A proposito del GOAT

A proposito del GOAT

Lo straordinario inizio di stagione di Roger Federer ha reso nuovamente d’attualità l’interrogativo su chi sia il più grande tennista di ogni tempo. Proviamo a fare chiarezza sull’argomento.

8 commenti

Tra gli effetti collaterali del suo a dir poco prodigioso inizio di stagione, non poteva mancare la riproposizione mediatica, moltiplicata come i pani e i pesci di Gesù, della madre di tutte le domande: è dunque Roger Federer il più grande tennista di ogni tempo?

Esclusi i tifosi, siano essi pro o contro lo svizzero, che per la loro stessa natura non possono certo avere nell’obiettività la dote più spiccata, ho provato inutilmente a cercare sui social-network argomentazioni che potessero in qualche modo rispondere con esaustività al quesito di cui sopra. Le ho cercate, naturalmente, tra gli addetti ai lavori che una volta di più hanno voluto azzardare giudizi, in qualche caso anche ricorrendo a spiegazioni spesso diverse tra loro ma ciascuna con la pretesa nascosta dell’infallibilità. C’è chi la mette sul piano dei numeri, chi della classe, chi dello stile, chi del valore degli avversari, chi della simpatia e dell’umanità, chi del numero dei figli (e addirittura di quelli che potrebbero venire, come le indiscrezioni delle ultime ore sembrano suggerire).

Ma, come ogni volta, ho dovuto arrendermi all’evidenza che, in realtà, la domanda rischia di rimanere ancora una volta senza risposta. Volete sapere il perché? Continuate a leggere fino alla fine e traetene le debite conclusioni.

QUESITO MAL POSTO – Innanzitutto, occorre spiegare che la frase “di ogni tempo” presuppone una condizione che invece non è realizzabile, ovvero che il tennis nei suoi parametri di valutazione (perché questo vogliamo fare: comparare atleti tra loro e misurarne il valore e quindi la grandezza) non sia mai cambiato. Vorremmo cioè mettere sullo stesso piano esseri più o meno umani (dato che in molti casi si tratta di extra-terrestri) che hanno svolto la loro attività nell’arco di circa 140 anni e al contempo ignorare bellamente quanti e quali cambiamenti siano avvenuti in questo consistente lasso di tempo. È fin troppo banale sottolineare come il tennis dei fratelli Doherty fosse diverso da quello dei quattro moschettieri francesi e quello di questi dal tennis di Donald Budge e poi degli australiani del dopoguerra e via di questo passo. Vogliamo davvero ignorare l’enorme differenza tecnica, di materiali, di spirito, di preparazione fisica e di tutto il resto esistente tra le diverse epoche? Suvvia, siamo seri! Quando diciamo “di ogni tempo” dobbiamo assolutamente tenerne conto e quindi già in partenza il quesito è mal posto. Perché qualsiasi, e ripeto qualsiasi parametro noi andremo a prendere in considerazione si scontrerà con questa evidenza e non esistono, a mio modesto parere, strumenti in grado di rendere comparabili epoche così diverse tra loro.

Bill Tilden e Suzanne Lenglen: i Goat di 100 anni fa
Bill Tilden e Suzanne Lenglen: i Goat di 100 anni fa

NON “GOAT” MA “GOOE” – Quindi, sgombrato il campo dall’equivoco del “di ogni tempo” che nell’acronimo GOAT prende le sembianze delle ultime due lettere (All Time), proviamo a restringere l’area di indagine e sostituirlo con GOOE, ovvero Greatest Of Open Era. Lo so, come sigla è bruttissima e impronunciabile (mentre quella originale è più dolce e ci ricorda un po’ i telefilm di Love Boat…) ma ha il pregio di avvicinarci, almeno parzialmente, a una forma più corretta di obiettività. Sempre per quei pochi che non lo sapessero, l’Era Open è iniziata il 22 aprile 1968 con il torneo di Bournemouth, il primo cioè nel quale vennero ammesse entrambe le categorie di tennisti dell’epoca: dilettanti (o amatori) e professionisti. A questi ultimi infatti, fino a quel momento, la Federazione Internazionale aveva impedito la partecipazione a tutti i tornei a lei affiliati (i quattro slam in primis) creando di fatto due circuiti che, come altrettante rette parallele, per decenni non si incontrarono mai.

