Quel momento che scrive la Storia

Quel momento che scrive la Storia

OPINIONE – L’ottava meraviglia di Roger Federer a Wimbledon è una di quelle imprese che rimarranno nella memoria di ogni sportivo, una storia da annali e da tramandare alle prossime generazioni. Come questa molte altre storie, non per forza legate a vittorie, sono difficili da dimenticare per il loro carico di emozione e valore, ho provato qui a raccoglierne alcune, quelle che più di tutte in me hanno suscitato sensazioni molto forti. E voi a quale storia del passato, recente e no, siete più legati?

Prima di diventare un affermato solista e recentemente partner musicale di molti cantanti italiani, J-Ax è stato componente del duo hip hop italiano più famoso negli anni ’90, gli Articolo 31 : Cosi com’è fu il loro terzo album, pubblicato nel maggio del 1996 che, con ben 600.000 copie, è stato il più venduto nella storia del rap italiano, complici non solo i testi di canzoni divenute storia come Funkytarro e Tranqi Funky, ma anche grazie ad alcune importanti collaborazioni, tra queste quella con Lucio Dalla nella traccia N°15 dell’album “L’impresa eccezionale”.

Con intento diverso da quello che in questo articolo voglio evidenziare, le coriste cantano una frase nel ritornello dalla quale ho preso spunto per questo articolo,

“L’impresa eccezionale è essere normale, che non vale realizzare almeno l’essenziale”

Quale sintesi migliore per riassumere l’essere Roger Federer? Il tennista che, compiuti 36 anni poche ore fa (a tal proposito auguri sinceri!), risulta agli occhi di tutti una persona sfacciatamente normale, nonostante possa ormai ritenersi un semidio o qualcosa di simile, il che di per se è già un’impresa non da poco: l’altro aspetto inevitabilmente da aggiungere è chiaramente il modo in cui ha ottenuto il suo 19esimo Slam. Diciamocelo con franchezza, non ne aveva bisogno, avesse chiuso la carriera lo scorso anno dichiarando apertamente “I problemi fisici mi tormentano. Mi ritiro. Grazie a tutti“, nessuno avrebbe cambiato opinione su di lui, avendo già fatto l’essenziale per essere ritenuto il migliore non solo della sua generazione ma dell’intera storia della racchetta.

L’impresa di Wimbledon non sarà soltanto uno di quegli eventi che inevitabilmente verrà raccontato nelle classiche trasmissioni di fine anno dove si ripercorrono le gesta sportive più significative, ma fa parte già della storia, una di quelle imprese sportive da raccontare non solo per quelle due settimane di attesa e di pathos, ma anche per quanto accaduto in precedenza, i tanti infortuni, la lunga riabilitazione, la strategia studiata a tavolino con Coach Ivan Ljubicic, il ritorno e la frase “Il piano è quello di figurare nella top 8 dell’ATP prima di Wimbledon” … per puntare alla vittoria lo aggiungo, se posso, io.

Tornando indietro nel tempo e nei ricordi ho provato a rivivere i miei trascorsi di spettatore appassionato per provare ad identificare quei momenti che più di tutti hanno lasciato un segno forte, quegli eventi che inevitabilmente tracciano una linea che non può essere in alcun modo cancellata. Ne ho scelti 5, probabilmente avrei potuto fare una carrellata più lunga rischiando però di diventare noioso, lascio a voi proseguire e continuare l’elenco, chiedendovi di farvi trasportare dalle emozioni come ho fatto io in questo breve scritto.

1. Lo stoico Jimmy Connors. 31 Maggio del 1991, 16esimi di finale al Roland Garros, per l’accesso agli ottavi scendono in campo l’ormai 39enne Jimmy Connors e Michael Chang. Classificato oltre la posizione 100 del ranking, Jimmy ha poche chance di vittoria contro l’attuale N°10, eppure il match a cui assistono gli spettatori sugli spalti è epocale. Connors riesce infatti a portare Chang al quinto set prima di essere costretto, stremato dalla fatica, all’abbandono nel primo gioco del set decisivo, dove tra l’altro aveva portato a casa il primo punto. Il momento è carico di emozione, nel momento in cui Jimmy lascia il campo il pubblico gli rende uno dei più lunghi e vibranti omaggi che un giocatore di tennis abbia mai ricevuto su un terreno di gioco, un evento capace di far passare in secondo piano tutto il resto del programma di quel giorno.

I grandi Rino Tommasi e Gianni Clerici raccontano gli ultimi momenti di quell’incredibile Match.

2. Attacco a Monica Seles. Il 30 Aprile del 1993 si disputano i quarti di finale della Citizen Cup ad Amburgo, un torneo femminile al quale partecipano alcune delle migliori tenniste del momento come Steffi Graf, Arantxa Sanchez e soprattutto la numero 1 del Ranking , la 19enne Monica Seles. La Yugoslava, ai vertici da ormai 2 anni, era stata la tennista più giovane a vincere il Roland Garros l’anno prima ed era destinata a dominare la scena nonostante la presenza di quella che poi è stata ritenuta la più grande tennista della storia, vale a dire Steffi Graf. Il match di quel giorno contro la bulgara Magdalena Maleeva rappresentava solo un piccolo ostacolo verso l’ennesima finale da disputare contro la rivale di sempre. Durante un cambio di campo però accadde qualcosa che cambiò non soltanto la vita e la carriera della tennista ma probabilmente anche la storia del tennis: un uomo, identificato poi come uno squilibrato ossessionato dalla tennista, si sporge dalla barriera e infila un coltello di 23cm tra le scapole di Monica. La sicurezza intervenuta successivamente evita che l’aggressore continui nel suo intento omicida, la tennista viene soccorsa immediatamente e trasportata in ospedale; la ferita guarisce in poche settimane ma segnò molto più profondamente Monica che non tornò in campo per più di due anni, attraversando un lungo periodo di depressione e sviluppando un disturbo alimentare che la portò ad ingrassare 30Kg. Al ritorno in campo nel 1995 la Seles, divenuta nel frattempo cittadina americana, non era più la campionessa di una volta, il ritiro definitivo nel 2008 chiuse una carriera che meritava ben altra storia e finale.

