Il tennis del futuro nelle mani delle nuove generazioni. Ma sono pronte?

Il tennis del futuro nelle mani delle nuove generazioni. Ma sono pronte?

Forse i teenagers nella Top 100 non sono più una specie in via di estinzione. Fino a qualche anno fa, infatti, la presenza di ventenni nelle prime cento posizioni del ranking mondiale era ridotta a due o tre giocatori al massimo (ricordiamo Nishikori, ora 25enne, e Tomic, ora 22enne). Roba da far preoccupare la ITF – Federazione Internazionale di Tennis – per il futuro di uno sport che in questi anni duemila ha goduto di una crescita esponenziale di pubblico e appassionati grazie soprattutto ai grandi campioni sfornati dalla “Generazione Federer“.

Sì, perché se negli ultimi anni era raro trovare i giovanissimi tra i primi 100 del mondo, tornando ancora indietro nel tempo, agli inizi dei duemila, l’elenco era ben più corposo. Giusto per fare alcuni nomi: Lleyton Hewitt, Andy Roddick, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, Marat Safin, Roger Federer e Juan Martin Del Potro. Fenomeni che hanno convinto gli esperti a definire il primo decennio del nuovo secolo come la “Golden Age” del tennis.

Un’era, però, destinata a eclissarsi. Almeno secondo lo studioso americano Andrew Burton, il quale in una ricerca di circa un anno fa sosteneva che quando i sopracitati talenti si sarebbero ritirati (quelli che ancora non l’hanno fatto, naturalmente), avremmo avuto di fronte gli anni più bui del tennis: la cosiddetta “Dark Age“.

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Nick Kyrgios

A supporto della sua tesi, Burton evidenziava come la media d’età dei giocatori entrati nei primi 50 al mondo si fosse alzata di 3 anni. E se prendiamo la classifica dei 100 migliori tennisti del pianeta, circa un terzo di essi sono trentenni, ultratrentenni o sulla soglia dei 30.

Sarà così? Facendo tutti gli scongiuri del caso, è davvero arrivato il momento di prepararsi al peggio? Forse non è ancora detto. Se l’ipotesi di Burton si basa su un’attenta analisi statistica, si può cercare di smentirla con un’altrettanta ricerca di numeri.

È proprio l’aumento del numero di teenagers nella Top 100 a farci sperare e a farci tornare un po’ più ottimisti. Anche se l’inizio del 2015 ha visto un solo ventenne nei cento, Nick Kyrgios, a distanza di quasi 9 mesi ne troviamo ben 4: a far compagnia all’eccentrico australiano troviamo infatti Borna Coric, Thanasi Kokkinakis, Hyeon Chung e Alexander Zverev. È il numero più alto di teenagers dal 2008: in quell’anno i giovani nella Top 100 erano Juan Martin del Potro, Marin Cilic, Ernests Gulbis e Donald Young.

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Borna Coric

Ma se per Coric si tratta di un ritorno, era già entrato in precedenza nei primi 100 al mondo, per poi uscirne e rientrare nelle prime settimane del 2015, per l’australiano Kokkinakis (19 anni), il coreano Chung (19) e il tedesco Sverev (18) è stata una scalata rapida e improvvisa, perché tutti e tre si trovavano ben lontano dalla numero 100. Tra questi, il più promettente, stando ai numeri, sembra essere il giovane croato Coric che ha già all’attivo due prestigiosi scalpi, quelli di Nadal e Murray, ed è posizionato al n.33 del ranking. Gli altri tre si trovano invece intorno alla 70esima posizione.

Se poi andiamo a vedere la classifica tra i 100 e i 200, troviamo altri 5 teenagers: lo svedese Elias Ymer, l’americano Jared Donaldson, il giapponese Yoshihito Nishioka e la coppia russa Andrey Rublev e Karen Khachanov.

Ai recenti US Open, hanno partecipato ben 10 giovanissimi, il numero più alto dal 1990, quando un certo Pete Sampras, di 19 anni, e tale Andre Agassi, di anni 20, sorpresero tutti arrivando a contendersi il torneo Slam in finale.

