La crisi del circuito ATP, tra mancanza di rivalità e di cambio generazionale

La crisi del circuito ATP, tra mancanza di rivalità e di cambio generazionale

Il circuito ATP sta attraversando, in questa stagione, un periodo decisamente negativo, come non si vedeva da diversi anni. I tornei di questo inizio di 2016 stanno palesando una mancanza di qualità, e tutti gli appassionati sentono la mancanza delle grandi sfide tra campioni. Apparirà prima o poi un degno avversario del dominatore incontrastato, Novak Djokovic, e altre rivalità che ridiano al circuito maschile l’interesse degli anni passati.

Si preannunciava una sfida estremamente interessante quella tra Novak Djokovic e Dominc Thiem, nel terzo turno del Miami Open, ed effettivamente lo è stata: non però come ci si aspettava. Questo incontro, vinto con il netto- ma forse bugiardo- punteggio di 6-3 6-4 dal numero 1 del mondo, ha rispecchiato, insieme a gran parte dei tornei di questa stagione 2016, l’attuale situazione del circuito ATP.

Come ci ha abituati nell’ultimo anno e mezzo, Djokovic è riuscito a spuntarla pur non giocando al meglio, aggiudicandosi i punti importanti; l’austriaco invece, che alla vigilia si dichiarava carichissimo per le vittorie e l’ottimo stato di forma, è entrato in campo contratto, subendo in maniera lampante la soggezione del palmarès e dell’impressionante dominio del suo avversario. Non è bastato riscattarsi successivamente, e, come da copione, è stato il serbo l’ultimo a sorridere, ancora una volta.

Parlavamo del dominio di Djokovic. Essere ripetitivi è tremendo, ma di fronte ad una superiorità così imbarazzante, che il ragazzo di Belgrado sta imponendo a tutti i diretti avversari e al circuito in generale, non resta che togliersi il cappello, e magari strofinarsi gli occhi davanti a tutti i record infranti precedentemente, e quelli che lo saranno nel futuro prossimo. Non è quindi mia intenzione, a scanso di equivoci, sminuire ciò che Nole sta facendo dal 2011, che è straordinario e con pochi eguali nella storia.

 

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Fatta questa premessa, è necessario però analizzare obiettivamente la situazione, e non con gli occhi del tifoso. E la situazione, come ho detto precedentemente, è tutt’altro che rosea per il circuito maschile. Tutti i tornei di questa prima parte di stagione  hanno infatti palesato un’assenza di qualità e di spettacolo preoccupante.

Sono davvero poche le partite memorabili di questo 2016, e praticamente inesistenti nei tornei che contano, pur con qualche, insufficiente, eccezione. Lo stesso Djokovic, che si è già aggiudicato uno Slam e un Master 1000, e che frantumerà meritatamente altri record, non ha ancora messo in campo la qualità di gioco che lo ha sempre contraddistinto: basta ricordare, per esempio, gli ottavi di finale degli Australian Open contro Gilles Simon, in cui il serbo ha commesso 100 errori, che per lui sono a dir poco inusuali (per usare un eufemismo); oppure proprio il match contro a Thiem di ieri, in cui Djoker ha servito malissimo e affossato in rete tantissime palle.

Se nella scorsa stagione, nonostante gli splendidi incontri contro Federer a Wimbledon e New York, o sfide combattute contro Andy Murray, c’era già la sensazione che Djokovic non avesse avversari alla sua altezza, quest’anno non si tratta più di una sensazione ma di una certezza. E il problema del circuito maschile è proprio questa: la mancanza di rivalità. Non è certo scontato che il miglior a Roger Federer o Rafael Nadal riuscirebbero a sconfiggere questa versione di Nole, apparentemente imbattibile, ma credo proprio che tutti gli appassionati sentano la mancanza delle epiche sfide tra campioni, che purtroppo non abbiamo ancora visto nel 2016. Serve dunque qualcuno in grado di insidiare il dominio del numero 1 del mondo; serve una rivalità che ridia al circuito l’interesse di qualche anno fa.

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Ma quali saranno le motivazioni di tutto ciò? La risposta non è ovvia, e probabilmente le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, sta accelerando il processo di cambiamento nella top 10: le difficoltà di David Ferrer e Tomas Berdych, e l’inesorabile declino di Roger Federer e Rafael Nadal (che resta un’incognita) sembrano il preludio ad un passaggio di consegne. Tutti noi dobbiamo ringraziare Federer, che ha permesso, nonostante i 34 anni di età, di vivacizzare un po’ la scorsa stagione, mettendo in difficoltà Djokovic a Londra e a New York; ma il passare del tempo è inarrestabile, e non si potrà sperare eternamente nello svizzero.

E quindi la grande, e preoccupante domanda è: passaggio di consegna a chi? Prima ho affermato che la partita di ieri tra Djokovic e Thiem rispecchia la condizione del circuito, e in particolare dei giovani: abbiamo visto infatti un giovane rampante, con grandi capacità, ma non in grado di dare la zampata decisiva, e arrendersi dunque ad un Nole sottotono e nervoso. E la conferma arriva parzialmente anche dalla sfida tra Alexander Zverev, altra grande promessa, e Rafael Nadal ad Indian Wells, conclusasi con il ti,ore del tedesco, colpevole di aver affossato una volée in rete sul match point, e la conseguente vittoria del “vecchio leone”. Nonostante le grandi qualità, quindi, i giovani non riusciranno a “deporre” gli attuali campioni, troppo superiori, e dovranno aspettare il loro declino.

Con il fallimento della generazione di Dimitrov e Raonic, e le difficoltà dei Kyrgios, Coric, Thiem e gli altri a scalzare, o quanto meno a raggiungere, i primi della classe, sperare in un ricambio generazionale a breve termine è difficile. Per avere qualche rivalità avvincete quindi  non resta che contare sugli storici avversari di Nole: ma la discontinuità di Murray, che sembra più interessato alle polemiche sul sessismo che al vincere le partite, e di Wawrinka, oltre alla crisi di Nadal e al calo di Federer, sono un segnale che il predominio di Novak è ben lontano dal tramontare.

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Insomma, tante domande e poche risposte. La sensazione è proprio che non ci siano, al momento, alternative, e che lo stesso Djokovic si sia adagiato ai bassi livelli del circuito. Sicuramente, se dovesse spuntare un avversario in grado di impensierirlo, Nole alzerebbe il livello è batterebbe anche lui; ma, perlomeno, il circuito ATP potrebbe tornare ad alti livelli. Perché attualmente, ahimè, sono lontani i tempi in cui i Fab Four si contendevano ogni torneo e ci regalavano ogni volta uno spettacolo incredibile.

1 commenti

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  1. Adamo Recchia - 1 anno fa

    Bellissimo articolo Giacomo complimenti

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