Belinda Bencic: un talento perduto?

Belinda Bencic: un talento perduto?

La svizzera, dopo il best ranking del 2016 con la posizione #7, sta cercando di ripartire, dalle retrovie, dai cosiddetti tornei minori, per rientrare nelle prime 50 al mondo

di Mattia Esposito

Belinda Bencic nasce il 10 marzo 1997, e proprio in occasione del 21° compleanno, è giusto ripercorrere le tappe della sua carriera, giovane ma già ricca di episodi. Oggi è numero 71 al mondo, ma il lento ritorno in top 100 è stato davvero difficile: basti pensare che a settembre dell’anno scorso, era 312 al mondo. Una ragazza d’oro, cresciuta nel mito di Martina Hingis, che sta provando a ritornare in auge top 10. Come? Attraverso tornei minori, che l’hanno portata anche a ritornare a calcare differenti palchi importanti. Ad inizio anno l’Hopman Cup con l’amico ed idolo Roger Federer, antipasto del grande ritorno che l’aspetta, dopo i trionfi e i pianti passati…

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UN ASTRO NASCENTE DEL TENNIS MONDIALE- L’elvetica, cresciuta nel mito di Martina Hingis, e accomunata in qualche modo dall’essere entrambe emigrate in Svizzera dai paesi dell’Est, è allenata proprio dalla madre dell’ex numero 1 al mondo WTA. Sin dal circuito juniores, la Bencic si è sempre contraddistinta per la sua precocità, soprattutto nei risultati, come quelli raggiunti in doppio, con le finali a Wimbledon e Us Open e i quarti di Parigi. Fu proprio al Roland Garros nel 2013 che si fece conoscere, vincendo lo Slam juniores ad appena 16 anni, per poi ripetersi dopo qualche settimana all’All England Club, diventando la prima, dopo 6 anni, a vincere due Slam juniores consecutivi, dando continuità ai risultati. L’approdo nel circuito professionistico, avviene nel 2012, con diversi tornei Itf e l’esordio in Fed Cup nello spareggio per il Gruppo Mondiale II. Dopo un anno di apprendistato nel 2013, la Bencic comincia a collezionare vari interessanti piazziamenti, soprattutto negli Slam, con il secondo turno agli Australian Open, arrendendosi solo a Li Na, futura vincitrice del torneo, il terzo turno a Londra e i quarti, miglior piazzamento negli Slam fin qui, a Flushing Meadows. Ma è anche l’anno della prima semifinale WTA a Charleston e la prima finale, raggiunta a Tianjin, perdendo solo contro Riske. Il 2015 invece è l’anno dei primi titoli, con alcune uscite deludenti, come a Melbourne, ma dopo la finale persa contro Camila Giorgi a S’Ertogenbosch, arriva la prima soddisfazione a Eastbourne, continuando l’ottimo feeling con l’erba, battendo Agnieszka Radwanska in finale, dopo aver vinto anche Eugenie Bouchard e Caroline Wozniacki, dopo la vittoria ad Indian Wells. Dopo gli ottavi a Wimbledon, il periodo d’oro estivo continua in America, dove batte ancora la canadese e la danese, Serena Williams in semifinale e infine Simona Halep in finale, portando a casa il primo 1000 in carriera a Toronto. In USA continua il periodo d’oro, con il terzo turno a Cincinnati, dove ha i primi problemi al polso, bissando lo stesso risultato a New York. Conclude l’anno con la finale persa a Tokyo, a 100 punti dalla top 10. Il 2016, si apre con la semifinale a Sydney, perdendo con la futura medaglia d’oro olimpica Monica Puig ed uscendo agli ottavi con Maria Sharapova agli AO. Parte per i quarti di Fed Cup, dove batte la Germania, vincendo i due singolari, raggiungendo le semifinali contro la Repubblica Ceca. Alla prima partecipazione in Russia, raggiunge la sesta finale, perdendo contro Roberta Vinci a San Pietroburgo. Nonostante la sconfitta, raggiunge la  posizione mondiale, ma salta tutta la stagione sul rosso, accusando problemi alla schiena. Il resto della stagione, eccetto una semifinale a S’Ertogenbosch, è un auntetico calvario, con vari tornei saltati per infortuni o uscite premature: il triste periodo ha inizio.

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2017 DIFFICILE: ALLENARSI PER CREDERCI- Dopo un meraviglioso 2016 però, ecco i primi problemi, un po’ precoci considerando la giovane età. Dunque, il difficile primo rientro in Australia, dove esce al primo turno a Sydney e Melbourne, stessa sorte che l’accorre anche ad Acapulco. Quindi, dopo la tournée americana, torna a giocare challenger, anche se i problemi continuano, dunque, solo dopo 5 mesi c’è l’atteso ritorno. Si tratta della vittoria a San Pietroburgo di settembre, che le permette di ritrovare serenità e speranza in vista del futuro. Il titolo arriva al termine di una settimana perfetta, conclusosi con appena un set perso. Quindi, semifinale anche a Clemont Ferrand per poi ripetersi anche a Poitiers. Ma le gioie non sono finite, perché dopo i quarti a Linz, Belinda vince sia Hua Hin che Taipei, che le permettono di rientrare tra le prime 100 al mondo. La felicità è incredibile, per una ragazza che ha non ha mai smesso di crederci e che attraverso il proprio tennis in spinta ha messo in fila varie top players, ma la speranza è quella di poter tornare a vincere tornei importanti e vivere emozioni come quella dell’agosto 2015: allenarsi per crederci.

Belinda Bencic

UN 2018 SPERANZOSO- Una giocatrice che ha bisogno di ritrovare il suo tennis d’attacco, oltre la sua forma fisica, come la stagione a cavallo tra il 2015 e il 2016, dove ha raggiunto il suo best ranking. Una classifica da riprendere e da riconquistare, partendo dal basso, ponendo fine agli infortuni e alle delusione, come le Olimpiadi a Rio mancate, dimenticando anche il mancato torneo di doppio misto con l’idolo Roger Federer. Un idolo come la Hingis, che Bencic spera di imitare, per dare speranza ad un paese ormai, abituato a vincere. In questo inizio di 2018, Belinda è stata protagonista della vittoria della Hopman Cup con la sua Svizzera, dopo la semifinale della passata edizione, proprio in coppia con quel Federer che due anni fa sembrava finito. Ma la seconda partecipazione di fila a Perth non è l’unica soddisfazione stagionale, dato anche il ritorno in un Grand Slam, a Melbourne, dove prima ha battuto la Leggenda e finalista AO e US Open in carica, Venus Williams, per poi perdere dalla tailandese Luksika Kumkhum. Nonostante la precoce eliminazione, in virtù della vittoria su la Venere Nera, Bencic ha solo da imparare, cominciando a capire che la strada intrapresa è quella giusta. Ci saranno altri intoppi, come quello al primo turno in Messico, ma provare a battere certe giocatrici e giocare grandi tornei, si possono avere solo ulteriori stimoli per far bene. Come ad Indian Wells, uscendo di scena soltanto contro Jelena Ostapenko al secondo turno. Belinda: la Svizzera è con te!

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