Reilly Opelka: il gigante americano

Reilly Opelka: il gigante americano

Nel tennis ci sono vari giganti e tra quelli che si sono fatti notare nell’ultimo periodo c’è sicuramente l’americano Reilly Opelka, che agli Australian Open ha ben figurato

di Mattia Esposito

Il tennis americano ha sempre avuto una grande tradizione nel nobile sport. Negli ultimi anni, la New Generation, è stata composta sempre da giganti, potenti e impenetrabili al servizio come John Isner e Sam Querrey. Il nuovo esponente, anche se non stilisticamente bello da vedere è il classe ’97 Reilly Opelka. 
Appena 21 anni e già è il giocatore più alto del circuito al pari di Ivo Karlovic, dal quale ha preso anche la battuta, come dimostrato contro Denis Istomin a New York con ben 32 ace in due set, prima del ritiro del uzbeko. Il suo terzo quarto di finale gli ha permesso di avvicinarsi ai 45 ace del croato, record in match al meglio dei 3. Una salvezza per il giovane statunitense, soprattutto considerando la pessima risposta con 2 risposti su 34 colpi disponibili. “È una buona sensazione: è parte del gioco servire così bene. Forse non basta, dato che serve anche la risposta.” aggiunge Opelka: “Mi sto concentrando molto sulla risposta soprattutto perché sono in disaccordo nel dare importanza solo al servizio ma comunque è qualcosa di positivo.”

COSTANTE MIGLIORAMENTO- Nel 2016 raggiunse Opelka raggiunse la semifinale ad Atlanta, ma da allora miglioramenti sui fondamentali sono giunti: dunque, con questi miglioramenti Opelka ha raggiunto la top100, quindi, attualmente è 89° al mondo. I complimenti sono giunti anche da Big Sam Querrey che ha trovato similitudini con Kevin Anderson, a partire dal punto di vista, cioè il servizio: l’obiettivo del giovane nato in Florida è giocare più partite a livello Atp dopo i 4 Challenger conquistati nelle ultime stagioni. Anche Big Long John Isner ha speso parole al miele per Opelka, che l’ha battuto in quel di Melbourne e che stanotte giocheranno per la terza volta contro nella Grande Mela: vincerà il trionfatore di Miami 2018 o il giovane americano?

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