L’estate americana degli azzurri: avvicinamento agli Us Open

L’estate americana degli azzurri: avvicinamento agli Us Open

A meno di una settimana dallo US Open, analizziamo i risultati degli azzurri nei tornei che hanno preceduto lo Slam a stelle e strisce

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CHI HA INCASTRATO ANDREAS SEPPI? – Mancano appena sei giorni all’ultimo Slam dell’anno e i tennisti azzurri già ammessi al tabellone principale sono solo tre: Fognini, Lorenzi e Seppi. Considerando il momento di forma e l’adattabilità alla superficie, appare evidente che Fabio Fognini sia l’azzurro con maggiori probabilità di far strada a Flushing Meadows. Dopo l’exploit dell’anno scorso (ottavi raggiunti eliminando Johnson e Cuevas nei primi due turni, prima dell’epica rimonta – sotto di due set – con Nadal e della resa in tre set contro Feliciano Lopez), che coincide col miglior risultato del tennista di Arma di Taggia allo US Open, Fabio Fognini si presenta in buona fiducia all’importante torneo americano. Dopo una prima parte di stagione non esaltante, infatti, Fognini si è imposto sulla terra battuta di Umago, prima di prendere parte alla tournée americana che lo ha visto trionfare su Steve Johnson e andare vicino all’impresa contro Andy Murray (avanti 3-0 al terzo, ai Giochi Olimpici di Rio, ha ceduto mentalmente, perdendo sei game di fila). Di contro, le sconfitte con Isner e il diciannovenne Donaldson non inducono a un esagerato ottimismo e sottolineano le solite difficoltà del ligure nel mantenere la concentrazione partita dopo partita. Se Fognini ha comunque saputo reagire al difficile inizio di stagione, non si può affermare lo stesso per il suo compagno di doppio olimpico Andreas Seppi. L’altoatesino, precipitato al numero 88 del ranking, ha raccolto solo una vittoria (a Rio, 7-6 al terzo contro Marchenko) negli ultimi tre tornei, in cui è stato eliminato da Carreño Busta, Nadal e Struff (con uno sconfortante 6-2 6-3). Sarà dura, per il tennista di Bolzano, riscattarsi nello Slam in cui ha ottenuto i peggiori risultati, l’unico in cui non ha mai raggiunto la seconda settimana. Completa il quadro Paolino Lorenzi (fresco di primo titolo ATP e di best ranking) che, come da tradizione, ha preferito – con l’unica eccezione del torneo olimpico, in cui ha battuto un tennista molto più adatto al cemento come “Rendy” Lu – dedicare i mesi di luglio e agosto ai challenger su terra. Il volenteroso tennista senese, però, ha sempre sofferto (anche a causa di sorteggi poco fortunati) negli Slam e, ad alti livelli, il suo tennis è poco redditizio. La speranza è che, ai tre azzurri in tabellone, possano aggiungersi gli altri italiani (più o meno giovani) che, da oggi, sono impegnati nelle qualificazioni: Giustino, Vanni (rinfrancato dall’affermazione a Segovia, dopo mesi difficili a causa della mononucleosi), Fabbiano o Arnaboldi (questi ultimi due impegnati in un derby al primo turno), Giannessi, Gaio e Napolitano (reduce da ottimi risultati a livello challenger).

UN ANNO DOPO LA FINALE VINCI-PENNETTA – A un anno di distanza dalla storica finale tutta azzurra, le quattro tenniste italiane in tabellone (Vinci, Errani, Giorgi e Schiavone) si presentano allo US Open dopo risultati poco convincenti. Robertina Vinci non ha saputo replicare le prestazioni della scorsa annata e appare improbabile che la trentatreenne tarantina possa raggiungere, di nuovo, la finale. Nei tre più importanti tornei estivi (i due Premier Five e i Giochi Olimpici), infatti, Robertina non si è mai spinta oltre gli ottavi, perdendo contro Kasatkina, Schmiedlova (alla sesta vittoria stagionale su quasi trenta incontri) e Suarez-Navarro. Destano preoccupazioni anche i risultati della sodale Sara Errani, scesa al numero 29 della classifica e maltrattata da Kasatkina, Vandeweghe e Makarova. Il tennis di “Sarita” ha perso l’efficacia dei tempi migliori e, anche sotto il punto di vista mentale, non sembra più quella ragazza determinata e combattiva, capace di raggiungere una finale Slam. L’ultima veterana del tennis italiano, l’eterna Francesca Schiavone, arriva allo US Open (dove, per due volte, ha raggiunto i quarti di finale) con un solo torneo giocato sul cemento. A Nanchang, l’ormai trentaseienne “Leonessa” ha perso ai quarti contro Risa Ozaki, giovane giapponese numero 115 del ranking. Le speranze di ricambio generazionale, affidate alla talentuosa Camila Giorgi, sono state finora disattese. A tre anni di distanza dal suo miglior risultato a Flushing Meadows (quando raggiunse gli ottavi battendo la top10 Wozniacki), la tennista marchigiana, purtroppo, non ha ancora raggiunto la maturità necessaria per il salto di qualità; anzi il suo tennis ha subito una triste involuzione, certificata dalle recenti sconfitte contro Knapp, Vinci, Davis e Vesnina (intervallate dalle illusorie affermazioni contro Bouchard e Stephens). In chiusura, un doloroso appunto sul panorama del tennis femminile italiano: nessuna azzurra è presente nel tabellone di qualificazione; a dispetto della propaganda federale, il movimento non appare così in salute.

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