Consentire a tutti i giocatori di potersi affrontare tra loro in qualsiasi torneo ebbe come effetto principale quello di rendere assai più credibile lo svolgimento e quindi l’esito di ogni manifestazione; non è un caso che i numeri e le statistiche relative al tennis abbiano preso quel 22 aprile 1968 come prima pietra su cui costruire il proprio edificio. Questo non vuol dire che tutto quanto è successo in precedenza non abbia alcun valore bensì che, in assenza di uniformità, spesso non è possibile trovare termini di comparazione. Tanto per ricorrere al solito esempio, non si possono paragonare tra loro i due Grand Slam conseguiti da Rod Laver in quanto il primo (1962) è stato ottenuto in assenza dei professionisti a differenza del secondo (1969). Non solo: è piuttosto complicato anche stabilire se un qualsiasi torneo dello slam dal dopoguerra in poi (questo solo per semplificare, perché in realtà il professionismo è antecedente alla seconda guerra mondiale) abbia avuto lo stesso valore (o più o meno) rispetto a un torneo Pro disputato nel medesimo periodo. Semplicemente, mancava il confronto e se anche si può supporre che i professionisti fossero più forti dei colleghi amatori (in assenza tuttavia di dati certi) questa si riduce appunto a una supposizione.

Un giovane Rod Laver
Un giovane Rod Laver

L’ATP E IL COMPUTER – Un altro importante passo in avanti verso la verità mai svelata è avvenuto il 23 agosto del 1973, data in cui l’ATP (Association of Tennis Professionals) ha emesso la prima graduatoria mondiale dopo aver inserito in un computer una certa quantità di dati. Il sistema di calcolo, in principio incompleto e perfettibile, subì nel tempo modifiche e correzioni e oggi, pur non immune da difetti, garantisce quantomeno una certa completezza e coerenza. Per quanto i numeri non possano spiegarci tutto, al giorno d’oggi è almeno possibile classificare i giocatori settimana per settimana e assegnare ad ognuno di loro un numero che ne rispecchia il valore in un gruppo omogeneo. Ciò che invece la classifica non potrà mai dirci è se il numero 27 del mondo del 26/06/1995, l’olandese Jacco Eltingh, sia più o meno forte del collega che occupava la stessa posizione dieci anni e un giorno dopo (27/06/2005), ovvero il francese Sebastien Grosjean. E questo perché il ranking ATP è solo uno dei tanti strumenti con cui possiamo misurare il valore degli atleti attraverso i numeri.

LA VALENZA DEI TORNEI – E allora, che fare? Qualcuno suggerisce di assegnare un valore ai diversi tornei e quindi giudicare i risultati dei singoli protagonisti in base al torneo in cui vengono conseguiti. Ma, se ci pensiamo bene, questa operazione avviene già con il ranking: la vittoria in uno slam assegna 2000 punti, cioè il doppio di un Masters 1000 e il quadruplo di un ATP 500. Tuttavia, sono certo che tutti saranno d’accordo sul fatto che la vittoria in un major vale molto più di due Masters 1000 (per non parlare di quattro ATP 500 o otto ATP 250). Volete un altro esempio? Il clamoroso successo al Roland Garros 2004 ha conferito a Gaston Gaudio quella gloria eterna che Andrei Chesnokov (Montecarlo 1990, Canad Open 1991) o Wayne Ferreira (Canada Open 1996, Stoccarda 2000), pur ottimi giocatori, non avranno mai.

