Risorgere dalle ceneri: il tennis in Svezia

Risorgere dalle ceneri: il tennis in Svezia

Svezia: terra in cui fiorì nel IX secolo la cultura vichinga. Svezia sede della cerimonia della consegna del Premio Nobel. Ma oltre che con Ingmar Bergman e Greta Garbo, il paese nordico si è imposto anche in un altro palcoscenico, che le ha garantito gloria e fama mondiale: stiamo parlando naturalmente del tennis. Sono poche le nazioni a poter vantare una tradizione tennistica come quella svedese, nonostante negli ultimi anni sembra aver subito un netto calo.

A cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 il tennis in Svezia ha vissuto il suo periodo di massimo splendore, sfornando talenti come Bjorn Borg, Mats Wilander e Stefan Edberg. Presentare una vera e propria icona, non soltanto del tennis,come Bjorn Borg  è quasi superfluo. Basta semplicemente dire:

– 7 Roland Garros e 5 Wimbledon ( vinti consecutivamente).

– 63 tornei vinti in carriera, 1 Coppa Davis e 109 settimane passate in vetta alle classifiche mondiali.

– Innovatore vero e proprio del gioco, con l’utilizzo del dritto in topspin e il rovescio bimane( il primo ad usare tale colpo ad alti livelli), basandosi su un impressionante solidità fisica e mentale.

– Rivalità storica con un certo John McEnroe

Aggiungiamoci poi la cura maniacale per look ed abbigliamento, il carattere glaciale ( famoso il soprannome “IceBorg) e le tormentate relazioni d’amore, tra cui quella celeberrima con Loredana Bertè. Tutti questi dettagli  non fanno altro che arricchire e consolidare ancor di più il mito del biondo di Södertälje.

Bjorn Borg''s return

Borg può essere considerato il capostipite dell’età aurea del tennis svedese. E proprio quando la Svezia sembrava sul punto di essere orfana del grande campione, salì alla ribalta il nome di un ragazzo che tanto aveva fatto bene nelle categorie giovanili, Mats Wilander. A soli 18 anni nell’82 Wilander vinse il Roland Garros, eliminando avversari del calibro di Lendl, Clerc e Vilas. Mats è rimasto nell’elite  del tennis ininterrottamente per sette anni, dal 1982 al 1988. Vincitore di altri due Roland Garros (’84, ’88), di tre Australian Open (’83, ’84, ’88) e di uno US Open (’88), Wilander è da considerarsi a tutti gli effetti uno dei dominatori del tennis negli anni Ottanta. Si può denotare nel suo stile di gioco l’impronta del tennis di Borg, che sarà poi caratteristica tipica di tutta la scuola svedese.

Resistenza fisica, concentrazione e soprattutto ottime doti tattiche permisero a Mats di non far rimpiangere la pesante eredità. La mentalità tennistica di Wilander è esemplificabile nella memorabile finale di quasi cinque ore agli US Open ‘88, in cui si giocò con Lendl, oltre il titolo, anche il primato in classifica. Mats prevalse, fornendo una prestazione da vero numero 1. E in quell’occasione dichiarò:” È stato il match più intenso che io abbia mai giocato; penso di non aver giocato un singolo punto, addirittura un singolo colpo senza aver sempre chiaro in testa l’obiettivo che mi ero prefissato… quello che dovevo fare per batter Ivan. Ho variato tantissimo il gioco, cambiando spesso velocità e rotazione alla palla per dare poco ritmo al mio avversario e ho dovuto fare tutto questo per 5 lunghi set”.

stefan-edberg

Mentre già brillava Wilander, dalle fucine svedesi era già stato forgiato un altro talento. Quando Stefan Edberg arriva sulla scene è nel pieno della cosiddetta “Swedish Invasion”: campioni, grandi e buoni giocatori “invasero” letteralmente il circuito, sempre sulle orme del Mito Bjorn. Il già citato Wilander, Nyström, Svensson, Järryd, Pernfors : tutti erano più o meno fedeli repliche dell’invicibile capostipite. Stefan invece no. Era a tutti gli effetti esponente di quel tennis d’attacco, puro ed elegante, che ha caratterizzato la storia di questo sport dalle origini sino all’arrivo dei regolaristi negli anni ’70.

Dotato di un servizio profondo e preciso, rovescio classico ad una mano stilisticamente perfetto, sia in top che in back, e di una volée sublime, Edberg si distinse sul circuito come giocatore dal costante fair-play e dalla grande signorilità. Vinse sull’amato prato due Wimbledon (’88,’90), oltre a due Australian Open (’85,’87) e due US Open (’91, ’92). Insomma per una nazione di soli 10 milioni di abitanti, tre giocatori hanno portato a casa la bellezza di 24 titoli Slam. Se aggiungiamo poi che tra il 1975 e il 1998 la Svezia ha conquistato ben 7 Coppe Davis,  e considerando anche le altre 5 finali ottenute, si può ben capire il dominio dei “vichinghi”sulla scena del tennis mondiale.

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Dal suolo svedese sono continuati a germogliare tennisti  di ottimo livello . Ricordiamo  Thomas Enqvist, chiamato a prendere il posto di Wilander ed Edberg, best ranking di numero 4 al mondo e una finale conquistato agli Australian Open, Thomas Johansson, che un Australian Open l’ha invece vinto, Magnus Norman, finalista al Roland Garros ed ex numero 2 al mondo, senza dimenticare Robin Soderling. Ed è proprio Robin l’ultimo svedese ad aver raggiunto una finale Slam, al Roland Garros nel 2010. Proprio il 2010 è stato l’ultimo anno di gloria per il nativo di Tibro, raggiungendo best ranking di numero 4  e la vittoria nel Master 1000 di Bercy, prima della gravissima forma di mononucleosi che l’ha colpito.

Dopo Soderling la Svezia tennistica è entrata in una fase di decadenza. Per un lungo periodo non c’è stato neanche uno svedese in top-200, tant’è che lo stesso Magnus Norman ha deciso insieme a due altre vecchie glorie del tennis svedese come Nicklas Kulti e Mikael Tillstrom di aprire un ‘accademia privata. Ma cosa c’è dietro il declino del tennis svedese? Quali ragioni hanno portato a cotale degrado? Afferma Norman stesso:  “Ho intervistato molta gente – genitori, allenatori, giocatori, etc. – raccogliendo 150 pagine di materiale. Probabilmente ci sono diverse ragioni. È facile andare davanti ai media e dire che qualcosa non va, che la federazione sta facendo male e dare la colpa agli altri. Noi abbiamo voluto fare qualcosa di concreto, senza limitarci a dire che è tutto sbagliato.

Dopo un periodo difficilissimo, la nuova linfa per la Svezia oggi si chiama Elias Ymer. Il diciannovenne di origine etiopica ha recentemente vinto il Challenger di Caltanissetta, avvicinandosi sensibilmente ai primi 100 giocatori al mondo. Già quando a maggio, in un torneo dello Slam come il Roland Garros, dopo anni, si sono visti nel tabellone principale due svedesi ( Ymer stesso e Christian Lindell) qualcuno ha notato questo evento come un primo, piccolo passo verso la risalita. Dalle sue prestigiose ceneri, la Fenice svedese nel mondo del tennis ha tutte le possibilità di rinascere più forte di prima.

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