Migliorare la relazione Allenatore-Genitore nello sport giovanile: tanta armonia, pochi problemi

Migliorare la relazione Allenatore-Genitore nello sport giovanile: tanta armonia, pochi problemi

Come migliorare la relazione Allenatore-Genitore nello sport giovanile con un principio cardine: il divertimento e la tranquillitá dell’atleta

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Documentandomi sulle tematiche psicologiche legate alla pratica sportiva giovanile, un articolo scientifico di Smoll, Cumming e Smith del 2011, dal titolo “Migliorare la relazione Allenatore-Genitore nello sport giovanile: incrementare l’armonia e minimizzare i problemi” mi ha colpito molto e ho deciso di condividere con voi i loro suggerimenti a riguardo.

Atleta, Genitore e Allenatore sono chiamati il “triangolo atletico” ed è un elemento naturale del sistema sociale componente lo sport in ambito giovanile (Smith, Smoll, Smith, 1989). I membri di questo sistema sociale interagiscono tra loro in modi molto complessi, e la natura di queste interazioni possono avere delle conseguenze importanti sullo sviluppo psicologico dei ragazzi (Davis, Jowett, 2010; Weiss, 2003). Infatti, i coach sono in una posizione di indirizzamento delle genuine preoccupazioni di un genitore in un modo che possa aumentare i valori dell’esperienza sportiva. Dall’altra parte il genitore può influenzare la qualità della relazione diadica fra giocatore e allenatore (Jowett e Timson-Katchis, 2005).

Lo studio di Smoll e collaboratori, nello specifico, si è focalizzato su determinati obiettivi specifici per comprendere meglio delle tematiche, fra cui:

– Gli obiettivi dello sport giovanile, inclusa una sana filosofia della vittoria;

– Responsabilità genitoriali;

– Come raggiungere un’effettiva comunicazione;

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Obiettivi dello sport giovanile

Il diritto di base di un giovane che pratica sport è quello del divertimento nella partecipazione e questa non dovrebbe mai essere negata. Uno dei modi per ridurre il divertimento del giovane in maniera molto veloce è quello di cominciare a trattare i giovani atleti come se fossero dei professionisti. Coach e genitori dovrebbero tenere in mente che i giovani giocatori non sono adulti in miniatura. Sono ragazzi, e hanno il diritto di giocare come ragazzi. Il ragazzo è al centro del programma del sportivo e non gli adulti di riferimento (coach
o genitori che siano). Se si insegna che la vittoria è tutto per il successo si rischia di ridurre lo sviluppo delle abilità, del divertimento e della crescita sociale ed emotiva del ragazzo. Informare quindi gli allenatori che il successo non equivale alla vittoria e il fallimento non equivale ad aver perso un match. Il vero successo è quello di aver dato il massimo a prescindere dal mero risultato.

Responsabilità genitoriali

Quando un ragazzo intraprende una carriera sportiva, i genitori vengono automaticamente investiti da alcuni obblighi. Alcuni genitori questo non lo realizzano e rimangono sorpresi quando ci aspetta qualcosa da loro. In primo luogo i genitori devono comprendere che i ragazzi hanno il diritto di scegliere di non giocare più, tuttavia i genitori possono incoraggiare la partecipazione ad uno sport (che di per sé fa comunque bene, vista l’attività fisica), senza pressarli o intimarli, in quanto gli atleti che si sentono “in trappola” non si divertono in quello che fanno.

