La rivincita delle pallettare

La rivincita delle pallettare

In un panorama dove mirabili donzelle armate di clava e padella si scontrano tra loro in una lotta all’ultimo sangue somigliante più ad una volgare rissa stradale piuttosto che ad un match di tennis, a trionfare è l’estrema difesa.

di Nicola Corradi

In un’epoca nella quale il prototipo classico di giocatrice in gonnella altro non è se non una robotica macchina sparapalle, dotata di potenza in quantità inversamente proporzionale alla ragione, è curioso notare come, ai vertici della classifica WTA, finisca sempre, negli ultimi tempi, una regolarista. Eccezion fatta per la coppia Muguruza-Pliskova, inconsapevolmente ai vertici delle graduatorie a causa di una favorevole congiunzione astrale, dal 2016 ad oggi hanno ricoperto la carica di numero 1 tre atlete che hanno fatto della loro asfissiante costanza l’arma chiave attraverso cui vincere titoli e guadagnare posizioni. Simona Halep, Angelique Kerber e Caroline Wozniacki rappresentano con limpidezza disarmante il controsenso capace di animare il tennis femminile, sport che già in sé racchiude migliaia di sfaccettature simili ma incoercibili tra loro. Se ad oggi è prassi, ad una giovane intraprendente volenterosa di costruirsi una carriera nel mondo del tennis, insegnare uno stile di gioco estremamente aggressivo, fatto di volgari pallate e fondamentali violenti, colpiti spesso con la massima forza possibile, è invece la categoria delle “pallettare” a spiccare con prepotenza, prendendosi tutti i riconoscimenti di maggiore importanza. In un panorama dedito all’attacco sconclusionato, dove mirabili donzelle armate di clava e padella si scontrano tra loro in una lotta all’ultimo sangue somigliante più ad una volgare rissa stradale piuttosto che ad un match di tennis, a trionfare è l’estrema difesa, che soffoca il collerico neurone, nomade nella testa delle tiratrici, e sopperisce alla mancanza di potenza spesso palesata, al confronto con le altre, dalle interpreti della fruttuosa tattica. La sfida simbolo dell’inizio di questa fase storica è da ricercare nella finale degli Australian Open 2016, dove Angelique Kerber, ottenendo il suo primo titolo Slam, batté Serena Williams. La teutonica, che da quel giorno divenne “terzino”, passò ore accasciata al suolo, torchiata sui teloni rincorrendo i tentativi di vincente dell’americana, esasperata dal muro di Brema nato un anno prima del crollo dell’altro muro, quello di Berlino, datato 1989. Da quell’istante, dall’immagine della Kerber in grado di abbattere l’imbattibile e portare al potere la classe operaia, la rivoluzione ha preso piede, applicando ora, alle soglie di uno Us Open nuovamente incerto, l’imprevedibilità totale ad un tabellone che vedrà una decina di teste di serie uscire miseramente al primo turno. Simona Halep guida il plotone delle attendiste, che pur provano, nelle loro giornate migliori, a prendere in mano le redini del gioco tentando di spingere la palla e scrivere le trame dell’incontro, salvo poi ottenere il successo, nei match che contano davvero, grazie alle incredibili doti difensive portate in dote. In pochi si innamorano del loro stile, in molti dell’attitudine perfetta che queste atlete sono in grado di gettare con ostinazione sul campo, senza lasciare che la minore prestanza fisica, schiacciandole tra le fibre muscolari delle altre, le tolga fiato e tempo di esecuzione. Sono anche, tatticamente parlando, le più intelligenti, capaci di contare, a differenza delle colleghe tecnicamente ipodotate, su un ventaglio di colpi ed un piano di gioco superiore e vario, facendo così della completezza, intesa sotto tutti i punti di vista, l’arma migliore. La stagione volge lentamente al termine e, nonostante l’alone del feroce peso di palla aleggi insistentemente tra circoli ed impianti professionistici, gli Slam fino ad ora disputati hanno visto imporsi i tre nomi sopracitati, che occupano ora le posizioni 1, 2 e 4 del ranking mondiale. Sarà un caso, oppure forse la banale dimostrazione di come il cervello, anche e soprattutto nello sport, si riveli essere decisivo ancor più della rozza forza bruta. 

16 Commenta qui

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  1. Minelli Marco - 1 mese fa

    Io lo dico già da tempo il tennis femminile è diventato un po’ patetico con femminevche vogliono sempre più somigliare ai maschietti ma senza riuscirci anzi snaturando la loro natura e distanti km dai maschietti una nr 1 femminile non vale un 300 maschile

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  2. Paolo Schiano - 1 mese fa

    Ma chi l’ha scritto questo articolo?Pallettara la Halep che in uscita dal servizio entrava coi piedi dentro il campo e attaccava col dritto inside-out?O la Stephens che spingeva col dritto anomalo sbattendo la rumena fuori dal campo?Qua siamo proprio alla frutta…una delle finali più belle che io abbia mai visto in campo femminile e si parla di pallettare…

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    1. Fabrizio Bassani - 1 mese fa

      Appunto.da piu’ parti viene detto il match dell’anno, ma ormai i rosiconi o le vedove del tennis pachidermico non sanno piu’ che dire.

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  3. Fabrizio Bassani - 1 mese fa

    Ora sta dominando una ragazza normale, con un fisico da atleta che sa giocare a tennis, ovvero Simona.l’era dei pachidermi di 150 chili e’ finita.il resto son chiacchiere

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  4. Io ritengo che le pallettare , come le volete chiamare voi, siano un grande esempio di come il tennis si sia evoluto. Ad eccezione di Wozniacki che vincendo lo slam è svanita dalla circolazione, Halep e Kerber si sono confermate e hanno fatto grandissime partite variando il loro gioco , e specialmente la Halep con il suo gioco d’attacco strepitoso, ma anche la Kerber con le palle corte e dritti mancini eccezionali, hanno giocato il loro miglior tennis negli ultimi 2/3 anni…non dimentichiamo la Stephens che pallettara è un po meno ma gioca bene anche in difesa! Non sono tutte Serena, per fortuna!

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    1. Della danese mi sorprendo un po’, sembrava pronta a tornare al top e dominare, invece si è un pò spenta. Per me potenzialmente la più forte per completezza, forse è mentalmente demotivata.

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  5. Massimo Mangiarotti - 1 mese fa

    Encomiabile. Limiti fisici evidenti. Ma volontà di ferro . Cervello funzionante. Niente show. Esempio da seguire( la bambolina Giorgi) . Poi chi vince ha sempre ragione salvo droghe.

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  6. Simona Lucci - 1 mese fa

    Volgare rissa ? Ma cambia mestiere

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  7. Lexy Anne - 1 mese fa

    Questo pezzo mi sembra scritto da uno di quelli che interpreta il tennis femminile “noioso e scarso”, insomma poco professionale (da voia aspetto molto meglio!) sembra scritto dopo una notte confusa e reduce da una sbornia. Riprovare, grazie

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    1. Giulio Imbastaro - 1 mese fa

      Hai proprio ragione, secondo me neanche le guarda le partite questo qui

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    2. Lexy Anne - 1 mese fa

      Giulio Imbastaro questo non lo so ma in generale vedo tanti che mettono sempre e comunque lo stesso disco rotto ..ci sono anche altri sport se questo non vi garba…personalmente lo gradisco meglio adesso, finita l’era delle dominatrici Williams il livello è molto allineato ecco perché uno slam lo può vincere la numero 1 come la 500 WTA

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    3. Mirko Cappilati - 1 mese fa

      Allora guardando quello maschile cosa si deve dire?anche NADAL sembra faccia una rissa stradale come si dice .anche RAONIC e altri .il vero tennis e FEDERER per bellezza e BRAVURA.comuque i tornei femminili sono molto belli da vedere e sono molto brave

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  8. Italo Fascia - 1 mese fa

    Un’ora e mezza di Sloane Stephens anche da perdente mi risulta molto più piacevole da vedere che i match maschili interminabili (compresi Federer e Nadal) visti a Wimbledon. Le tenniste femminili hanno un grande futuro a livello di riscontri televisivi i maschietti perderanno Federer Nadal e, soprattutto prima che cambino quelle stupide regole dei 5 set allo slam e del long set al 5, perderanno il pubblico stanco di vedere uno sport con regole antiquate

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  9. Gabriela Forciniti - 1 mese fa
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  10. Opinione personale, non parlerei delle n.1 del mondo come di una pallettara. Ci sono avversarie contro le quali tale strategia paga, ed effettivamente quelle cui il titolo fa riferimento appartengon oa questa categoria (non c’è bisogno di fare nomi, facile capire ci si riferisca a giocatrici che hanno potenza e gioco da uomini di due metri) Ma contro le giocatrici piccole e tecniche, il gioco della rumena cambia e mostra anche tanta qualità. Dunque diciamo che il suo merito maggiore è una grande sagacia tattica, che a giocatrici con forse più qualità (Wozniacki, Radwanska etc) un pò manca.

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  11. Mario Marchetti - 1 mese fa

    Clava, padelle, rissa da strada… Mancava solo che scrivevate che è meglio che vadano a stirare. Complimenti per l’articolo. 14 Agosto 2018.

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