Un intervista di Monica Seles nel 2009 

3. Le lacrime del più alto di tutti. Nel corso degli anni ci sono stati personaggi che hanno sconvolto il mondo del tennis anche con un semplice gesto. Uno di questi è certamente André Agassi che ai suoi esordi divenne famoso non solo per la sua folta chioma bionda ma anche per un abbigliamento non esattamente da tennista, tra pantaloncini in jeans e magliette fluo, André definì un nuovo stile che ben presto fece tendenza tra i più giovani. La sua biografia “Open”, uscita anni dopo, ci diede un’immagine di Agassi completamente diversa da quella che tutti si aspettavano, l’odio per il tennis e i tanti problemi fisici tracciarono una storia che lasciò tutti stupiti: l’aspetto però più forte del racconto fu il rapporto difficile di André con suo padre che vedeva nel piccolo Agassi il futuro N°1 del mondo. Nella carriera di Agassi c’è però un evento, un momento che più di tutti ha profondamente emozionato non solo i suoi tifosi ma in generale il mondo del tennis: fu ad Atlanta nel 1996, l’occasione fu la finale dei giochi olimpici contro Sergi Bruguera. Il match di per se ha poco da raccontare, Agassi si sbarazzò dello spagnolo in 3 set con un sonoro 6-2 6-3 6-1, fu la cerimonia di premiazione ha raccontare una storia difficile da dimenticare, un momento che si legò inevitabilmente con il passato difficile del tennista, e chi meglio di André poteva raccontare al meglio quel momento?

“Fu un’esperienza ultraterrena. Quando ero un ragazzino il tennis non era disciplina olimpica, ma fu una delle tante cose che mio padre ha predetto della mia vita, che il tennis sarebbe entrato a far parte delle Olimpiadi e che io avrei vinto la medaglia d’oro. Quindi essere su quel podio fu un mio sogno di ragazzo sotto molto aspetti. Ricordo tuttora lo stare là, sul gradino della medaglia d’oro, una delle poche volte in cui sono stato effettivamente più alto dei miei avversari! La medaglia attorno al mio collo, l’inno nazionale, i miei occhi bagnati di lacrime… un’esperienza ultraterrena, surreale.”

Il match vinto da Andre e la premiazione in lacrime

4. La sedia della tortura di Muster. La celebrità non è un termine che si può accostare facilmente a chiunque nel mondo del tennis, la storia di questo sport ci ha raccontato giocatori che, seppur arrivati ai vertici vincendo almeno uno Slam, sono rimasti comunque in secondo piano dinanzi alle leggende che cavalcano gli anni e le generazioni mantenendo intatta la loro fama. Uno di questi è certamente Thomas Muster, personalmente un idolo della mia infanzia, il bombardiere da fondo campo e “padre” sportivo di Rafa Nadal, famoso in patria per essere giocatore poco avvezzo ai festeggiamenti fino a tarda notte, come raccontai in un pezzo di qualche mese fa proprio su di lui.. Nel 1989 Muster, durante il torneo di Key Biscayne a Miami, fu purtroppo protagonista innocente di un incidente avvenuto all’interno di un parcheggio e causato da un autista in stato di ubriachezza. Con una gamba distrutta in 1000 pezzi era impossibile pensare ad un futuro glorioso per l’Austriaco, che però stupì il mondo intero con un recupero a dir poco miracoloso. Da guerriero quale veniva riconosciuto da tutti, Musterminator si fece costruire una panca speciale che gli consenti di continuare ad allenarsi tenendo la gamba infortunata sollevata. I video dei suoi allenamenti fecero il giro del mondo suscitando sorpresa ed enorme ammirazione, quello di Muster fu uno dei recuperi più veloci della storia, in soli 6 mesi infatti Thomas era già in campo, grazie alla sua straordinaria tenacia ed un’incrollabile fiducia nei propri mezzi.

5. Roberta Vinci e Flavia Pennetta regine a New York. Da buon italiano impossibile non menzionare l’impresa compiuta dalle due tenniste italiane nell’edizione degli Us Open nel 2015. Flavia e Roberta raggiunsero la finale dello Slam dopo un torneo entusiasmante nel quale non partivano di certo tra le favorite, i pronostici erano chiaramente per la padrona di casa Serena Williams sulla cui strada verso il trionfo si sarebbe potuta opporre solo la rumena Simona Halep. A far saltare il banco furono proprio le due pugliesi in due semifinali che rimangono senza dubbio nella leggenda, con Flavia che si sbarazza facilmente di Simona in due set senza storia in un’ora circa e Roberta che compie l’impresa con una rimonta pazzesca contro non solo Serena ma l’intero pubblico accorso ad assistere al match. La finale è un film con un finale sorprendente, a vincere è la Pennetta che batte l’amica di una vita in due set, sul viso della sconfitta Vinci non c’è però delusione, solo sorrisi, abbracci e battute. Dinanzi al Premier Renzi durante la premiazione Flavia nel rituale discorso di fine match fa un annuncio:

“Devo dire un’ultima cosa… Questo è stato il mio ultimo match agli Us Open e non potevo immaginare di finire in maniera più bella, lascio il tennis”

Una sceneggiatura con un finale che neanche il miglior regista al mondo avrebbe potuto immaginare.

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