Insomma, anche se il sistema di punteggio dell’ATP non soddisfa pienamente la nostra esigenza di trovare un metodo infallibile ricorrendo alle cifre, almeno ci consente di cercare conforto nei numeri che hanno la qualità di mettere un po’ d’ordine dove altrimenti ci sarebbe il caos. Perché se è vera la storia di Gaudio, Chesnokov e Ferreira, è anche vero che sarebbe ingiusto affermare che una vittoria ottenuta da un giocatore nei confronti di Gaudio abbia più valore di una sugli altri due. Gaudio infatti (non me ne voglia il simpatico argentino) nella sua carriera è stato n°5 (best-ranking, il 25/04/2005) mentre tra l’inizio e la fine di quel famoso Roland Garros fece un balzo di ben 34 posizioni in classifica (da 44 a 10). Ciò significa che, mentre il georgiano Irakli Labadze lo sconfisse a Roma un mese prima quando Gaston era n°27, il connazionale Mariano Zabaleta lo batté un mese dopo a Bastad quando era n°11. Ma Gaudio non poteva essere cambiato così tanto in due soli mesi. Eccoci allora che, dai contenitori (i tornei), passiamo al contenuto (i giocatori).

LA VALENZA DEI GIOCATORI – Appurato che il ranking aiuta a dipanare la matassa ma i nodi da sciogliere restano tanti, proviamo adesso a rispondere a quelli che “Federer ha dominato nel periodo in cui non aveva avversari di valore mentre gli altri…”. Ora, in ossequio a quanto affermato sopra e quindi convinto che per avvicinarci all’obiettività (avvicinarci, badate bene) occorrerebbe almeno trovare un giusto compromesso tra la valenza dei tornei e i punti che gli stessi mettono in palio, non si può sostenere che “Borg aveva McEnroe e Connors e viceversa, che Lendl aveva Becker e Edberg e viceversa, che Sampras aveva Agassi e viceversa mentre Federer non aveva nessuno”. Questo, consentitemelo, significa trattare l’argomento come lo si farebbe al bar (con tutto il rispetto per i bar, luoghi di straordinaria fertilità sportiva). Innanzitutto occorre puntualizzare che i periodi sportivi non sono compartimenti stagni isolati l’uno dall’altro bensì del tutto consequenziali in quanto prevedono l’accavallamento di protagonisti anagraficamente dissimili tra loro. Ivan Lendl ha avuto come grandi rivali sia John McEnroe che Boris Becker; allo stesso modo Pete Sampras ha vinto il primo slam nel 1990 quando i primi della classe erano lo stesso Lendl e Stefan Edberg e l’ultimo nell’epoca di Hewitt e Safin (2000). È chiaro che, in questo caso, è la longevità di un elemento a fare la differenza: più lunga è la carriera, maggiori sono le possibilità di confrontarsi con più generazioni di avversari. Però, sarete d’accordo con me, anche queste considerazioni, pur aggiungendo fieno in cascina, rimangono troppo generiche per aiutarci a trovare la risposta. E allora proviamo ad approfondirli.

John McEnroe e Bjorn Borg
John McEnroe e Bjorn Borg

I NUMERI DEI 10 NUMERI UNO – Appurato che non esiste un parametro assoluto di scelta, per selezionare i dieci tennisti dell’Era Open su cui fare qualche calcolo ho preso il più immediato, ovvero il numero di major vinti. Ripeto, anche questo è solo uno dei tanti parametri possibili e non necessariamente il più obbiettivo. Ebbene, la scelta è ricaduta (in ordine alfabetico) su Agassi, Borg, Connors, Djokovic, Federer, Lendl, McEnroe, Nadal, Sampras e Wilander. Ecco, giusto per rimarcare quanto a volte sia notevole il divario tra le cifre e le sensazioni, Mats rientra nell’elenco in questione pur essendo probabilmente meno popolare sia del connazionale Edberg che del tedesco Becker, i quali però hanno vinto entrambi un major in meno.

