I benefici psicologici e sociali della partecipazione al tennis

I benefici psicologici e sociali della partecipazione al tennis

Interessantissimo articolo sui benefici derivanti dallo svolgimento dell’attività tennistica: felicità, maggiore autostima e benessere sono solo alcuni.

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Il nostro appuntamento settimanale con quella che ho rinominato “tennis e psicologia” ha più volte rimarcato l’importanza dei genitori nella partecipazione sana allo sport, mettendone in luce gli aspetti che più possono portare poi a un “burnout” nella pratica tennistica. Oggi vorrei invece soffermarmi su gli aspetti positivi che invece la partecipazione allo sport comporta, perché non dobbiamo dimenticarci la celebre frase di Giovenale: “Mens sana in corpore sano”, letteralmente “Mente sana in un corpo sano”.

Una regolare attività fisica è assolutamente fondamentale per una buona salute, intendendo con questo non una semplice mancanza di malattia ma “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale” così come la definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – 1948). La quantità adeguata di attività fisica consigliata è diversa a seconda della fascia di età dell’individuo: ci sono raccomandazioni specifiche relative alla salute per i bambini e gli adolescenti distinti da quelli per adulti. Per le persone di età compresa tra 5-17 anni è raccomandato di impegnarsi in una moderata o vigorosa attività per almeno 60 minuti al giorno[1].

Il mantenimento regolare di questo livello di attività per bambini e adolescenti ha come risultato un aumento dell’idoneità fisica, una riduzione del grasso corporeo, riduzione dei rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, una migliore salute delle ossa e una riduzione di sintomi di depressione e ansia[2].Tantissime sono le ricerche che hanno messo in luce tutto ciò che di positivo porta con sé la partecipazione ad uno sport (non necessariamente il tennis) e analizzarli tutti sarebbe impossibile, per cui ho deciso di focalizzarmi sui benefici psicologici e sociali derivanti dalla pratica sportiva che sono in realtà quelli analizzati meno dalla letteratura internazionale di riferimento. Risulta però importante studiarli e portarli alla luce per rimanere in linea con la definizione di salute dell’OMS che prende, appunto, in considerazione anche gli aspetti psicologici e sociali.

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Eime, Young, Harvey, Charity e Payne in una review del 2013[3] si sono appunto concentrati sul raccogliere tutti gli studi che si sono occupati dei benefit psicologici e sociali derivanti dalla pratica sportiva. Gli autori sono arrivati a costruire un modello chiamato “Health through Sport “ (La Salute attraverso lo Sport) che cercherò qui di riassumere per chiarirvi i risultati. Gli autori hanno preso in considerazione 3 categorie specifiche di esito della partecipazione ad uno sport: fisico, psicologico e sociale.

I benefici fisici sono ormai appurati a tutto tondo, mentre rimangono meno chiari i benefici psicologici e sociali. Gli autori sono arrivati alla conclusione che i tre elementi (fisico, psicologico e sociale) sono in parte sovrapponibili in quanto ci sono interazioni fra i diversi aspetti. Le interazioni con i compagni di allenamento comporta, per esempio, un miglioramento dell’aspetto sociale dell’individuo oltre al benessere fisico derivante dall’attviità, così come ci sono relazioni fra forma fisica e salute mentale. È stato riscontrato che forme di allenamento gruppali organizzate comportano dei benefit maggiori dal punto di vista sociale rispetto a forme di allenamento più individuali e formali (rimarchiamo quindi l’importanza degli allenamenti di gruppo anche in sport individuali come il tennis).
Tra i risultati più interessanti che hanno analizzato gli autori nelle varie ricerche riportate ne riassumo qui qualcuno:
– La partecipazione ad uno sport in giovani compresi fra 11 e 18 anni è correlata ad un’ideazione suicidaria minore rispetto a coloro che non praticano sport[4];

– La partecipazione ad uno sport in adolescenza è correlata ad un funzionamento sociale maggiore, salute mentale e felicità rispetto a coloro che non sono atleti[5];

– La partecipazione ad uno sport in adolescenza è correlata ad un migliore senso di autoefficacia emotiva rispetto alla non partecipazione[6];

– Bambini compresi fra gli 8 e gli 11 anni che praticano sport hanno riportato una riduzione dell’ansia sociale nonché maggior benessere, affettivi positivi e abilità sociali rispetto a coloro che non praticano sport[7];

– Bambini e adolescenti che praticano uno sport risultano avere una maggiore autostima rispetto a coloro che non lo praticano[8];

– Adolescenti coinvolti in attività sportiva hanno maggiori capacità di resilienza rispetto a quelli non coinvolti[9].

– La partecipazione ad uno sport protegge dall’isolamento sociale[10];

 

Riassumendo, la pratica sportiva, soprattutto se legata ad un contesto gruppale e informale, comporta benefici non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista psicologico e sociale, incrementando aspetti come l’autostima, l’autoefficacia emotiva, affetti positivi, abilità sociale e riducendo ideazione suicidaria, depressione, ansia e isolamento sociale.
Dott. Alessio Baldacci
Riferimenti bibliografici
1. US Department of Health and Human Services: Physical Activity Guidelines for Americans; 2008. Available from: http://www.health.gov/paguidelines/guidelines/.
2. US Department of Health and Human Services: Physical activity guidelines advisory Committee report; 2008. Available from ttp://www.health.gov/paguidelines/report/.
3. Eime et al.: A systematic review of the psychological and social benefits of participation in sport for children and adolescents: informing development of a conceptual model of health through sport. International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity 2013 10:98.
4. Taliaferro LA, Eisenberg ME, Johnson KE, Nelson TF, Neumark-Sztainer D: Sport participation during adolescence and suicide ideation and attempts. Int J Adolesc Med Health 2011, 23(1):3–10.
5. Snyder A, Martinez J, Bay R, Parsons J, Sauers E, McLeod T: Health-related quality of life differs between adolescent athletes and adoloscent nonathletes. J Sport Rehabil 2010, 19:237–248.
6. Valois R, Umstattd M, Zullig K, Paxton R: Physical activity behaviors and emotional self-efficacy: is there a relationship for adolescents? J School Health 2008, 78(6):321–327.
7. Findlay L, Coplan R: Come out and play: Shyness in childhood and the beneftis of organized sports participation. Can J Behav Sci 2008, 40(3):153–161.
8. Bowker A: The relationship between sprots participation and self-esteem during early adoelscence. Can J Behav Sci 2006, 38(3):214–229.
9. Bartko W, Eccles J: Adolescent participation in structured and unstructured activities: a person-oriented analysis. J Youth Adolesc 2003, 32(4):233–241.
10. Barber B, Eccles J, Stone M: Whatever happened to the jock, the brain, and the princess? young adult pathways linked to adolescent activity involvement and social identity. J Adolesc Res 2001, 16(5):429–455.

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