Diario degli Australian Open: giorno 10

Diario degli Australian Open: giorno 10

L’assurdità del tennis femminile si manifesta in Serena, gli infortuni di Nishikori hanno stancato tutti. Pouille è diretta manifestazione del divino, l’Osaka avanza con innata simpatia.

di Nicola Corradi

-Il delirio del tennis femminile ha avuto modo di manifestarsi, questa mattina, nella sfida tra Williams e Pliskova. La prima, in vantaggio 5-1 40-30 nel parziale decisivo, manca il primo match point a causa di un fallo di piede che le annulla l’ace della vittoria e finisce per perdere 5-7. Assurdo, non ci sono altri termini per descrivere una simile débâcle. Non è a causa di quella chiamata che Serena ha subito la sconfitta, così come l’accenno di dolore alla caviglia nulla ha influenzato nello svolgimento dell’incontro. Semplicemente, una volta subito il primo break e lasciato che Karolina andasse a servire sul 2-5, la psiche dell’americana, apparentemente solida ma in realtà incline ad intensi momenti di sconforto, ha fatto sì che dalla racchetta iniziassero a piovere gratuiti. Le gambe, gradualmente divenute marmoree, smettono di rispondere ai comandi della mente, mentre la ceca ingrana il servizio iniziando, grazie ad una fiducia inaspettatamente ritrovata, a giocare dritti e rovesci ad una spanna dalla linea di fondo. Al termine della partita, la Pliskova si copre il viso con le mani. È incredula, non può razionalizzare l’idea che, la più grande giocatrice di sempre, le abbia gentilmente concesso un simile dono. Quando assisto a questi eventi mi domando come sia possibile che, una professionista di tale calibro, possa essere vittima di un crollo del genere. Mi interrogo per ore sul quesito, leggo manuali di psicologia applicata allo sport, intervisto esperti confidando nel fatto che la loro sapienza possa far luce su ciò che, ai miei occhi, rimane un vicolo buio. Poi mi fermo e capisco che si tratti di tennis femminile, ovvero l’apoteosi dell’insensatezza traslata in un rettangolo di gioco. D’altronde, ricordo eventi più inspiegabili di questo. La Bartoli vinse Wimbledon in finale sulla Lisicki, Roberta Vinci fermò la Williams ad un passo dal Grande Slam, Monica Niculescu rimane tutt’ora incensurata nonostante un dritto da tortura medievale. Questa è la realtà. La accetto sommessamente e me ne torno alla scrivania, aspettando che di nuovo, un’interprete in gonnella, mi lasci basito davanti ad uno schermo.

-Ormai, la routine di Kei Nishikori costretto al ritiro per problemi fisici una volta ogni due tornei, mi ha spossato. Non travisate le mie parole, non voglio insinuare, come fatto da alcuni, né che i motivi non siano seri né tantomeno che il giapponese scelga la via dell’abbandono per venire meno ad un’ipotetica umiliazione dovuta ad una sonora sconfitta Slam. Entrambe le teorie sono, a mio modo di vedere, estremamente illogiche e solo un folle potrebbe credere che un professionista, che nel tennis ha trovato lavoro e motivo di vita, possa prendere in considerazione una simile opzione. Semplicemente, da spettatore, sono stanco di assistere, troppo spesso, a questo tipo di spettacolo. Lo so, ovviamente non è colpa del povero Kei, ma credo fosse giusto esprimere pubblicamente il mio fastidio, che credo sia condiviso da molti di voi. In sostanza, Djokovic approda in semifinale con un banale riscaldamento programmato sul centrale, recuperando così la fatica accumulata nel match contro Medvedev. Il serbo rimane il favorito principale per la conquista del torneo. Un piccolo dato statistico per chiudere il discorso: nella sua intera carriera, Nole non ha mai perso una semifinale, o una finale, all’Open d’Australia.

-Oh, candido Pouille, grazie. Ti ringrazio a nome di tutti gli appassionati del sacro giuoco per averci concesso il privilegio di godere, in diretta, del potere ascetico emanato dal tuo tennis. Confrontato a Raonic, indubbiamente migliorato a rete, ma pur sempre dotato della grazia di un catamarano, il tuo candore iconoclasta ha reso abbagliante una giornata colma di episodi disdicevoli. La delicatezza con il quale, il Divino, accarezza le smorzate di rovescio, è direttamente proporzionale alla facilità con la quale plasma, dal nulla, vincenti lungolinea. Siano di dritto, o di rovescio bimane, l’esecuzione dei colpi del transalpino, in continuo anticipo sulla palla, è da manuale. Trova angoli inaccessibili ai più, disegna traiettorie con l’indifferenza di chi, dotato di talento cristallino, prova immenso piacere nell’esibire la propria maestria. Contro il feroce parere dell’opinione pubblica, che già lo vedeva splendido cigno perdente, raggiunge una semifinale Slam che Zverev, citando uno tra tanti, ancora vede soltanto dagli spogliatoi. La pazienza premia l’indiscutibile dono posseduto da Lucas. Un’enorme soddisfazione. La giusta ricompensa per chi, parole sue, si è reso conto, erroneamente, di “non essere bravo abbastanza”, ricominciando così da capo.

-Naomi Osaka approda alla seconda semifinale Slam consecutiva e si candida prepotentemente per la vittoria del titolo ed il raggiungimento della prima posizione mondiale. Sulla giapponese ho poco da aggiungere. Esprime un tennis complicato e gradevole, condito da un’innata simpatia che la rende preferibile a tutte coloro che, come lei, appartengono al plotone delle attaccanti da fondo. Se dovesse trionfare, sarei felice.

Dal vostro cronista è tutto, a domani.

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