Ma lasciamo perdere le sensazioni e concentriamoci sulle cifre. Per semplicità, ho preso quattro parametri relativi agli slam stessi pur ribadendo che si tratta di dati parziali e incompleti. Questi sono: classifica media e numero di slam dei finalisti sconfitti negli slam vinti dai dieci e classifica media e numero di slam vinti dai giocatori affrontati negli slam vinti dai dieci. Non spaventatevi, non è così complicato come sembra. Purtroppo, i dati sono parziali in quanto per i numeri uno più anziani mancano rilievi oggettivi del computer (fino ai primi anni ’80 le classifiche non venivano stilate settimanalmente come adesso e quindi le posizioni nel ranking dei diversi giocatori erano meno aggiornate e precise e dunque non sempre del tutto attendibili) mentre per i tre atleti ancora in attività il rilievo è limitato alla carriera fin qui sostenuta e andrà aggiornato per ciascuno quando smetteranno.

Slam vinti dai finalisti e in generale e relative medie

AGASSI         8 (1,00)           38 (4,75)

BORG             16 (1,45)         27 (2,45)

CONNORS    29 (3,62)         46 (5,75)

DJOKOVIC   78 (6,5)           146 (12,16)

FEDERER     34 (1,88)         70 (3,88)

LENDL          23 (2,87)         61 (7,62)

McENROE     42 (6,00)         65 (9,28)

NADAL         66 (4,71)         108 (7,71)

SAMPRAS     27 (1,92)        73 (5,21)

WILANDER  12 (1,71)         31 (4,42)

Ranking medio dei finalisti, degli ultimi quattro e di tutti gli avversari

AGASSI         22                    44,9                 62,6

BORG            ND                  ND                  ND

CONNORS    ND                  ND                  ND

DJOKOVIC   5,5                   16,7                 41,9

FEDERER     15,8                 21,1                 50,8

LENDL          ND                  ND                  ND

McENROE     ND                  ND                  ND

NADAL         5,57                 16,3                 50,3

SAMPRAS     12,1                 32,9                 58,3

WILANDER  ND                  ND                  ND

Ciò che emerge da questa piccola analisi non è del tutto privo di interesse. Se il valore di una vittoria è data anche dal valore degli avversari sconfitti, si può presumere che battere in finale un vincitore di slam (e ancora più nello specifico di quanti slam è vincitore) sia più difficile che battere un avversario che di slam non ne ha mai vinti. Ebbene, prendendo in esame questo dato, i migliori risultano Novak Djokovic e John McEnroe. Nelle sue 12 vittoriose finali il serbo ha affrontato avversari che, complessivamente, hanno vinto 78 slam mentre lo statunitense ha battuto rivali che assommavano nel complesso 42 major (ma questo in sole 7 finali). In questa classifica Federer si colloca al settimo posto e dietro allo svizzero ci sono solo Borg, Wilander e Agassi. Ancora peggio va a Roger se prendiamo in esame la seconda graduatoria, quella cioè che tiene conto degli slam vinti da tutti gli avversari affrontati e non solo dai finalisti. In questo caso peggio di Federer ha fatto solo Borg mentre il leader rimane di gran lunga Nole.

Novak Djokovic
Novak Djokovic

Per quanto riguarda invece il ranking medio dei finalisti, degli sconfitti dagli ottavi in poi e di tutti gli avversari affrontati dai nostri dieci prescelti nelle loro vittorie, come detto il dato è possibile solo per quelli più recenti ed evidenzia che, quanto alla prima colonna, Djokovic (5,50) e Nadal (5,57) sono praticamente sulla stessa linea davanti a Sampras (12,1), Federer (15,8) e Agassi (22). Nella seconda, probabilmente la più attendibile, i migliori sono ancora Nadal (16,3) e Djokovic (16,7) ma Federer (21,1) stacca nettamente sia Sampras (32,9) che Agassi (44,9). Infine, se consideriamo tutti gli avversari affrontati, Djokovic ha dovuto misurarsi mediamente con giocatori il cui ranking era di 41,9 mentre Nadal (50,3) e Federer (50,8) sono praticamente sullo stesso piano e staccano Sampras (58,3) e Agassi (62,6). Ora, dato che queste medie possono essere fortemente corrotte da situazioni anomale (faccio un esempio: se in un determinato torneo tra gli avversari ci sono un paio di atleti assestati oltre la trecentesima posizione, la media si alza sensibilmente pur trattandosi evidentemente di un fatto episodico), ho estrapolato per i quattro che ne hanno la possibilità (ovvero Sampras, Federer, Nadal e Djokovic) i dieci migliori risultati ed ecco allora che i valori cambiano. In questo caso Roger Federer è superiore a tutti nella media-ranking complessivo (33,27 contro 36,77 di Djokovic e 40,71 di Nadal) mentre il serbo continua a guidare la media-ranking dagli ottavi in poi con 11,52 davanti a Nadal (13,05) e Roger (14,55); quarto Pete Sampras in entrambe le graduatorie, con 20,05 e 42,60.

