Diario del Roland Garros: giorno 10

Diario del Roland Garros: giorno 10

C’è la sensazione unica che si prova dopo aver assistito ad uno dei più grandi colpi di scena che l’Italia ricordi nella sua storia tennistica.

di Nicola Corradi

-Marco Cecchinato è l’unico protagonista di giornata e sarà dunque uno soltanto il punto del diario di oggi. Quella del palermitano, primo italiano a raggiungere la semifinale Slam dall’epoca antica in cui a riuscirci fu Barazzutti, non è una semplice impresa sportiva, ma rappresenta, per il tennis nostrano, ciò che più vicino possa esistere ad un miracolo a tutto tondo. Una partita che è un tripudio di emozioni forti. C’è stupore, quando a fine secondo set Cecchinato ottiene il punto che lo porta avanti 2-0. Non può essere, si pensa in giro. È davvero possibile che un giocatore mai in grado, prima dello scorso lunedì, di vincere una partita in un torneo dello Slam, stia ora conducendo con fermezza sull’ex numero 1 del mondo? Non esiste alcuna spiegazione logica a ciò e, mentre il pensiero vaga su scenari iddilici, lo schiocco di un rovescio lungolinea giocato dal serbo interrompe l’effusione di pensieri. In un attimo, Djokovic sigilla il terzo parziale, vinto con il secco ed austero punteggio di 6-1. Il clima, in campo, cambia radicalmente, si inizia a temere, tra le tribune italiche, che l’esperienza e la personalità di un Djokovic sulla via del graduale miglioramento abbia le capacità di ribaltare un incontro del quale già si pregustava il sapore. Se non si conoscessero i nomi dei due interpreti impegnati in una lotta serrata colpo a colpo, il Suzanne Lenglen potrebbe essere teatro di una sfida tra navigati top ten. Si assiste ad ogni tipo di prodezza tecnica, con Cecchinato che dipinge la tela grazie a smorzate di una delicatezza celestiale sulle quali neanche le rapide gambe di Djokovic possono arrivare. Marco gioca con una sfrontatezza ammirevole, sembra quasi non sentire il peso dell’incontro che si trova ad affrontare, conferisce alla palla una pesantezza di palla atipica, mescola con il dritto incrociato aprendosi l’angolo per concludere, poi, con il rovescio lungolinea. Non ha paura di affrontare il serbo nella mortifera diagonale sinistra, che innumerevoli vittime ha mietuto nel corso degli ultimi dieci anni. Lo sfida a viso aperto, prendendosi i rischi necessari, senza alcuna paura di sbagliare. È perfettamente consapevole della situazione in cui si trova, dell’unicità degli attimi che sta vivendo. Applica un piano tattico ben preciso non lasciando che sia la strenua resistenza di Nole a soffocarlo in una morsa letale. Se, nello scorso match, in tanti sminuirono la vittoria di Cecchinato sottolineando le precarie condizioni fisiche di Goffin, oggi il suo successo è impossibile da ridimensionare. Quarant’anni fa l’Italia potè gioire e fare vanto di una semifinale Slam. Dopo decenni di lamentale, domande retoriche e attese snervanti sull’avvento di un giocatore che potesse prendere l’eredità lasciata dal ’76 di Panatta, l’evento arriva nel modo più inaspettato. Marco Cecchinato batte Novak Djokovic 6-3 7-6 1-6 7-6 e raggiunge la semifinale del Roland Garros. Marco Cecchinato, in un solo pomeriggio, ha portato alla nazione un sentimento non provato più da tempo. C’è la gioia sincera data da un risultato che non ti aspetti. C’è l’incredulità di un paradosso divenuto realtà. C’è la sensazione unica che si prova dopo aver assistito ad uno dei più grandi colpi di scena che l’Italia ricordi nella sua storia tennistica. 

Dal vostro cronista è tutto, a domani. 

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