Il 2014 di Fabio Fognini, tra liti e delusioni

Il 2014 di Fabio Fognini, tra liti e delusioni

Fabio Fognini di nuovo alle prese con il suo carattere impulsivo ed irascibile. Questa volta a farne le spese è l’arbitro Bernardes, con cui litiga in un match perso in due tie-break, contro un giocatore di classifica molto più bassa.

Venghino signori, venghino ad assistere al nuovo numero del Fognini show. E già, perché se pensavate che nell’ultimo torneo dell’anno il Fabio nazionale si risparmiasse da polemiche e comportamenti antisportivi vi sbagliavate di grosso. Tutto ciò appare discordante in confronto ai buoni auspici di inizio anno quando sembrava che Fabio avesse finalmente capito qual era la diritta via da seguire. Dopo gli infortuni di inizio anno nel torneo di Chennai, raggiunse il quarto turno agli Open australiani, venendo battuto dal serbo Djokovic. Nei tornei minori seguenti su terra ha raggiunto risultati strabilianti: prima il successo a Vina del Mar, contro Leandro Mayer in finale e poi la finale persa a Buenos Aires per mano di David Ferrer. In semifinale sconfisse in modo rocambolesco l’altro spagnolo Tommy Robredo.

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Nei Masters 1000 di Indian Wells e Miami raggiunge gli ottavi; questi buoni risultati gli consentono di stabilire un primato nella sua classifica, attestandosi alla 13esima posizione. Il tennista sanremese non si adagia e coglie un’importantissima vittoria in Coppa Davis contro Andy Murray. Dopo questa partita la stampa nazionale lo celebra come eroe e lo reputa ora un ragazzo maturo, che finalmente ha fatto il salto di qualità. Non l’avessero mai fatto: dopo quella partita, per molti la sua più bella in carriera, c’è stato un tracollo in quanto a prestazioni e risultati.

Già dal torneo seguente, quello di Montecarlo, ha dato prova di essere ricaduto nel circolo vizioso della polemica e di comportamenti antisportivi. Dopo essere approdato, non troppo in scioltezza e non senza polemiche in campo, agli ottavi del torneo monegasco e aver vinto il primo set contro il francese Tsonga, durante un cambio di campo nel secondo set, inizia un turpiloquio con il padre e coach che lo osservavano dalla tribuna. Rimproverò loro di non metterci la faccia nei momenti di difficoltà. La partita terminò successivamente con un bagel in favore del transalpino. Questa scenata fu solo la prima di una serie che accompagneranno il ligure in tutta la stagione.

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Gli altri tornei sul rosso non hanno fruttato molti risultati a Fognini: dopo la finale al BMW Open persa in rimonta, solo il primo turno di Madrid e Roma, e la sconfitta successiva al terzo turno al Roland Garros contro Gael Monfils. Non partecipa ad alcun torneo di preparazione pre-Wimbledon, anche questo secondo molti gesto di arroganza e presunzione. Nel torneo londinese fa ancora parlare di sé per gesti anacronistici. Per questo riceve la bellezza di tre multe. Il primo gesto degno di nota è quando, nel primo turno contro Kuznetsov, tanto per cambiare, getta ripetutamente la racchetta per terra. Il supervisor del torneo gli fa notare di come l’erba di Wimbledon fosse sacra. A quel punto il Fogna, al cambio di campo, lo manda a quel paese dicendogli: “Vai via altrimenti ti spacco la racchetta in testa”. Nessun provvedimento è stato preso nell’immediato ma nel turno successivo contro Anderson inveisce ancora contro il suo attrezzo. A fine torneo gli viene inflitta una maxi-multa di 27.500 $ per comportamento antisportivo, condotta offensiva e, naturalmente, abuso di racchetta.

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Arrivano, dopo la pausa su erba, i tornei su terra, nella fase di stagione dove Fognini difende due titoli e una finale. Nel primo, quello di Stoccarda, non riesce a difendere il titolo, arrendendosi in semifinale allo spagnolo Bautista-Agut. Il successivo torneo di Amburgo è segnato da un comportamento scorretto da parte di Fabio, forse il più grave della carriera. Qui infatti, nel primo turno contro Krajinovic, lo apostrofa alla fine di un punto con un “Zingaro di m…a!”. Poco dopo gli saltano i nervi e perde malamente il match, rimediando un bagel. Le critiche dopo questo gesto sono state moltissime e con un tweet si è scusato pubblicamente. Nel torneo di Umag dove difendeva la finale è stato eliminato nel turno precedente dall’uruguayano Pablo Cuevas.

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La stagione sul cemento americano non decolla fino al Masters di Cinicinnati. Qui si arrende solo ai quarti al gigante canadese Raonic, che lo schianta in due set, lasciandogli la miseria di un game in tutta la partita. Allo Slam americano perde al secondo turno dal francese Mannarino, lasciando a desiderare in quanto a comportamento anche in quell’occasione. La parentesi Davis non è positiva per il tennista azzurro, perdendo entrambi i match di singolare, rispettivamente contro Wawrinka e Federer.

I tornei asiatici costituiscono per lui un ulteriore fallimento, viste le sconfitte ai primi turni contro Gulbis e successivamente Wang. Proprio in quest’ultimo match da riprova di non essere cambiato affatto, nonostante le promesse a fidanzata e genitori. Qui la scena è piuttosto singolare: alla fine dell’incontro, da cui è uscito sconfitto, mostra il dito medio al pubblico, reo, a suo modo di vedere, di averlo fischiato per tutta la durata del match. Pochi giorni dopo pubblica un tweet, palesemente ironico, dove definisce quella cinese un’ottima tournee.

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Dopo la sconfitta a Valencia per mano di Murray con un secco 6/2 6/4, che sa di vendetta della Coppa Davis, nell’ultimo Masters 1000 di stagione, svoltosi a Bercy perde contro il qualificato Pouille con un doppio tie-break. Anche questa è stata una sconfitta in cui il suo carattere nervoso ha svolto un ruolo fondamentale. Infatti nel secondo set conduceva 5/2 prima di subire la rimonta del suo avversario e buttare all’aria il set. C’è stato durante la partita una discussione con l’arbitro Bernardes, che a fine match ha esitato prima di stringergli, come di consueto, la mano. Ne è seguita una discussione dove il genovese non le ha mandate a dire all’ufficiale di gara, rivolgendosi a lui con un tono arrogante e presuontoso.

Questa è l’ultima “fogninata” in ordine cronologico, ma al 99% non sarà l’ultima della sua carriera, a meno che qualcuno o qualcosa gli faccia presente che con questo comportamento non potrà arrivare da nessuna parte, tanto meno lo farà passare alla storia come un campione del tennis, quest’ultimi campioni dentro e fuori dal campo.

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