Se, arrivati a questo punto, ritenete che queste analisi vi abbiano annoiato o fatto venire il mal di testa non posso certo darvi torto. Anche perché le obiezioni sarebbero tante e tutte legittime. Del tipo: perché prendere in esame solo i risultati ottenuti negli slam vinti e non in tutti? Oppure: perché non allargare il tutto anche agli altri tornei? Con un po’ di tempo a disposizione e tanta, tantissima pazienza da parte vostra si potrebbero stilare tante altre classifiche e nemmeno in quel caso (ve lo dico perché già l’ho fatto) si arriverebbe alla verità assoluta.

Pete Sampras e Marat Safin
Pete Sampras e Marat Safin

TRA TANTI RECORD, QUALE SCEGLIERE? – Infatti, quale? Hanno più valore i 18 slam di Federer o i quattro consecutivi di Djokovic, unico capace di tanto dal 1969? È più difficile vincere 5 Wimbledon consecutivi o 9 volte Parigi in 10 anni? O mettere a segno 4 volte consecutive la doppietta Wimbledon-Us Open? O, visto che ancora non ci è riuscito nessuno, vincere tutti e 9 i Masters 1000? Oppure il più forte è semplicemente quello che ha totalizzato il maggior numero di settimane al primo posto della classifica ATP? O piuttosto quello che ha la miglior percentuale di incontri vinti in assoluto?

In molti di questi primati c’è lo zampino di Roger Federer ed è anche per questo che, probabilmente, se potessimo prendere tutte queste statistiche e le mettessimo in una centrifuga, alla fine l’elvetico ne uscirebbe vittorioso. Però, lo ribadisco, siamo sempre dentro l’Era Open; non mi si venga a parlare di “All Time”.

LA CLASSE NON È ACQUA – Vero, ma nemmeno è un indicatore valido per stabilire se un tennista sia più forte di un altro, come invece mi è successo di leggere in un commento su Facebook da parte di un tifoso di Federer. E neppure lo stile lo è, come invece accade in altre discipline sportive (ginnastica artistica e tuffi, per citarne un paio); di conseguenza non si può sostenere, e più d’uno lo fa, che il più forte sia “chi gioca meglio” anche perché sarebbe assai arduo stabilirlo. Classe, stile, eleganza nel gesto tecnico, propensione allo spettacolo, carattere e altre caratteristiche sono di sovente fattori che determinano la popolarità dei giocatori ma anche in questo caso si tratta di indicatori che, pur significativi, non rispondono al nostro quesito originale.

AND THE WINNER IS… – Quindi, starete pensando, a che scopo tutta questa pappardella? Beh, in fondo era solo un tentativo atto a far ragionare sia chi non ha dubbi sull’investitura di Federer a più grande di sempre (o degli ultimi 50 anni) e sia pure chi sostiene a gran voce il contrario. Proprio Roger ha dimostrato che si può essere grandi protagonisti fino ad un’età avanzata e non dobbiamo dimenticare che, in questa ottica, Nadal e Djokovic hanno rispettivamente cinque e sei anni di differenza e sono quindi in grado di migliorare i loro numeri (come pure di peggiorarli). Il mio parere è che Bjorn Borg e Pete Sampras si sarebbero contesi questo ipotetico titolo prima dell’avvento dei tre suddetti; adesso si dovrà attendere che la carriera di Federer, Nadal e Djokovic giunga al termine per tirare le somme. Di certo, con il suo mirabolante inizio 2017, l’elvetico ha messo nuova distanza tra sé e gli altri due ma credo che la strada sia ancora lunga.

