Wimbledon Amarcord, domenica 8 luglio 2007 l’incredibile finale Federer-Nadal

Wimbledon Amarcord, domenica 8 luglio 2007 l’incredibile finale Federer-Nadal

Se esiste un match che sia stato indebitamente oscurato, quello è di sicuro la finale di Wimbledon del 2007. Quando terminò, furono molti quelli che pensarono di aver assistito al più incredibile incontro dal punto di vista qualitativo che si fosse mai disputato su un campo da tennis.

Andiamo a rivivere cosa accadde in quella storica giornata.

Nel 2006, Rafa e Roger si divisero i trionfi nelle finali del Roland Garros e Wimbledon, mentre nel 2007, con Nadal che cercava di avvicinarsi al trono, Roger confermò di essere ancora il Re. Per certi versi questo match rappresentò contemporaneamente la vetta della loro storica rivalità e l’apice del dominio dello svizzero sul mondo del tennis.

Erano quasi le due di pomeriggio, il sole a picco sul Centre Court bagnava i circa 13.000 spettatori che erano riusciti a guadagnarsi l’ambito biglietto per la finale. Quella domenica, dopo una settimana alquanto piovosa, non c’era riparo dalla calura. Nemmeno le ultime file potevano godere di un po’ di ombra. La copertura dell’ultimo anello del Centrale di Church Road era infatti stata tolta per fare spazio ai lavori che avrebbero portato alla creazione di un innovativo tetto semovente.

Nonostante ciò, nessuno dei presenti faceva caso alla temperatura. Ciascuno di loro stava per assistere alla finale dei sogni, uno di quei match che di sicuro sarebbe rimasto nella storia dello sport: lo svizzero Roger Federer contro lo spagnolo Rafael Nadal. Il Genio contro la potenza. L’eleganza opposta la forza. L’estro creativo che sfida la resistenza fisica.

Durante l’intero cammino per la finale Federer aveva perso solo un set. Il numero uno indiscusso delle classifiche mondiali stava inseguendo l’undicesimo titolo Slam e la quinta vittoria consecutiva nel tempio di Wimbledon, cosa che lo avrebbe portato ad eguagliare il record ottenuto 27 anni prima dallo svedese Bjorn Borg.

A 14 chilometri di distanza la torre del Big Ben rintoccò le 2 del pomeriggio. Il momento era giunto.

Il boato del pubblico accolse l’ingresso in campo dei due giocatori, quasi fossero due gladiatori nell’arena. La netta contrapposizione di stili, oltre che sul campo di gioco, era stata volutamente accentuata dai loro bianchi outfit Nike fin dall’inizio del torneo. Il 21enne Rafa entrò facendo strada trotterellando in un piratesco completo sbracciato, mentre Roger, il Re, lo seguì qualche passo più indietro in un elegante blazer bianco coordinato a maglioncino e pantaloni lunghi.

federernadal-2007-wimbyDurante i consueti palleggi di riscaldamento si poteva sentire nell’aria la fibrillazione dell’attesa: era già chiaro a tutti che i due avrebbero dato luogo ad uno spettacolo qualitativamente inarrivabile. Il livello tecnico fu infatti altissimo fin dal primo punto, e continuò a crescere incessantemente per tutte le 3 ore e 45 minuti di gioco. Fino ad allora non si era mai vista una così grande pressione offensiva essere contrapposta a tale velocità difensiva da entrambi i lati del campo.

Federer scappò subito sul 3-0 grazie alla potenza di sette vincenti. Nadal, che stava ancora scoprendo quanto potesse essere forte sull’erba, rispose con una serie di incredibili passanti e nel quinto gioco riuscì ad ottenere il contro break. L’ovvio epilogo del primo set fu il tie-break: Federer si portò velocemente dapprima sul 4-1 e poi sul 6-3. Rafa salvò 3 set point consecutivi e lo raggiunse fino al 7-7. La tensione era alle stelle. Roger riuscì a conquistare il punto dell’8-7 e subito dopo, seguendo a rete due dritti incrociati profondissimi, chiuse il primo parziale con una perfetta volée di rovescio 7-6 (9-7).

Al cambio campo lo spagnolo capì che doveva cambiare qualcosa. Nel secondo set Nadal si fece più aggressivo e riuscì ad ottenere due palle break che avrebbero potuto portato avanti 4-2. Ma il braccio di Roger non tremò e le annullò entrambe. Quando lo svizzero si trovò di nuovo a servire sul 4-5 15-15, il maiorchino cambiò l’inerzia del set con un incredibile rovescio vincente eseguito cadendo a terra sulla riga di fondo. Sul 15-40 l’occasione era troppo importante per farsela scappare di nuovo. Dopo un prolungato scambio, l’ennesimo passante al fulmicotone pareggiò i conti.