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Felix Auger Aliassime

A Flushing Meadows nel 2015, a tirare le fila vi erano i 17ettenni americani Stefan Kozlov, Francis Tiafoe e il 18enne Tommy Paul. Da segnare sul taccuino anche il quindicenne canadese Felix Auger Aliassime, diventato quest’anno il tennista più giovane a qualificarsi per il tabellone principale di un torneo Atp è anche il più giovane di sempre a essere entrato nei primi 800.

Insomma, in questo 2015 qualcosa sta cambiando, grazie a una nuova ondata di talenti che si sono affacciati per la prima volta sui grandi palcoscenici. E lo ha confermato anche Rafael Nadal commentando le prestazioni di queste promesse del tennis durante il torneo di Flushing Meadows: “È da un bel po’ di tempo che non vedevamo una generazione come questa”.

Da qui a vedere uno di questi talenti affermarsi in uno Slam ce ne vorrà, naturalmente. Djokovic e Federer sono ancora di un altro pianeta e difficilmente lasceranno il passo ai più giovani. Specie se si considera che Djokovic ha ancora 28 anni.

Così come sarà molto difficile rivivere gli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90, quando ben 5 “adolescenti”, Boris Becker, Mats Wilander, Stefan Edberg, Sampras e Michael Chang, riuscirono nell’impresa di vincere un Major. L’ultimo in ordine di tempo a vincere uno Slam prima di varcare l’età di 20 anni è stato Rafa Nadal che, nel 2005 a 19 anni, si impose per la prima volta al Roland Garros, in una stagione che vedeva 5 teen nei primi 100 tennisti del mondo.

È anche vero che nel tennis è diventata una componente fondamentale l’esperienza. La tecnica, la tattica e il gioco nel suo complesso si sono evoluti e senza anni di duro lavoro è ormai difficile imporsi avendo a disposizione il solo talento. E lo confermano ancora una volta i numeri: l’età media nella Top ten è di 29 anni, mentre quella dei giocatori tra la 70esima e la 100esima posizione è di 25.

Gli anni più bui in termini di presenza di giovani nell’élite del tennis sono stati quelli tra il 2010 e il 2013, quando la casella dei teen presenti nella Top 100 segnava uno sconfortante zero. “Non ci sono molti giovani promettenti – commentò all’epoca Roger Federer – Forse perché il gioco è diventato più fisico e più mentale e per questo i giovani tennisti di oggi hanno bisogno di più tempo per sfondare”. E fino al 2013 non si vedeva un ventenne nemmeno nei primi 250 del ranking.

Colpa anche dell’omologazione tra le diverse superfici di gioco, diventate col passare degli anni sempre più lente, a vantaggio dunque dei giocatori più esperti. E anche dell’innovazione tecnologica che ha inevitabilmente portato a un minor impegno nello sviluppo della tecnica da parte dei giovani giocatori. Oggi esistono racchette che “giocano quasi da sole” nel senso che basta semplicemente colpire la palla per mandarla dall’altro lato del campo, senza particolari sforzi tecnici da parte del tennista.

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Taylor Fritz

Tuttavia, la crescita di diversi giovani giocatori in questo scorcio di 2015 potrebbe rimischiare le carte in tavola e portare finalmente quel ricambio generazionale tanto auspicato dagli addetti ai lavori. Intendiamoci, nessuno si annoia a vedere le battaglie epiche tra i vari Federer, Djokovic, Murray e Nadal. È un discorso che riguarda il futuro del tennis e dell’intero movimento internazionale.

“Vedo giocare i più forti e voglio arrivare ai loro livelli il più presto possibile”, ha dichiarato il neo vincitore del torneo juniores degli US Open, Taylor Fritz.

“Ci sono giocatori della mia età che stanno già facendo vedere buone cose nel circuito maggiore – ha detto il finalista US Open juniores, Tommy Paul – e questo mi dà fiducia, mi dimostra che ce la posso fare anch’io”.

Ma come dicevamo, il talento non basta più. Serve tanta fatica, sudore e sacrificio. La strada per loro è ancora lunga, ma di sicuro è quella giusta.

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