8 commenti

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  1. Giulio Lalli - 7 mesi fa

    Federer é oggi il più grande di sempre, lui e Nadal sono IL TENNIS, mai nessuno come loro e mai nessuno lo sarà più

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  2. Gabriele Puntoni - 8 mesi fa

    I migliori tre della storia per distacco sono 1 federer 2 djokovic e 3 Nadal ma tra cinque anni nole avrà una carriera superiore allo svizzero e sarà il migliore della storia senza discussioni

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    1. Pia Barisone - 7 mesi fa

      il tennis non è solo numeri…Gabriele Puntoni…….Federer il migliore di sempre indipendentemente dai numeri (per ora anche per quelli) ..e davanti a diokovic mettiamoci ..Sampras John Mc Enroe .e Borg e altri…qualunque cosa vinca il serbo da ora in poi …intanto ha appena 29 anni e le ha già buscate un po da tutti ..

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  3. Rodolfo Luffarelli - 8 mesi fa

    Discute solo il tifoso contrario; l’esperto di sport e di tennis non ha più alcunché da dire. Tempo perso …

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  4. Piero Vassallo - 8 mesi fa

    “Nelle sue 12 vittoriose finali il serbo ha affrontato avversari che, complessivamente, hanno vinto 78 slam”. Scusa non ho ben capito che conteggio hai fatto, Djokovic ha battuto in finali Slam Tsonga (0 Slam), Murray (3 Slam), Nadal (14 Slam) e Federer (18 Slam), per un totale di 35 Slam. Questo 78 da dove viene fuori?

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    1. Peppe Nacca - 8 mesi fa

      Ho considerato ogni finale vinta dai giocatori presi in esame come disputata ogni volta contro un singolo avversario, anche se questo si è ripetuto più volte. E ogni volta ho rilevato il numero di slam vinti dal finalista sconfitto fino a quel momento. Quindi, visto che parliamo di Djokovic, abbiamo: AO 2008 Tsonga 0, AO 2011 Murray 0, W 2011 Nadal 10, US 2011 Nadal 10, AO 2012 Nadal 10, AO 2013 Murray 1, W 2014 Federer 17, AO 2015 Murray 2, W 2015 Federer 17, US 2015 Federer 17, AO 2016 Murray 2, RG 2016 Murray 2. Il totale in realtà fa 88 (e di questo mi scuso ma evidentemente non avevo ricontrollato). Ho pensato che, se avessi considerato i finalisti una e una sola volta e per il totale degli slam vinti in carriera e non di quelli vinti al momento avrei fornito un dato fuorviante e provo a spiegare il perché: se per caso un giocatore vince quattro finali contro avversari diversi che ne hanno vinti rispettivamente (facciamo un esempio) 4, 3, 6 e 7 (il cui totale fa 20) e un altro ha invece sempre affrontato lo stesso che ne ha vinti 12 sembra che il primo giocatore abbia dovuto affrontare complessivamente avversari di maggior valore (20 contro 12) mentre in realtà battere quattro volte un avversario che vanta 12 titoli secondo il mio parere vale 48. Spero di essermi spiegato e grazie per la domanda.

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  5. Floydiano Dentro - 8 mesi fa

    Gli altri giocano a tennis, lui è, il tennis!

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  6. Pia Barisone - 8 mesi fa

    Ahahahhahahahah di nuovo??????…sono anni che mettete in dubbio …Roger Federer è ormai considerato da tutti anche fuori dal mondo tennistico uno dei più grandi atleti di sempre nello sport in generale non solo nel tennis…per alcuni addirittura il più grande….e qs continua a fare calcolano stupidi..
    I numeri sono importantissimi ma vanno sommati ad altro….classe tecnica …mentalità vincente longevità..presenza costante .fisico ..immagine …evoluzione dell’atleta stesso…Roger Federer è ormai protagonista da 3 generazioni ed il suo tennis e ‘sempre competitivo…MOLLATECI e rosicate da altre parti

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