Erano passate quasi due ore di gioco e i due campioni erano di nuovo in parità.

Il terzo set seguì l’andamento dei servizi fino al 6-6. Nel conseguente tie-break Federer conquistò subito un mini-break di vantaggio e si portò avanti fino al 3-1. A quel punto lo svizzero alzò ulteriormente il suo livello di gioco e, sul 6-3, con una sbracciata di rovescio sbatté fuori dal campo Nadal costringendolo all’errore. 7-3.

Roger era di nuovo avanti.

Dopo la pausa, non solo Rafa ebbe la forza di riprendersi dal duro colpo, ma nel quarto parziale esibì addirittura il suo miglior tennis. Conquistando il break sia nel primo che nel terzo gioco in pochi minuti si ritrovò avanti 4-0. Nonostante un infortunio alla gamba che lo costrinse ad una breve interruzione, il maiorchino chiuse il set 6-2.

Dopo 3 ore e 8 minuti di gioco, la finale maschile era giunta all’epilogo che tutti gli appassionati sognavano.

Nel set decisivo, sembrò che la brillante forma di Nadal lo potesse realmente condurre al titolo. Federer era stato innervosito da alcune chiamate dubbie dell’Hawk Eye – tanto da indurlo a chiederne lo spegnimento – e quando si trovò al servizio sul 1-1 e sul 2-2, Nadal arrivò in entrambe le occasioni fino al 15-40, senza però mai riuscire a trovare il modo di ottenere il break.

Il sole continuava a splendere mentre grosse nuvole nere iniziarono ad avvicinarsi, quasi a voler rispecchiare in cielo quello che stava per accadere in campo.

Dopo tante occasioni mancate da parte di Rafa – come spesso accade – il break lo fece Roger. Issatosi rapidamente 0-40 grazie a due incredibili dritti lungolinea, Federer sprecò il primo break point. Ma sul 15-40, dopo uno scambio prolungato, un’irreale dritto vincente inside-in sollevò il gesso della riga laterale e consentì al numero uno del mondo di allungare sul 4-2. Il grido di Roger confermò l’importanza di quel break. Il pubblico in visibilio non credeva ai propri occhi: stavano testimoniando una delle più belle partite di tutti i tempi.

Nel game successivo il Re innalzò ulteriormente il suo livello di gioco e, in poco più di un minuto, grazie a tre ace e ad un errore in risposta si portò velocemente sul 5-2.

Erano passate 3 ore e 36 minuti da quando la battaglia ebbe inizio. Era arrivato il momento della verità.

Con lo spagnolo al servizio, due errori da entrambi i lati portarono i giocatori sul 30-30. Rafa ritornò in vantaggio con una bella volée di rovescio, ma una risposta fulminea di Roger riequilibrò il game. Dopo l’ennesimo challenge perso dallo svizzero ed un millimetrico rovescio lungolinea, i due si trovarono di nuovo in parità. La tensione era palpabile. Quella palla ora avrebbe potuto essere decisiva.

Un gratuito di Nadal concesse a Federer il Championship point che però Roger non riuscì a concretizzare nonostante una coraggiosa risposta. Ma sul punto seguente un altro errore dello spagnolo, provocato da un potente rovescio incrociato, gli diede una seconda possibilità. E questa non poteva essere sprecata.

La prima palla di Rafa, esasperata dallo slice, finì in corridoio.

Non appena Federer vide arrivare il secondo servizio, fece un balzo a sinistra per fare spazio al dritto anomalo e scaricò tutta la sua forza su quella pallina. Nadal si difese come poté, recuperando in qualche modo, ma sul successivo attacco arrivò in ritardo e non riuscì a fare altro che alzare una traiettoria difensiva.

roger

 

Roger era già arrivato a rete.

In quel momento il tempo sembrò fermarsi. La comoda palla era solo da spingere nel campo vuoto e tutto sarebbe finito.

La colpì. Poi crollò a terra.

Le lacrime gli rigavano il volto nascosto dalle mani.

Ce l’aveva fatta. Erano 5 di fila.

Bjorn Borg in tribuna non poté fare altro che applaudire quel ragazzo il cui nome non sarebbe mai più stato cancellato dalla storia.

 

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