Cosa ci lasciano questi Internazionali?

Cosa ci lasciano questi Internazionali?

Sulla NextGen Arena, apoteosi di beltà architettonica progettata e costruita da un architetto ipovedente, siede ancora, però, V.S. Angelo Binaghi, supremo presidente di una Federazione tatticamente impareggiabile. Siede lì, solo, con gli occhi sbarrati, ciondolando ritmicamente e ripetendo ad alta voce “Ah, ma quanto è bello il Foro? Quinto Slam! Io ho sempre tifato Nadal”

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Gli Internazionali sono ormai terminati da giorni, salutando il pubblico con le esilaranti affermazioni di Zverev, il piccino, ed Elina Svitolina, numero 1 di una fantasiosa race che parrebbe compilata, ad un occhio distratto, con casuali estrazioni di nomi improbabili tra i quali però non spicca la regina del rankig WTA.
Lo spettacolo, dunque, sembrerebbe essersi esaurito. Sulla NextGen Arena, apoteosi di beltà architettonica progettata e costruita da un architetto ipovedente, siede ancora, però, V.S. Angelo Binaghi, supremo presidente di una Federazione tatticamente impareggiabile. Siede lì, solo, con gli occhi sbarrati, ciondolando ritmicamente e ripetendo ad alta voce “Ah, ma quanto è bello il Foro? Quinto Slam! Io ho sempre tifato Nadal”. Sembra ricordi, a tratti, il grande percorso compiuto dalle sue wild card. Per dovere di cronaca, delle sei concesse cinque hanno perso al primo al turno. L’ultima e la più discussa ha visto la Sharapova abbandonare il campo per infortunio al secondo match. In quanto previsioni, il nostro Imperatore, non è secondo a nessuno, poco da dire.
Butta quindi l’occhio ad un glorioso futuro, ovvero quello che, qui al Foro, si è iniziato a respirare. Fanno infatti la voce grossa i giovani, scavalcando paurosamente la generazione dei “falsi giovani” (Nishikori e Raonic in primis) che tanto avevano promesso per finire poi relegati alla plumbea cerchia degli incompiuti capitanata dall’inarrivabile Thomas Berdych. Lo sport è sofferenza, ed è giusto dire le cose in modo chiaro. Djokovic, per un istante, mi aveva illuso. Il confronto finale con il tedesco, però, non ha fatto altro che ingigantire, ancor di più, il tetro vortice in cui è rinchiuso. Nadal ha patito la sconfitta della salvezza con un Thiem che intestardendosi, come pare faccia, su questa tattica di gioco, verrà pian piano (sul veloce e ancor più sul sacro manto) scavalcato dai suoi versatili rivali. Spero per lui abbia un piano B (si rivolga alla famiglia Giorgi in caso di necessità), perché è proprio un gran giocatore.
Oltre a ciò, gli Internazionali ci lasciano un vuoto incolmabile, non avendo potuto ospitare, nei ridanti campi capitolini, la soffice perfezione di Agnieszka Radwanska. L’assenza della polacca si è fatta sentire, privando il brioso tabellone femminile dell’unica reale forma di attrazione tennistica. Al posto suo, ad allietare gli spettatori, Kerber, Niculescu e Vesnina. Sarà un caso, ma i campi occupati dalle allegre padellatrici in gonella restavano spesso sommessamente deserti.
Si chiude quindi la settimana cardine del calendario tennistico. Il circuito, a questo punto, potrebbe fermarsi, ma dicono ci sia il Roland Garros. Binaghi controlla l’agenda e dà l’ok. Anche quest’anno, con un gesto di commovente misericordia, permetterà anche agli altri torneucci di godere di qualche briciolo di effimera gloria.

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