Il guardalinee – Quo vadis, Serena?

Il guardalinee – Quo vadis, Serena?

I maratoneti lo chiamano il “muro del trentesimo chilometro”: è il senso di sfinimento prima di raggiungere il traguardo finale. Anche Serena Williams ne è stata colpita e da allora non è più tornata quella di prima. Si riprenderà?

Il ritiro di Serena Williams dal Premier Mandatory di Madrid, il primo dei tre grandi appuntamenti Wta della stagione su terra rossa, non è certo un segnale incoraggiante per il futuro della numero uno del mondo. Che non vince un titolo da circa 9 mesi, ossia dal 23 agosto 2015, quando sconfisse la tennista rumena Simona Halep nella finale di Cincinnati.

Il 2015 pareva l’annus mirabilis di Serena. Una marcia semplicemente inarrestabile. Finalmente aveva vinto tutti i primi tre Slam dell’anno, Australian Open, Roland Garros e Wimbledon e ormai la vittoria agli Us Open era un po’ come la conclusione di un film dalla trama scontata. Ma dopo essere stata ad un passo dalla conquista del Golden Slam (la vittoria di tutti e 4 i Major in un anno solare), la campionessa statunitense aveva perso a Flushing Meadows di New York nella (per noi) leggendaria semifinale contro Roberta Vinci. Una sconfitta dolorosa, che l’aveva indotta a non disputare i successivi appuntamenti asiatici e a dare forfait ai Wta Championships di fine anno.

Il 2016 non è iniziato bene per Serena, se paragonato agli standard altissimi dei precedenti quattro anni, nei quali aveva racimolato qualcosa come 8 Slam, un Oro ai Giochi di Londra nel 2012, e tre Wta Championships. Quest’anno i risultati migliori sono stati due finali perse, agli Australian Open e a Indian Wells – dove è stata battuta rispettivamente dalla tedesca Angelique Kerber e dalla bielorussa Victoria Azarenka – e una dura sconfitta agli ottavi di Miami contro la russa Svetlana Kuznetsova.

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Negli ultimi mesi Serena ha parlato di qualche lieve acciacco fisico che ha limitato le sue condizioni, anche se è evidente che il suo problema sembra prima di tutto mentale. La sua sicurezza e la sua aura di imbattibilità che, insieme al suo talento e alla sua potenza, la portavano polverizzare qualsiasi avversaria che le si presentava davanti, sembrano svanite. Qualcosa si è rotto nella mente della Williams: è come se, dopo un anno perfetto e a un passo da un ulteriore, eccezionale traguardo – il Golden Slam – Serena non sia riuscita a compiere quell’ultimo sforzo, quell’importante ma decisivo passo prima del trionfo. Come se, cambiando sport, avesse accusato la “crisi degli ultimi chilometri” prima del traguardo, ben nota ai maratoneti. La battuta di arresto è avvenuta proprio quell’11 settembre 2015, durante il match contro la Vinci. Da allora non sembra essere più tornata veramente quella di prima. E nel frattempo, le altre top-player non sono rimaste certo a guardare.

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Agli Us Open 2015 ha vinto la 33enne Flavia Pennetta (al suo primo successo Slam, raggiunto due mesi prima del suo ritiro) che ha battuto in finale Roberta Vinci, e agli Australian Open di quest’anno ha vinto un’altra “outsider”, Angelique Kerber, sconfiggendo proprio la minore delle sorelle Williams. La tennista tedesca in conferenza stampa post-torneo aveva ammesso che la vittoria di Roberta Vinci e il titolo conquistato dalla Pennetta le hanno dato coraggio, l’hanno spinta a credere che anche lei avrebbe potuto battere la dominatrice incontrastata di questi ultimi anni e, forse, la più forte tennista della storia. La sensazione è che, ormai, ci sia spazio per tutte. 

Serena Williams è numero uno del mondo consecutivamente da oltre tre anni (cioè dal 18 febbraio 2013), ma – come ha osservato anche Martina Navratilova – entro fine anno potrebbe perdere questo primato, magari a scapito proprio di Angelique Kerber e Vika Azarenka, le due tenniste più in forma del momento. La campionessa Usa ha migliaia di punti da difendere (ben 4.000 solo nei prossimi due Slam, Roland Garros e Wimbledon) e, viste le condizioni attuali, non è affatto scontato che riesca a ripetere le vittorie del 2015.

La corsa di Serena per mantenere il primato mondiale ripartirà tra due settimane, agli Internazionali Bnl d’Italia, che saranno anche un importante test per verificare le sue condizioni in vista dell’Open di Francia. Alla Williams basta la vittoria di un solo Slam per eguagliare i 22 titoli Major della tedesca Steffi Graf, tre per salire al vertice di questa speciale classifica, portandosi alla pari con Margaret Smith Court. Traguardi raggiungibili per la Serena di qualche tempo fa, proibitivi per quella di oggi. La quale, a pochi mesi dal suo 35esimo compleanno, è chiamata a trovare la forza per trasformare questo momento di “crisi” in una semplice parentesi e fare in modo che non corrisponda a quella fase di declino che – inevitabilmente – colpisce prima o poi tutti, anche i campioni più grandi.

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Al di là delle delusioni in campo, Serena continua a dedicarsi a molte altre cose. Dopo il lungo cameo sexy in un videoclip di Beyoncé, a breve si occuperà in qualità di produttore esecutivo per Sister Dance, un film prodotto da Lifetime e ispirato alle sorelle più titolate del tennis. La Williams è stata sempre molto legata al mondo dello spettacolo e dello show-biz, alternando la racchetta alle sue collezioni di alta moda, alle passerelle e, infine, alle piccole apparizioni in sit-com e film tv (come questo, per esempio, che vi esorto a vedere subito se ancora non lo avete fatto: fa morire dalle risate). Io sono convinto che queste sue piccole pause dal tennis giocato, la capacità che ha avuto di mantenere sempre un certo distacco, le abbiano fornito la spinta per ritrovare una motivazione costante e rinnovata nell’arco di quindici anni di carriera.

Senza ombra di dubbio Serena, che negli States è una star, non avrà problemi a trovare qualcosa di cui occuparsi nella sua vita dopo il tennis. Ma quel tempo non è ancora giunto e ora, nell’ultimo capitolo della sua carriera, Serena sa che deve spingere al massimo sull’acceleratore. E sa che è costretta a superare gli ostacoli sorti dentro e fuori di sé se vuole conquistare il traguardo definitivo: diventare la tennista più vincente della storia.

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