Finalmente una partita

Finalmente una partita

L’igneo preambolo che accompagna la rivalità si tramuta in uno scroscio di applausi al primo dritto schioccato dall’argentino e dal conseguente rovescio dello svizzero, che sbraccia in lungolinea assumendo la plastica posizione di un battito d’ali pulendo l’incrocio delle righe con mestiere.

di Nicola Corradi

Ieri sera ho avuto il piacere di assistere alla sfida dal più alto tasso tecnico ed emotivo dell’anno. Certo, le partite rivali sono poche, essendo stata finora una stagione che non raggiunge, e nemmeno sfiora, la sufficienza, ma questo nulla toglie ai tanti, tantissimi meriti che Federer e Del Potro hanno nella creazione di un incontro memorabile.
L’igneo preambolo che accompagna la rivalità, ormai divenuta un classico, si tramuta in uno scroscio di applausi al primo dritto schioccato dall’argentino, cui segue sempre un boato di stupore, e dal conseguente rovescio dello svizzero, che sbraccia in lungolinea assumendo la plastica posizione di un battito d’ali pulendo l’incrocio delle righe con mestiere.
I due giocano un tennis sublime.
Federer, con naturalezza e disincantata sprezzatura, si prodiga in scelte rischiose che, motivandone maggiormente lo status di campione, risultano vincenti soprattutto nei momenti di difficoltà, durante i quali corre come efebico pargolo, assorbe la pesantezza di palla senza perdere contatto con la linea di fondo, ribalta gli scambi e trionfa. Delpo, per larghi tratti di match tornato ai fasti di quel 2009 che lo vide campione Slam, sempre opposto all’elvetico, ne squarcia la resistenza, con il dritto più devastante mai visto su un rettangolo di gioco, aggiungendo un rovescio che, pur non avendo per cause di forza maggiore l’esplosività dei giorni migliori, si è evoluto in profondità e precisione, grazie all’apporto fondamentale dello slice allenato allo sfinimento che oggi viene ad essere, nel suo bagaglio tecnico, una colonna portante in fase difensiva.
L’argentino domina il primo set ed è in grado, per carattere e personalità, di non tremare all’idea del successo, dando l’impressione di poter portare a casa la partita in due parziali. La maturità della quarta vita tennistica di Federer gli permette però, facendolo sotto questo lato paurosamente assomigliare al rivale Nadal, di trasformarsi in regolarista, riducendo gli errori al minimo e trovando anzi, per dono di una natura generosa, soluzioni estreme quando la situazione lo richiede. Il tiebreak del secondo è preda di Federer, che lo vince 10-8 grazie ad uno dei punti migliori del match.
Qui, è necessaria una parentesi.
Durante il sopracitato tiebreak, il clima si scalda. Delpo lamenta una maleducazione, ormai routine nei tornei americani, palesata dal pubblico seduto in platea, che inutilmente applaude i suoi errori interrompendo il rituale di inizio gioco ostacolandone la concentrazione. Federer, dall’altro lato, accusa giudici di linea e di sedia, colpevoli di chiamate sussurrate, scarso coraggio ed altri peccati, che lo svizzero non riesce a digerire. Per dovere di cronaca, l’arbitro Murphy ha diretto una partita infuocata, giocata da due protagonisti che storicamente, se non è il giudice a prendere in mano la situazione, non esitano a far sentire la propria voce, con fare pallido, totalmente paralizzato e sottomesso da personalità ingombranti come quelle di Federer e Del Potro. Più di una chiamata scellerata, mai il coraggio di un overrule, un warning o una presa di posizione. Un arbitro plumbeo, assente, totalmente inadatto al contesto circostante. Detto ciò, a fine secondo set, Roger, che pur è umano e quindi incline al nervosismo nei momenti di difficoltà, rivolgendosi a Murphy gli dedica un furente “fuck off”, che i linguisti meglio di me sapranno tradurre. Quasi nessuno accenna a questo episodio, che se commesso da un altro giocatore (Fognini è l’esempio che con più facilità mi viene alla mente) sarebbe stato condannato a spada tratta e finito su tutti i giornali.
Puntualizzato questo passaggio, l’onda di entusiamso travolge l’argentino, che per qualche istante esce mentalmente dal campo, permettendo a Federer, astuto, un allungo apparentemnte decisivo. Trovatosi di fronte a match point da giocare sul proprio servizio, lo svizzero, colto da follia, improvvisa due dropshot, sui quali Del Potro si avventa conquistando il contro break.
Di nuovo tiebreak. Roger è pietrificato e cede la vittoria all’avversario, che conquista il primo 1000 della carriera.
Dopo tre mesi di mortorio, ecco una partita, che pur con tutte le sfaccettature del caso ha riempito di gioia milioni di appasionati assetati di buon tennis.
Un grazie sincero ai due, sperando che, nei prossimi mesi, sfide come questa siano sempre più frequenti.

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  1. Lucia Mascia - 1 mese fa

    Grande e unico bravo federer il tuo rivale spero diventi il tuo erede merita tutto

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  2. Fabio Supino - 1 mese fa

    Triste

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  3. Fabio Supino daje

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  4. Luca Fontana - 1 mese fa

    Ma vuole essere satirico?

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