Diario degli Us Open: giorno 5

Diario degli Us Open: giorno 5

Paolo Lorenzi e le soddisfazioni di una vita, Denis Shapovalov gioiello di tecnica. Serena Williams è diventata mamma e le colleghe iniziano ad agitarsi. Carreno Busta può arrivare in finale.
Tutto il meglio, ed il peggio, della quinta giornata all’Open degli Stati Uniti

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-E’ giusto dedicare il primo punto di oggi, spazio che tratta dell’argomento più importante di giornata, a Paolo Lorenzi, che a quasi 36 anni raggiunge, per la prima volta in carriera, il quarto turno in un torneo dello Slam. Per arrivare al traguardo destino ha voluto che, di fronte a lui, si trovasse un altro italiano, Thomas Fabbiano, giocatore da tanti atteso ma purtroppo mai esploso a causa di limiti fisici e tecnici piuttosto evidenti. 6-2 6-4 6-4, un punteggio senza storia. Interessante è il percorso di crescita che, tardivamente, ha portato il senese a vivere una terza parte di carriera al di fuori da ogni più rosea aspettativa. Lavoro, metodo e costanza, con l’aggiunta di un servizio ottimo ed una buona dose di aggiustamenti che lo hanno reso un giocatore più completo e aggressivo rispetto al passato. Estratto nella landa della desolazione, nome con il quale dalla scorsa puntata del diario giornaliero sono solito chiamare la parte bassa del tabellone, troverà Kevin Anderson nella sfida valida per aggiudicarsi un posto ai quarti di finale. Paolo partirà logicamente sfavorito, ma il sudafricano, pur avendo dalla sua un devastante colpo di inizio gioco e due fondamentali dalla notevole pesantezza, ha dimostrato, come contro Muller, di sapersi giocare al meglio le proprie carte. Chissà che, per congiunzioni astrali favorevoli o reali chance di successo, non sia possibile assistere a ciò che verrebbe a considerarsi come un vero e proprio miracolo sportivo.

-Ho cercato, quanto più possibile, di analizzare al dettaglio la partita di Denis Shapovalov, programmato come secondo match di giornata sull’Artur Ashe Stadium. Il canadese parte male, sente visibilmente la tensione di giocare un match da favorito dopo la straordinaria vittoria in tre set su Tsonga. Perde un primo set complicato, condito da tre break insoliti per due giocatori che hanno in dote un servizio di questa caratura. L’aspetto più impressionante di Denis, notato grazie all’attenzione posta sul dettaglio da un articolo letto tempo prima, è la risposta di rovescio sul servizio slice degli avversari. Colpo ad una mano che, per logici meccanismi, deve obbligatoriamente essere impattato con anticipo, evitando così di ritrovarsi sopra la spalla una palla difficile da colpire e spingere. Shapovalov, con grande rapidità, passa dalla posizione frontale a quella laterale, si libra in volo staccando entrambi i piedi dal suolo, carica il movimento ed impatta, con una velocità di braccio che, al giorno d’oggi, ha pochi eguali. Vincerà per ritiro una partita che conduceva due set a uno. Quanto talento in questo biondo. Spero soltanto abbia con sé la giusta pazienza.

-Serena Williams è diventata mamma! La piccola, nata ieri pomeriggio in una struttura della Florida ed insediatasi nel grembo dell’americana prima dell’inizio degli Australian Open, vanta, dopo poco più di dodici ore di vita, più Slam di quanto le campionissime Wozniacki, Halep, Radwanska e Pliskova abbiano conquistato nella loro intera carriera. Scherzi a parte, il parto è andato bene e Serena ha intenzione di tornare a giocare entro l’inizio del 2018. Una grande notizia per il tennis femminile, ritrovatosi nella condizione di dover applaudire ogni gesto della Sharapova fingendo che tutto vada bene. Meno buona è la lieta novella per le simpatiche comprimarie del circuito, abituatesi all’apollinea situazione nella quale chiunque possa iscriversi e vincere uno Slam, che dovranno tornare a considerare la presenza di Serena quale donna che, nonostante parto e vicissitudini varie, avrà ancora la capacità di disporre a suo piacimento delle scriteriate ed urlanti avversarie.

-Nuova ecatombe nella landa della desolazione, che perde altri due esponenti di rilievo. Cadono infatti Isner e Cilic. Il primo burlato dalle sapienti invenzione di Misha Zverev, maggiore dei fratelli e più gradevole alla vista (che quest’anno, nonostante l’incontenibile ascesa di Sasha, negli Slam ha fatto meglio di lui), capace, oltre ai soliti serve&volley (57 le discese a rete totali, spettacolo), di offrire con costanza risposte penetranti ai bombardamenti proposti da Isner. Tre set a zero e tanti saluti. Cilic, dal canto suo, cede in quattro a Diego Schwartzman, uno dei più bassi giocatori del circuito che, nonostante limiti fisici evidenti, ha mostrato lungo tutto il corso dell’anno una condizione tattica e atletica ottimale. Ovvietà a parte, vi comunico un dato.
Uno tra Querrey, Zverev, Lorenzi, Anderson, Shapovalov, Carreno Busta, Pouille (lode a lui) e Schwartzman raggiungerà la finale del torneo. Un sentito grazie alla landa della desolazione.
Piango.

-Interessante è la diatriba tra Wozniacki e Sharapova. La prima, sommessamente fuori al secondo turno, attacca la russa. “Lei, che torna da una squalifica per doping, gioca tutti i match sul centrale ed io vengo programmata sul campo 17. Non è giusto!”. Bloody Mary risponde a tono. “La programmazione non dipende da me, io sarei contenta anche giocando in un parcheggio del Queens. Comunque sono agli ottavi di finale, lei non so dove sia”.
Ah, che bello il clima nel circuito femminile.

Dal vostro servile cronista è tutto.
A domani.

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