A volte, quindi, partecipare ad uno sport, per quanto questo possa far bene, non è la via consigliabile: i ragazzi potrebbero voler direzionare le proprie energie verso altri obiettivi che non sono sportivi. Alcuni genitori sono preoccupati circa il possibile non interesse dei figli allo sport, soprattutto se essi hanno avuto in passato un’esperienza positiva con l’attività sportiva, ma forzare un ragazzo a fare sport risulta essere un grave errore. Gli allenatori possono essere una valorosa risorsa per rispondere alle domande dei genitori e possono indirizzare loro ad una migliore comprensione del valore dello sport per un ragazzo. È fondamentale che il genitore comprenda che il figlio non è un’estensione di sé, ma un individuo a parte, con propri desideri, abilità, personalità, che è libero di spendere come meglio crede. A volte, purtroppo, l’immagine che è un genitore ha di sé è data dal successo o meno del figlio nell’attività sportiva, e questo oltre ad essere deleterio per il ragazzo è anche deleterio per il genitore stesso. Gli allenatori ben informati e formati, anche qui possono svolgere un ruolo molto importante, facendo notare al genitore questo identificazione eccessiva con i successi del figlio, facendogli capire che l’eccessiva pressione comporta oltre a decremento del divertimento anche un decremento della performance potenziale e della crescita personale.

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Comunicazione

Favorire una comunicazione non vuol dire che i genitori sono liberi di essere irrispettosi verso l’allenatore attraverso le parole o le azioni, ma vuole dire essere aperti ad invitare i genitori ad esprimere le proprie genuine preoccupazioni con la certezza che queste vengano accolte e ascoltate dall’allenatore. Dovrebbe esserci quindi un momento preciso stabilito affinché possa avvenire questa interazione, che non dovrebbe mai coincidere con i tempi dell’allenamento né tanto meno in presenza del minore. Gli allenatori dovrebbero quindi invitare i genitori a parlare delle proprie preoccupazioni in un tempo e contesto consono. Una delle controversie maggiori fra allenatore e coach è quella relativa alle abilità del ragazzo.

È importante quindi fornire dei dati il più possibile oggettivi circa le abilità del ragazzo. Un’altra controversia è rappresentata da quello che l’allenatore fa per insegnare al ragazzo l’attività sportiva. È importante in questo caso che l’allenatore non si metta sulla difensiva ma ascolti e tenga anche in considerazione i suggerimenti del genitori ma far capire comunque al genitore che si fa del proprio meglio per incrementare le abilità sportive dell’atleta.
In certi casi potrebbe essere utile la presenza di un mediatore fra allenatore e genitore, che può far ridurre il conflitto e l’ostilità che potenzialmente potrebbero svilupparsi.

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Una buona relazione fra coach e genitore risulta avere dei risvolti positivi a tutto tondo sul ragazzo che pratica l’attività sportiva, per cui è importante che tutte le parti in causa si impegnino affinché questo possa accadere. In questo articolo che ho voluto riassumere per voi non è stato preso in considerazione il tennis nello specifico, ma un discorso più generale sull’attività sportiva. In realtà tutto ciò è facilmente trasportabile al contesto tennistico, essendo una relazione triadica più specifica (allenatore-genitore- ragazzo) ed esclusiva rispetto a sport di squadra dove entrano in campo diverse altre dinamiche.
Riferimenti
Davis, L. and Jowett, S., 2010. Investigating the Interpersonal Dynamics Between Coaches and Athletes Based on Fundamental Principles of Attachment. Journal of Clinical sport Psychology, 4, pp. 112-132.

Jowett, S. and Timson-Katchis, M., 2005. Social Networks in Sport: Parental Influence on the Coach-Athlete Relationship. The Sport Psychologist, 19, pp. 267-287.
Smith, R. E., Smoll, F. L. and Smith, N. J., 1989. Parents’ Complete Guide to Youth Sports. American Alliance for Health. Physical Education, Recreation, and Dance, Reston, Virginia.
Smoll, F. L., Cumming, S. P. and Smith, R. E., 2011. Enhancing coach–parent relationships in youth sports:Increasing harmony and minimizing hassle. International Journal of Sports Science & Coaching, 6 (1), pp. 13-26.
Weiss, M. R., 2003. Social Influences on Children’s Psychsocial Development in Youth Sport, in Malina, R. M. and Clark, M. A., eds., Youth Sports: Perspectives for a New Century. Coaches Choice Publishers, Monterey, California. pp. 109-126.

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