La crisi del tennis in America, uno sport per pochi

La crisi del tennis in America, uno sport per pochi

Da recenti statistiche emerge come negli Stai Uniti vi sia un netto calo di appassionati, sicuramente come conseguenza della mancanza di veri campioni capaci di affascinare la gente ma, sopratutto, a causa delle mutate condizioni socio-economiche del paese.

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Fin dalle origini, il tennis, è stato uno sport per pochi eletti. Senza andare troppo in là nel tempo, c’è chi fa risalire le sue origini al gioco della sphairistikè, praticato nella antica civiltà greca, nella sua versione più recente il tennis era rigorosamente praticato dalla nobiltà. Non per nulla si chiamava “Real Tennis” o “Tennis del Re”. Praticato al chiuso a differenza dell “Lawn Tennis” che si giocava all’aperto. Fu quando nel 1874 il maggiore Winglfield ebbe l’idea di commercializzare presso i grandi magazzini un kit chiamato “ The game of sphairistikè or lawn tennis” completo di reti e racchette, nastri per le righe, martelletto e zeppe per tendere la rete e regolamento che il tennis iniziò a prendere piede. Ma dovettero passare decenni affinchè uscisse dalle atmosfere ovattate dei circoli privati per affacciarsi al grande pubblico.

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Gli appassionati vestivano rigorosamente di bianco.  Il colore d’obbligo nel più antico e prestigioso circolo di tutti i tempi: l’All England Croquet and Lawn Tennis Club di Wimbledon un sobborgo non molto distante dalla capitale del Regno Unito. Le donne indossavano una gonna lunga,  gli uomini i pantaloni.  Tutto bianco, anche le scarpe. Solo le racchette era più scure perchè di legno.

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Terminata la loro ora di gioco erano poi soliti rimanere seduti sulla veranda dei loro club sorseggiando il tè freddo o una bevanda alcolica. Giocare a tennis poteva costare veramente tanti soldi. Un lusso che non tutti potevano permettersi e non a caso era praticamente prevalentemente da persone più che benestanti. Lentamente sempre un  maggior numero di persone di tutte le razze e di tutte le classi socio-economiche iniziò ad appassionarsi sempre al gioco del maggiore Wingfield.  Negli anni il colore rigorosamente bianco dei vestiti iniziò, timidamente,  a lasciare il posto a tinte azzurre, rosa o verdi. Le gonne ed i pantaloni, alle gonnelline per le donne ed ai pantaloncini per gli uomini. Il tennis si apriva lentamente alle masse, perdeva un po della sua solennità e compostezza molto british style per far posto a gusti più moderni ed attuali. Il tennis iniziava a diventare uno sport globale. Praticato in tutto il mondo da giocatori e giocatrici di tutte le razze. Nonostante le “ingessate” origini inglesi furono le poche formali maniere americane a dominare per almeno un trentennio . Quello che va dagli 70 fino ai primi anni 2000. Artur Ashe, Connors, McEnroe fino a Sampras, Agassi, Chris Evert e Martina Navratilova… Campioni capaci di vincere (molto), divertire e coinvolgere il grande pubblico (ancor di più).

Andy Roddick è stato l'ulitmo vero campione USA. Qui è fotografato mentre gioca con le sue Babolat "Stars and stripes": come la bandiera degli Stati Uniti.
Andy Roddick è stato l’ulitmo vero campione USA. Qui è fotografato mentre gioca con le sue Babolat “Stars and stripes”: come la bandiera degli Stati Uniti.

In questi anni il movimento tennistico americano visse un periodo incredibilmente florido non soltanto per i risultati ma anche per il numero di appassionati che cercavano di diventare i nuovi vincitori dello slam di casa.  Complici gli spazi sconfinati, negli Stati Uniti furono realizzati  un numero  enorme di campetti pubblici. Il tennis divenne tra i primi sport nazionali. Era facile giocare, trovare un amico o un parente pronto ad insegnare come eseguire un diritto o un rovescio.  In tv le immagini dei campioni infiammavano di passione milioni di americani. Gli Usa vincevano la Davis. Giocare a tennis non era molto costoso. Costava poco affittare un campo o prendere lezioni da un maestro. Sorgevano migliaia di club ed accademie La USTA (United States Tennis Association) faceva grossi investimenti per il promuovere il tennis sviluppando la Junior Tennis League. Venivano assicurate lezione gratis ai ragazzi nelle scuole.

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Andrè Agassi ha vinto Wimbledon nel 1992 Durante la sua carriera ha sempre sfoggiato look poco tradizionali. Capelli lunghi o tinti, orecchini, pantaloncini jeans…

Oggi il movimento tennistico a stelle e strisce vive un periodo di profonda crisi che qualcuno ha paragonato a quella economica del ’29.

E’ dal 2003 (13 anni!) che un tennista americano non vince gli Us Open.  L’ultimo è stato Andy Roddick.

