Diario di Wimbledon: giorno 7

Diario di Wimbledon: giorno 7

Camila Giorgi è la nostra speranza, in 16 minuti Federer umilia Mannarino. Nadal va sempre meglio e si avvicina al traguardo.
Tutto il meglio, ed il peggio, della settima giornata ai Championship

di Nicola Corradi

-Come ipotizzato nel Diario di qualche giorno fa, quando Ekaterina Makarova, regina delle sceneggiate ridicole che ad ogni match propina a pubblico ed avversario credendo che questi siano talmente stupidi da abboccare ancora alle sue recite malfatte, si trova in perenne difficoltà se costretta a fronteggiare i fondamentali di un’avversaria che possieda più potenza di lei. Camila Giorgi, nel pieno di questa maturazione che da gennaio ad oggi sta attraversando, è ora in grado di capire quando, la classica potenza frutto del suo anticipo agassiano, debba essere, se non eliminata a favore di uno slice, mortifero sull’erba, quantomeno limitata al minimo. Si riducono così gli errori gratuiti ed i doppi falli, pur immancabilmente presenti, a favore dei vincenti. La vittoria della Giorgi non ammette repliche o discussioni, perché l’odierna marchigiana merita soltanto complimenti per il raggiungimento di un risultato a suo modo storico. Al prossimo turno la Giorgi troverà, dall’altra parte della rete, Serena Williams, alla ricerca di un primo grande successo dopo il parto e le problematiche vicissitudini personali. 

-Serena Williams, come dicevo, è di nuovo autrice di un’ottima prova, dove, vista la sua palese superiorità, si limita all’amministrazione di un vantaggio conquistato all’inizio di ambo i parziali. Il servizio è una meraviglia tecnica che mai mi stancherò di ammirare e descrivere, con quel movimento delle gambe così stupendamente coordinato ad un arco fluido disegnato con il braccio prima della massima distensione simultanea al momento dell’impatto. Quando colpisce da ferma, l’americana, trova angoli impensabili che, fusi all’immane pesantezza di palla, non lasciano possibilità di successo alle inermi avversarie. Nei game di battuta incamera punto dopo punto grazie al colpo di inizio gioco, in quelli di risposta schiaccia le avversarie con una pressione ingestibile. Se a Serena aggiungi un pizzico di mobilità in più, batterla diviene impresa impossibile per tutte le rivali, anche a 37 anni. La Giorgi sarà per lei il più duro degli ostacoli, forse anche più di un’ipotetica finale con la Kerber, la favorita (brivido) del lato alto di tabellone. 

-il primo set della partita tra Federer e Mannarino, per uno come me giornalmente costretto a redigere la cronaca dei match di giornata, è stato imbarazzante. Totale supremazia, in campo un solo giocatore umiliava quell’altro, parso come se quella fosse stata la prima volta che in vita sua avesse impugnato una racchetta da tennis. In 16 minuti è 6-0 e la vera sfida può avere inizio. Il francese, copia meno tatticamente intelligente di Gilles Simon, gioca due parziali di buon livello, garantendo al pubblico la possibilità di assistere ad un tennis meritevole. Roger, fin troppo nervoso in alcuni frangenti, non è stato impeccabile come nei precedenti turni, ma ancora dà l’impressione di come, quando chiamato ad ottenere un punto, sia in grado di farlo senza particolari sforzi. 

-Nell’incontro di Nadal mi ero prefissato un solo obiettivo: analizzare la risposta al servizio che Vesely, con prevedibile prepotenza, gli avrebbe sottoposto. Alla prima del ceco, Rafa rimane sufficientemente vicino alla linea di fondo, anticipando dal lato destro con più frequenza rispetto al dritto, cadendo però in una strana abitudine, routine che ha pagato nelle tante e cocenti sconfitte patite sull’erba, nel momento in cui si trova ad impattare la seconda. Retrocede di un paio di passi, si allontana dall’inquadratura cercando una risposta carica e centrale che però, difficilmente, gli è oggi riuscita. È indubbio che l’accortezza sia dovuta a studi fatti assieme al team e la strategia, vista in ottica di percentuali, funziona quando Rafa si trova a competere con giocatori che possiedono le sue medesime caratteristiche, ma in ottica di un possibile incontro con un grande battitore (Del Potro o lo stesso Federer), concede troppo tempo al rivale per scegliere il colpo da effettuare dopo il servizio. Ai quarti dopo sette anni. Nonostante tutto, le sensazione sono positive. 

Dal vostro cronista è tutto, a domani.

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