La lunga strada verso la multicultura sportiva

La lunga strada verso la multicultura sportiva

Il dibattito scaturito per la ridistribuzione dei fondi del CONI ha suscitato molte polemiche. Penalizzazione per il mondo dello sport italiano o nuovo inizio verso una rinascita per gli altri sport?

Nel trovarsi a parlare dell’italiano medio, soggetto di canzoni e critiche sociali oltre che campione fatto e finito della situazione (sempre) attuale del paese, viene naturale immaginarselo sul suo divano dopo una giornata di lavoro, o di ricerca dello stesso, davanti alla beneamata “tivvù” per svagarsi dai mille pensieri di una vita come tante. Quell’italiano medio ha le sue preferenze, i suoi hobby e le sue manie come le abbiamo tutti noi, e il fatto che l’argomento topico del “cucuzzaro” sia il tennis rende la situazione ancora più nitida e definita.

Tennis, per dirne una, calcio, basket, atletica, badminton, pallavolo, nuoto, rugby e quanti più se ne riescano a trovare: tante discipline alle quale un essere umano qualunque può rimanere affezionato per tutta la vita, sia per esperienze personali che per semplice tifo nato da una qualche trasmissione vista per caso a 5-6 anni.

Dove c’è uno sport, come è ovvio che sia, c’è una federazione nazionale che ne cura tutte le sfaccettature, facendo teoricamente quadrare un cerchio volto ad arricchire la nazione tanto quanto la cultura sportiva popolare, e se spesso è necessario l’avvento di uno o più campioni ad attrarre il grande pubblico (Vezzali, Nibali, Pellegrini, Innerhofer, Rossi i primi che vengono alla mente), in altre situazioni sta al sistema vaticinare un pluralismo sostenibile, sia negli interessi d’immagine sia per quanto riguarda il vil denaro, senza ancora neanche tangere il problema della poca trasparenza a livello politico e mediatico di quei personaggi che si districano benissimo tra una poltrona ed un sorriso di circostanza diritto in telecamera.

La notizia bomba, quella che accende micce cortissime, è stata la ripartizione dei finanziamenti alle federazioni sportive da parte del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano presieduto da Giovanni Malagò, ndR), organo preposto alla suddivisione dei fondi alle federazioni sportive italiane ed alla preparazione degli atleti azzurri alle Olimpiadi, il quale ha deciso di tagliare molto nettamente, quasi per il 40%, i fondi alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e ridistribuendo tali minori spese tra le altre federazioni al fine di garantire quello che in tempo di campagna elettorale lo stesso Malagò aveva definito “la pari dignità (economica) di tutte le discipline”.

Distribuzione fondi CONI 2014-2015

Preambolo tra il serio ed il faceto, con un quesito che ronza sempre più insistentemente: per quanto il calcio sia il simbolo di una monocultura sportiva molto accentuata in Italia, e che attraverso il sistema-calcio arrivino nelle casse dello Stato tramite tasse ecc. cifre impensabili rispetto agli altri sport, resta un dato di fatto che un’evoluzione di pensiero e di concetto riguardo l’appetibilità e la diffusione degli altri sport deve avvenire principalmente tramite una nuova interpretazione dell’importanza che si intende dare a tali federazioni minori (in quanto a potere economico). E’ dunque giusto prediligere questo cambiamento così radicale, stando almeno a come è stato presentato, togliendo però risorse fondamentali per l’unico vero colosso sportivo presente in Italia?

Poco prima dell’ufficialità dei tagli alla FIGC, il vicepresidente della FIGC Michele Uva, ai microfoni di Radio1 ha parlato di numeri:<<Il calcio ha finanziato – con 18,73 miliardi di euro – l’erario, perché un terzo di tutto il montante veniva versato nelle tasse. In definitiva, il calcio è l’unico sport che versa nelle casse dello Stato dei soldi. Sappiamo solo che, a metà di una stagione sportiva, i tagli andrebbero a bloccare una serie di attività istituzionali, che la Figc da sempre organizza e quindi inciderebbero sul Settore giovanile e scolastico, sull’Assoarbitri o sulla giustizia sportiva, che costa 5 milioni>>.

Tali parole, che fanno da eco a quanto detto dal presidente della federazione calcistica Carlo Tavecchio, esprimono tutto il disappunto e la divergenza di opinioni tra CONI e FIGC, sottolineando i cambiamenti dovuti ai tagli ed accentuando la difficoltà della situazione a livello diplomatico. <<Oggi ci sentiamo un po’ soli contro tutti>> ha aggiunto Tavecchio, alimentando anche la discussione con il N.1 del basket italiano, Gianni Petrucci, che ha risposto così:<<Non è che il mondo dello sport è contro il mondo del calcio, forse è una parte del calcio che è contro gli altri sport. Si faccia anche un esame di coscienza, con umiltà. Oggi quando mi si ricorda cosa ha fatto il calcio ci sentiamo dei poveri disgraziati. Il calcio certamente rimarrà lo sport più popolare del paese, ma viva Dio oggi c’è una cultura che sta cambiando>>.

Resterebbe molto complicato, soprattutto in un momento come questo, individuare i singoli campi d’impiego dei fondi in più forniti alle federazioni minori, compresa ovviamente la Federtennis, per cui non resta che apprendere della volontà di cambiamento del movimento sportivo italiano in contrapposizione al vecchio “ordine costituito” che vedeva il calcio come incontrastato detentore della maggior parte dei benefit statali.

Per quanto riguarda l’apparato che ci riguarda, ossia il mondo del tennis, sappiamo che è un mondo in continua ascesa, anche grazie agli ottimi risultati delle Nazionali maschile e femminile rispettivamente in Coppa Davis ed in Fed Cup, con un numero di iscritti sempre maggiore giorno dopo giorno ed un panorama di pubblico che anch’esso cresce esponenzialmente seguendo l’ottimo trend del palcoscenico mondiale.

9-Roberta-Vinci-Fed-cup-Italia-2009

La discussione, nel nostro caso applicata al tennis, deve come sempre cercare di essere costruttiva e oculata in ogni sua minima sfumatura, senza mettersi in un angolo a condannare chi o cosa e cercando di analizzare a ragion veduta tutto ciò che può rappresentare ogni singola federazione e quanto può dipendere da ogni singolo utente (si, sempre il solito, buon vecchio “italiano medio”). Che nel nostro paese si aprano falle ogni giorno e che sicurezza e stabilità siano lontane è cosa certa, e da qui le probabili ”bocche storte” riguardo l’effettiva importanza di una diatriba sullo sport, ma è certo anche che nel piccolo di ogni singola persona l’obiettivo deve essere quello di raggiungere una cultura personale in grado di proteggere i propri interesse e di rendere vigili sulle possibili implicazioni che tali piccole e lontane parole possano avere sul futuro di una comunità come quella italiana, che si tratti di bocce o di riforma del lavoro.

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