Andrea Arnaboldi, la favola continua

Andrea Arnaboldi, la favola continua

Oltre a Luca Vanni, c’è anche un altro azzurro che fa parlare di sé. Si tratta di Andrea Arnaboldi che dopo la vittoria ottenuta ai danni dello spagnolo Menendez-Maceiras può cominciare a sognare. Infatti, solo una vittoria lo divide dalla sua prima apparizione nel main draw degli Australian Open, torneo che ogni tennista sogna di disputare fin da quando colpisce la sua prima pallina, magari contro il muro di casa.

Sulla scia di un 2014 tutto sommato positivo, in cui è anche riuscito a qualificarsi per il Roland Garros, Andrea Arnaboldi ha confermato questo risultato, giocandosi sabato la chance di partecipare allo Slam australiano. Del resto il veloce è sempre stata la sua superficie preferita, nonostante tutti i suoi titoli li abbia vinti sulla lenta terra battuta. In caso di qualificazione sarebbe la conferma di quanto buono fatto vedere nella passata stagione.

Andiamo a ripercorrere le tappe fondamentali che hanno portato il tennista italiano a raggiungere questi traguardi. Andrea Arnaboldi, in arte “Arna”, vede la luce in quel di Milano gli ultimi dell’anno 1987. Già a cinque anni inizia a praticare il tennis sotto la guida del padre Alberto.

arna

Come junior ITF ottiene discreti risultati, partecipando inoltre agli Slam di categoria, non riuscendo però ad entrare nei turni più importanti, limitandosi alla vittoria di alcuni tornei di circolo importanti come Milano e Firenze. Nonostante i risultati di rilievo non arrivino Andrea non si perde d’animo e con caparbietà gioca al massimo tutte le sue partite.

Diventato Pro nel 2006, all’età di 19 anni, inizia a disputare tornei sia in singolare che in doppio. I suoi sforzi sono stati presto ripagati; infatti è proprio in questa categoria che vince il suo primo titolo da Pro, appena l’anno successivo in coppia con il tunisino Jallali Walid, sul cemento di Sfax. Partecipa a numerosi tornei Challenger e Futures in Italia e all’estero e l’anno dopo vince un altro torneo di doppio in Austria. Non ha un compagno di doppio fisso e a seconda dei tornei che disputa ne sceglie uno. Ciò è possibile grazie alla sua versatilità e duttilità di gioco, senza contare la grinta, qualità che di certo non gli è mai mancata.

La tenacia di Andrea in singolare non è da meno e alla fine viene premiato. Nel 2008 infatti c’è la sua prima vittoria a livello Pro in un torneo di singolare, vincendo in finale in Spagna con il tennista di casa Íñigo Cervantes Huegún. Questo è un ulteriore stimolo per il milanese che è bravo a non adagiarsi sugli allori. Dopo quel successo, infatti, arriva una certa costanza di risultati, circa un torneo vinto ogni anno. Come un fulmine a ciel sereno nel 2012 accusa un calo di condizione che lo fa precipitare in classifica, facendogli perdere oltre 100 posizioni.

Come tipico del suo carattere dopo una caduta prontamente si rialza e pochi mesi dopo riinizia la scalata che lo ha portato a raggiungere nel giugno di quest’anno il suo best ranking, alla posizione numero 165. Sempre nello stesso anno, come già accennato, ha partecipato al tabellone principale del Roland Garros, perdendo però al primo turno contro il connazionale Bolelli. Proprio dal romagnolo ha ottenuto altre due sconfitte importanti, sempre nel 2014.

arna

La qualificazione agli Open di Francia è stato un importante traguardo raggiunto dal Leone Canturino, che ha significato la piena rinascita dopo la caduta del 2012. Nel momento di forma più alto della sua carriera un infortunio alla spalla subito quest’anno durante le qualificazioni di Wimbledon lo costringe a star lontano dai campi per qualche tempo. In particolare, in seguito a quest’ultima disavventura ha dovuto ridimensionare fortemente gli obiettivi della stagione trascorsa, ovvero quello di entrare tra i primi 100.

Non è stato certo un infortunio a fermarlo ed ora è tornato più forte di prima dichiarando che continuerà sulla scia di inizio anno quando un gioco più aggressivo e una maggiore concentrazione in campo gli hanno permesso di toccare il vertice della propria carriera. I suoi obiettivi dunque non sono abbandonati, al contrario rinnovati per questa stagione, dove ha già ottenuto ottimi risultati, essendo ora ad un passo dal qualificarsi per la seconda volta ad un Major. Il suo sogno più volte dichiarato è quello di entrare in Top 50 e per fare ciò ha ancora qualche anno a disposizione.

La favola di Andrea Arnaboldi è destinata a continuare ancora a lungo vista la sua tenacia, la sua grinta, oltre al gioco espresso in campo.

Di Simone Marasi

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy