L’ultimo giorno di Davis

L’ultimo giorno di Davis

Oggi, 25 Novembre 2018, la competizione che molti hanno amato, vede scritta su di sé la parola fine.

di Nicola Corradi

E così Marin Cilic, almeno una volta in carriera (eccezion fatta per gli Us Open 2014), riesce a non sprecare tutto ciò che di buono, il suo talento o la sua squadra, è riuscito a procuragli, ed ottiene il punto decisivo che consegna la Coppa Davis nelle mani della Croazia.
Era difficile ipotizzare un risultato diverso, considerate le premesse con le quali le due formazioni si presentavano all’appuntamento, ma come se il pronostico non fosse stato sufficiente a garantire ai francesi la certezza della sconfitta, Yannick Noah decide di compiere un suicidio tattico premeditato mettendo in scena il dramma della scuola francese in declino. Giocando in casa, e avendo scelto la terra rossa come superficie sulla quale contendersi l’insalatiera, il capitano schiera nel primo match, opposto a Coric, Jeremy Chardy, celebre per non essere mai stato, nello scorso decennio, a livello dei compagni, e ormai da un paio di stagioni lontano dai grandi palcoscenici. Il risultato è scontato. Senza nemmeno ricorrere a particolare impegno, il giovane croato si impone per tre set a zero. Se pensare che la scelta di Chardy a discapito di un papabile nome come Simon fosse l’apice dell’insensatezza transalpina, Noah stupisce tutti con un nuovo colpo di genio, schierando, opposto a Cilic, l’infermo Tsonga. Jo, ormai vicinissimo ad un ritiro che sembra rimandare per il solo gusto di prolungare un’immeritata agonia, non ottiene nemmeno un parziale, uscendo dal campo in lacrime dopo aver chiesto, nel finale, l’intervento del fisioterapista. La platea piange e con lei anche Noah, commosso al canto dell’inno e dall’idea che, con questo efferato gesto di masochismo, la sua permanenza sulla panchina possa destare qualche dubbio nei permalosi vertici della federazione. Il doppio rimanda di un giorno la debacle, Pouille completa il tris di umiliazioni. È grande festa per la nazione croata, che facendo perno su due esponenti d’eccellenza come Cilic e Coric ha meritatamente conquistato l’ultima edizione di Davis che possa davvero essere così definita. Dall’anno prossimo, infatti, prenderà vita l’esperimento agghiacciante della nuova formula, con regole stravolte e modalità scelte da uno scellerato gruppo elitario interessato soltanto ai diritti televisivi. Lo so, parlare di oligarchia riferendosi al tennis sembra inappropriato, un erroneo tentativo di affibbiare termini relativi alla politica ad un mondo che, essendo sport genuino e puro, dovrebbe essere a questa distante. Purtroppo, però, la realtà dei fatti è questa. Oggi, 25 Novembre 2018, la competizione che molti hanno amato, vede scritta su di sé la parola fine. Si chiude dunque l’anno, le ultime somme vengono tirate e già si pensa, facendo finta che ora non ci attenda un mese e mezzo di astinenza tennistica, alla prossima stagione. L’inno cantato a squarciagola dai tifosi francesi, irriducibili nonostante la certezza di un’amara sconfitta casalinga, chiude il cerchio apertosi simbolicamente con l’Australian Open vinto da Federer. Pensando ora a quei giorni, sembra sia trascorso un secolo. In poco più di dieci mesi molte cose sono cambiate. Le certezze ed i paradigmi che allora sembravano inscalfibili appaiono oggi soltanto un vago ricordo. Il trio troneggia ancora imponendo il suo ferreo soliloquio ad un circuito incapace di reagire.

Ogni giorno invochiamo il cambiamento. Le televisioni ed i giornali sono invasi da questo termine divenuto slogan. Il tennis cambia, i governi cambiano, il giornalismo cambia. Nel 2019 saremo ancora qui, a discorrere di sport insieme a voi. Grazie per l’attenzione e la partecipazione, a presto.

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  1. Fabio Fabbri - 2 settimane fa

    Che peccato ! Che tristezza infinita

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  2. Fabio Fabbri - 2 settimane fa

    Che peccato ! Che tristezza infinita

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