Sempre dal 2003 un americano non vince gli Autralian Open. L’ultimo è stato Agassi. Dobbiamo andare addirittura indietro al 2001 per trovare un americano, “Pistol” Pete Sampras, vittorioso a Wimbledon. Addirittura dal 2005 un americano non entra in top five, l’ultimo vero campione è stato Andy Roddick. Il presente si chiama Sam Querrey, John Isner, Jack Sock. Davvero poca roba se paragonata a qualche anno fa. Vent’anni fa la Nike poteva fare uno spot con Pete Sampras e Andre Agassi, numero uno e numero due del mondo e assoluti protagonisti del circuito. Oggi dovrebbe chiamare John Isner e Jack Sock: non proprio la stessa cosa! E non sta messo meglio il movimento femminile. Tolte le sorelle Williams resta il vuoto rappresentato da Madison Keys e Sloane Stephens. Seppure promettenti!

Restano i fratelli Bryan e le giovani promesse Taylor Fritz, Nick Rubin, Frances Tiafoe a cercare di infiammare il pubblico. Secondo un sondaggio di  ESPN il tennis è il settimo sport nazionale negli USA. A differenza dell’Europa dove sta al secondo posto subito dietro il calcio.

Bob Garafola, vice commissario di gestione e bilancio della città di New York attribuisce la crisi del movimento tennistico americano al fatto che negli ultimi anni il tennis americano non abbia sfornato campioni degli di tale nome. Ma verrebbe da replicare che la mancanza di campioni è solo la punta dell’iceberg del problema. Il tennis non è l’unico sport in crisi. NBA ed NFL vivono momenti non bellissimi.. Mancano gli sponsor per il baseball ed il NASCAR . Anche la boxe è in profonda crisi.  E’ vero che il tennis USA non ha più campioni dalle grande personalità capaci di affascinare i ragazzini e trainare le masse ma, è anche vero che giocare a tennis è diventato più difficile. I college e le high-school tagliano i fondi dei programmi tennistici, che già hanno in partenza meno appeal e meno importanza nei campus. Secondo Nick Bollettieri:  solo i primi 163 giocatori del mondo riescono a rientrare delle spese. Per questo, e per le maggiori prospettive di guadagno, gli atleti universitari più promettenti scelgono il basket o il football.Un giocatore di equivalente livello nella NFL, il campionato professionistico di football americano, guadagna una media di 1,4 milioni di dollari l’anno.

Diventa così davvero diffice convincere i genitori a scegliere il tennis quando si mettono sul piatto della bilancia queste prospettive. Anche John McEnroe suul’argomento ritiene che “negli altri Paesi i  migliori atleti arrivino a giocare a tennis prima di quanto non capiti negli Stati Uniti”. 

Negli USA, i genitori preferiscono investire in altri sport per la crescita dei loro figli. La USTA ha stimato tra i 3 ed i 7 milioni di dollari l’anno i costi per  gestire una struttura d’elite con i migliori 20-30 giocatori. Ma non sono i soldi a mancare ad una delle federazioni più ricche e non mancare di certo sostegno economico o aiuti ai ragazzi che possono allenarsi con l’ausilio di alcuni dei migliori coach a livello mondiale nel centro federale di Boca Raton.

E’ il sistema sportivo dei college americani, dice Rino Tommasi, che non è adatto al tennis, dal momento che fa esordire i ragazzi sul circuito professionistico intorno ai 22-23 anni, impedendo loro di accumulare importanti esperienze nei tornei Future e Challenger intorno ai 18-20 e facendoli arrivare al tennis che conta troppo tardi rispetto ai coetanei delle altre nazioni.

Si costruiscono nuovi campi pubblici per il basket ma non per il tennis. Così, contrariamente al tennis chi vuole giocare a Basket non deve pagare il campo. E non deve aspettare il proprio turno.  Gioca chi è arrivato prima. Lo stesso dicasi per il calcio.

Taylor Fritz: giovane promesa del tennis stelle e striscie
Taylor Fritz: giovane promesa del tennis stelle e striscie

Secondo Steve Johnson (26 anni numero 32 del mondo): il tennis si è evoluto ed è diventato uno sport globale, in più tanti americani si dedicano ad altri sport perché negli Usa il tennis non è lo sport principale, alcuni sprecano il proprio talento cimentandosi in basket, baseball o football. 

Mentre le più prestigiose e rinomate accademie tennistiche del mondo (Bollettieri su tutti) sono disertate dai giovani americani, è li che i giovani di tutto il mondo, sopratutto dell’est, sognano ancora di allenarsi.

Come ha dichiarato Bethanie Mattek:  «In altri Paesi fra i giovani c’è più grinta, più voglia di emergerePrendete i russi: vogliono fare soldi per andarsene da dove stanno. Gli americani hanno una vita troppo facile»

Il risultato è che sia le accademy tennistiche sia le strutture universitarie fanno da palestra soprattutto ai non-americani. Riporto un estratto di un editoriale di Gianni Clerici usctio sulla Repubblica del 10 agosto 2010: “I giovani americani – osservai – dovrebbero smettere di studiare, di rincorrere la laurea, com’è nelle migliori tradizioni del basket e del football….A conferma di quanto affermavo, fu proprio il basso livello culturale di Sampras e Agassi a consentir loro grandi affermazioni muscolari…..è indispensabile una sana ignoranza. Che non vuol significare mancanza di intelligenza. Vuol solo significare super-professionismo. E basta là. P. s. Spero vivamente che gli americani non lo capiscano”. 

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