Atp Finals: “Thiem sogna per un set, poi Djokovic sprigiona la sua furia”

Atp Finals: “Thiem sogna per un set, poi Djokovic sprigiona la sua furia”

Il commento semiserio della pagina “Il Taccuino del Tennis” dopo la prima partita tra Novak Djokovic e Dominic Thiem nell’Ivan Lendl Group delle Atp Finals 2016.

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Francesca Schiavone, vestita coi colori della sacra bandiera serba ed addobbata sobriamente con svariati cartelloni che, a caratteri cubitali, recitano la scritta “Go Nole!”, elude abilmente le telecamere di sorveglianza e riesce così ad accomodarsi in cabina di commento, tramortendo la povera Elena Pero con un secco colpo dietro la nuca ed affiancandosi sommessamente a quella vecchia volpe di Luca Boschetto.

Inizia quindi la partita e, tra scambi monotoni e normale amministrazione di un ex numero uno ed uno futuro (neanche per idea), si arriva ad un prevedibile tiebreak, tra le urla belluine della commentatrice milanese che, con la manina, cerca di creare un vortice d’aria che faccia uscire ogni colpo del povero ed inerme austriaco. Succede un po’ di tutto, dunque. Tre doppi falli da parte di un Thiem improvvisamente colto da cecità nel momento di chiudere il set, una volée di Djokovic che ha provocato un potentissimo attacco epilettico al povero Becker (secondo fonti certe, sembra abbia lo stesso parrucchiere di Donald Trump), con conseguente gran passante del giovane debuttante, qualche nastro desideroso di popolarità ed una moltitudine di palle giocate, trovano la loro logica conclusione nel ventiduesimo punto che consegna la conquista del primo set a Dominic, notizia presa come di consueto con garbo e bon ton dal rivale Novak, che prende l’ennesimo e prevedibile warning per condotta antisportiva.

Finisce quindi la partita per Thiem, che abbandona l’arena salutando l’intero pubblico con un gran sorrisone sul volto, convintissimo che la nuova formula del round robin preveda partite lunghe soltanto un set. Scatta qualche foto, firma gli autografi di rito, e si dirige sparato verso lo spogliatoio, oltrepassando con indifferenza la schiera di addetti ai lavori che cercano di trattenerlo sul rettangolo di gioco. Dall’altra parte del campo, invece, a Djokovic non sembra importare dell’assenza del suo avversario e, come infernale macchina da guerra, scaglia vincenti a ripetizioni accompagnati da urla disumane e belluine, buttando di continuo lo sguardo verso il suo avversario inesistente. Termina quindi la partita con la vittoria dell’ex sovrano, celebrata con una sgraziata ola dalla Schiavone, maturata però, come ho ben spiegato, per una semplice e banalissima incomprensione dello sbadato austriaco, che ancora, nonostante tutto, festeggia il primato nell’Ivan Lendl Group. E, d’altronde, contento lui, contenti tutti.

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