia nome in Nataša e acquisisce la nazionalità bielorussa, sua orgogliosa terra natia, dove era nata circa vent’anni prima. E Nataša conseguentemente si scrolla via quell’ immeritata etichetta di “perdente”.Nonostante in singolare fosse stata anche numero cinque delle classifiche, si specializza nel doppio dove diventa una delle giocatrici più forti e vincenti della storia. Vince in totale ottanta tornei e forma con Gigi Fernandez una delle coppie più vincenti di sempre, aggiudicandosi la bellezza di 14 titoli dello Slam e garantendosi l’ingresso nel 2010 nella International Hall of Fame del tennis. Quella ragazzina che aveva osato sfidare l’URSS, si è guadagnata con la sua tenacia un posto tra le campionesse di questo sport.

Oggi il tennis femminile in Bielorussia, oltre alla Azarenka che ha ancora anni di carriera davanti, conta anche una buona giocatrice come Olga Govorcova, best ranking di numero 35, capace quest’anno di raggiungere il quarto turno a Wimbledon, migliore risultato Slam in carriera. Olga è anche una buona doppista, capace di stare già tra le prime trenta giocatrici al mondo e avendo già in bacheca otto titoli WTA. Da tener d’occhio la giovane classe ’94 di origini slovene Aljaksandra Sasnovič, capace già nel 2014 di entrare tra le prime cento giocatrici al mondo. Quest’anno ha raggiunto la prima finale WTA a Seul, partendo dalle qualificazioni. Visti gli ampi margini di miglioramento, è una ragazza che va presa in considerazione nel prossimo futuro.

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Il tennis bielorusso maschile non è riuscito a raggiungere i livelli di quello femminile, ma è stato comunque fucina di ottimi giocatori. Maks Mirny ne è senza ombra di dubbi l’alfiere. Mirny è sempre stato riconoscente dei sacrifici fatti dalla famiglia per fargli vivere il sogno di giocare a tennis. Si trasferì da Minsk a Brooklyn, tredicenne, senza spiccicare una parola in inglese. Per arrotondare i guadagni incordava racchette. Il padre Nikolai, giunto in America per permettere al figlio di continuare a vivere il suo sogno, compì innumerevoli sacrifici, facendo il lavapiatti, l’autista e il commesso per permettere a Maks di continuare a giocare, mentre sua madre Tatiana, ex nuotatrice professionista, era rimasta in Bielorussia con il fratellino di soli cinque anni.

Maks entrò a far parte dell’Accademia di Nick Bollettieri e di lì in poi la sua carriera prese il largo. Subito le doti che emersero nel gigante bielorusso erano il servizio devastante e la notevole abilità nei pressi della rete. In singolare è stato numero 18 al mondo, raggiungendo i quarti di finale allo US Open 2002 e vincendo il torneo ATP 500 di Memphis. Ma la sua abilità alla battuta e la sua volèè efficace lo hanno reso un grande specialista nel doppio.

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Maks ha vinto in tutto 6 titoli dello Slam (4 Roland Garros, 2 US Open), 2 Finals e quarantotto tornei in totale. Numero uno delle classifiche, Mirny ha formato coppie vincenti con molti tra i più forti doppisti dell’epoca, come Jonas Björkman, Daniel Nestor e Mahesh Bhupathi. Nel 2012 alle Olimpiadi di Londra è stato portabandiera della sua nazione e vincitore dell’oro nel doppio misto in coppia con la Azarenka, nella finale vinta su Laura Robson ed Andy Murray. Ancora oggi Mirny, nonostante si avvicini ormai ai quarant’anni, continua a giocare con regolarità nella disciplina che tanti successi gli ha regalato. Ancora voglioso di ripagare i sacrifici fatti più di vent’anni fa dai suoi genitori per permettergli di inseguire un sogno divenuto solida realtà.

Oltre al già citato Mirny, il tennis bielorusso ha offerto una delle più grandi “meteore” della storia di questo sport: stiamo parlando di Vladimir Voltchkov. Il buon Vladimir, da Minsk, si era affermato come giocatore da Challenger. Era fuori dai 300 quando ne vinse uno a Fergana, in Uzbekistan(sconfiggendo tra gli altri il nostro Stefano Galvani). Da numero 237 al mondo si presentò alle qualificazioni che gli cambiarono la vita. Va detto che Vladimir era uno che sull’erba sapeva giocare: nel 1996 aveva infatti sconfitto nella finale Juniores del prestigioso torneo Ivan Ljubicic.

Wimbledon, giugno 2000. Il bielorusso passa indenne le qualificazioni e si ritrova a fronteggiare nel main draw Juan Ignacio Chela. Inaspettatamente, in cinque duri set, Vladimir accede al secondo turno. Qui sembra facile preda della testa di serie numero sei e finalista tre anni prima sui prati inglesi Cedric Pioline. In altri cinque lottati set Voltchkov sconfigge il francese e continua la sua avventura. Del tutto inaspettatamente. Tant’è che è costretto a chiedere in prestito l’attrezzatura per continuare la sua impresa. Sulle ali dell’entusiasmo sconfisse Younes El Aynaoui al terzo turno e l’esperto Wayne Ferreira al quarto, entrambi in tre set. Arrivato ai quarti di finali contro Byron Black, sembrava non crederci neanche lui al match-point. 7-6,7-6,6-4. Il bielorusso era il secondo, dopo John McEnroe (!), a raggiungere le semifinali a Wimbledon partendo dalle qualificazioni.

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La stampa inglese lo soprannominò “Vladiator”, sull’onda del successo del Gladiatore di Russell Crowe. In semifinale però si infranse il sogno: un insensibile Pete Sampras spazzò via in tre netti set i sogni di gloria di Vladimir Voltchkov, carneade bielorusso scopertosi eroe sull’erba londinese. In seguito raggiunse il best ranking di numero 25 al mondo nel 2001. Non ha mai più avuto picchi di gioco così alti, ma a Wimbledon Vladiator ha compiuto una vera e propria impresa, ancora oggi ricordata.

Quel che manca è forse un ricambio generazionale nel tennis maschile, visto che nel singolare maschile è il 23enne Egor Gerasimov il giocatore piazzato meglio, alla posizione numero 189.
Se però la squadra femminile di Fed Cup ha giocato per un solo anno nel World Group, al contrario la squadra di Coppa Davis bielorussa è stata capace di raggiungere addirittura una storica semifinale nel 2004. Guidata da Mirny e Voltchkov in quell’edizione la Bielorussia cominciò stendendo al primo turno la vicina Russia, con l’inaspettata vittoria di Mirny su Safin e sul 2-2 il punto decisivo portato a casa da Voltchkov su Youzhny.

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Ai quarti è l’Argentina a soccombere con un lampante 5-0 in quel di Minsk. Mirny e Voltchkov si aggiudicarono tutti i punti, compreso il doppio giocato insieme. E’una storica semifinale, in cui però gli USA si dimostrano superiori, mettendo fine al sogno bielorusso con un netto 4-0.

Insomma davvero niente male per una nazione poco considerata, ancora oggi travagliata politicamente e sognatrice di libertà e democrazia. Sul piano tennistico essa non ha nulla da invidiare a nessuno, vista una tradizione tennistica che nel corso degli anni ha sempre saputo affermarsi in modo convincente.

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