Olimpiadi Amarcord: Nicolàs Massù e quella settimana di ordinaria follia

Olimpiadi Amarcord: Nicolàs Massù e quella settimana di ordinaria follia

Olimpiadi di Atene, 12 agosto 2004: un tennista cileno su cui nessuno avrebbe scommesso, scrive la storia conquistando l’oro.

12 agosto 2004, giorno di una calda estate. Quel giovedì le attenzioni del tennista più appassionato erano rivolte su Varsavia e sede del “Warsaw open”. In attesa, a tre giorni di distanza, di seguire l’evento più importante e rappresentativo a cui si possa assistere: l’Olimpiade. Per la cronaca, furono il giovanissimo diciottenne Rafa Nadal e la bravissima Flavia Pennetta a sbancare la capitale polacca vincendo rispettivamente il singolare maschile e il singolare femminile.

Roger Federer si presentava come numero 1 del seeding, logico favorito per la medaglia d’oro. L’elvetico, issatosi in testa alle classifiche mondiali dal mese di gennaio, aveva conquistato sia gli Australian Open che Wimbledon e nel mese di luglio aveva vinto il suo primo torneo in Svizzera. L’oro olimpico era la chance fondamentale per la sua definitiva consacrazione. Consacrazione che aspettava anche Andy Roddick, finalista perdente di Wimbledon e numero 2 del tabellone; l’americano dal servizio potente era l’anti-Federer per eccellenza. Carlos Moya e Tim Henman, non di certo dei specialisti sul cemento, partivano subito dietro mentre al quinto posto trovavamo Juan Carlos Ferrero, che era arrivato ai quarti di finale nella scorsa edizione di Sydney.

I sogni di gloria dell’unico connazionale presente all’evento, Filippo Volandri, si interruppero subito con la sconfitta al primo turno contro il francese Fabrice Santoro. E non fu l’unico: caddero, a sorpresa, Tim Henman contro Jiri Novak (doppio 6-3), Rainer Schuttler (7) contro Igor Andreev (7-6, 6-7, 2-6) e Juan Ignacio Chela (11), battuto dal bielorusso Max Miryni (6-3, 6-7, 4-6).

Nicolas Massu final JJOO Atenas

Altro giro, altri risultati sorprendenti. A farne le spese è questa volta “King Roger”, piegato in tre set (6-4, 5-7, 5-7) dal rampante tennista ceco Tomas Berdych che, pensate, prima di quel match aveva vinto solamente cinque incontri nel circuito ATP. Un semisconosciuto, insomma. Inoltre, alzarono bandiera bianca anche Marat Safin e Juan Carlos Ferrero sconfitti rispettivamente dagli outsider Feliciano Lopez (6-7, 3-6) e Mardy Fish (6-4, 6-7, 4-6). Andy Roddick, su cui tutti avevano iniziato a scommettere, dopo aver abbattuto il brasiliano Flavio Saretta (7-6, 6-3) e aver battuto l’ostico teutonico Tommy Haas (4-6, 6-3, 9-7, venne cementificato con un doppio 6-4 dal cileno Fernando Gonzalez.

Con la caduta al quarto turno di Carlos Moya per mano dell’altro cileno Nicolas Massù (2-6, 5-7) si iniziò a comprendere quale era la regia di questa Olimpiade greca. Gli attori protagonisti man mano stavano lasciando spazio a quelli non protagonisti, a quelli che solitamente non andavano oltre che la semplice comparsa. Quelli di cui nessuno si ricordava, quelli su cui nessuno scommetteva nemmeno un euro. Per quella che, ad oggi, è ricordata da tutti come la settimana di ordinaria follia che coinvolse il tennis mondiale.

Due cileni e due statunitensi in semifinale, tutti a caccia della vittoria finale. Il già citato Massù, che fino ad allora aveva vinto solo sulla terra rossa, ebbe ragione di Taylor Dent per 7-6, 6-1; mentre Gonzalez venne sconfitto dopo una battaglia di tre set (6-3, 3-6, 4-6) da Fish. Poco male, perché l’atleta di Santiago del Cile vincerà con il suo compagno di Nazionale Massu (inaspettato, vero?) l’oro olimpico nel doppio battendo in finale la coppia tedesca formata da Schuttler e Nicolas Kiefer. Finito qui? Certo che no, perché nella finale del terzo/quarto posto Dent si arrese in un match spettacolare culminato al terzo set con il punteggio di 16-14. Per Gonzalez la gioia fu doppia: con il bronzo nel singolo e l’oro nel doppio, furono due le medaglie portate a casa.

Nella finale del 22 agosto, la gioia di Massú esplose con il successo sul suo avversario Fish, una vittoria pazzesca al quinto set rimontando quello che era lo svantaggio di due set a uno per il suo avversario prima dell’inizio del quarto set (6-3, 3-6, 2-6, 6-3, 6-4). Eguagliato, così, il record dei britannici record John Pius Boland, Lawrence Doherty, Arthur Gore, del francese André Gobert e dell’americano Vincent Richards.

Siamo sicuri che è il calcio lo sport più imprevedibile del pianeta?

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