Roland Garros: favoriti e outsider

Roland Garros: favoriti e outsider

A Rafael Nadal non dovrebbe sfuggire il decimo titolo mentre il torneo femminile è aperto a qualsiasi soluzione.

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Con le qualificazioni in corso e in attesa del sorteggio, al Roland Garros fervono i preparativi per l’avvio dell’87esima edizione degli Internazionali di Francia. Il secondo major stagionale rappresenta l’apice della lunga primavera europea sulla terra rossa e ancora una volta offre diversi spunti d’interesse e incertezza per gli appassionati.

Il singolare maschile – Pur sconfitto a Roma dopo una striscia di 17 vittorie consecutive sul rosso, Rafael Nadal rimane il grande favorito del torneo. Forse, l’unico. Lo spagnolo è alla ricerca della stella e nella sua bacheca dei trofei Vip c’è giusto il posto per la decima mini-coppa dei moschettieri. Costretto al ritiro un anno fa a causa di un infortunio al polso, il maiorchino manca al successo sui campi della Porte d’Auteuil dal 2014 ma il suo record nella manifestazione è terrificante: 72 vinte e 2 perse. Le due sconfitte fanno così notizia che non sto nemmeno a ricordarle.

Con questi numeri – e con la tripletta Montecarlo, Barcellona e Madrid appena messa a segno – diventa un azzardo ipotizzare che Nadal non faccia sua questa edizione dello slam francese. Non bastasse, l’unico giocatore che è parso in grado di metterlo in seria difficoltà (ovvero Federer, ma sul duro) non sarà presente a Parigi e questo alza ulteriormente le quotazioni di Rafa a cui concedo il 70%. Ciò che resta se lo divideranno in parti non eguali gli ultimi due campioni del torneo, il numero uno del mondo e Dominic Thiem.

Ecco, se per qualche motivo (tutto può succedere…) Nadal dovesse fallire l’impresa, l’austriaco ha le carte in regola per mettere a segno il colpaccio. Sulla sua superficie prediletta, Dominic ha il tennis e la preparazione fisica per venire a capo di due settimane durissime, come sarebbero se dovesse arrivare in fondo, e merita il 15% dei favori. Quanto a Djokovic, Wawrinka e Murray, beh non si possono estromettere del tutto dalla lista dei papabili in quanto, pur non attraversando il loro miglior momento, hanno dimostrato in passato di essere capaci di tutto.

Nole, quello degli alti e bassi di Roma, quello che ha annientato Thiem per poi essere a sua volta travolto da Zverev, avrà Agassi al suo fianco ma l’ex Kid di Las Vegas non ha la bacchetta magica e non potrà incidere sul rendimento del serbo in così breve tempo. Se i problemi di Djokovic fossero tutti e solo psicologici, perché no? Ma il campione in carica sembra aver perso quasi del tutto il filo logico del suo gioco, solo in apparenza semplice e sistematico. In realtà, per esprimersi al meglio e diventare irresistibile come per lunghi tratti delle ultime stagioni, Nole ha bisogno di una condizione fisica che, al momento, non è sufficiente a garantirgli un’adeguata dinamicità per anticipare i colpi e prendere il tempo agli avversari. Insomma, per quanto Zverev sia bravo e abbia fornito una eccellente prestazione al servizio nella finale di Roma, dalla miglior risposta del circuito era (ed è ) lecito attendersi qualcosa di più di un misero “zero” alla voce palle break conquistate. Per lui 5%.

Come per Stan The Man, che ha fama di trasformarsi in vista dei quattro appuntamenti clou di ogni anno ma le insidie dei primi turni potrebbero trovarlo distratto e impreparato. E come per Andy Murray, al quale diamo un minimo di chance per il semplice motivo che non può essersi improvvisamente dimenticato come si sta sul campo e, qualora ritrovasse come d’incanto gli automatismi che l’anno scorso lo condussero alla finale, la sua crisi potrebbe concludersi da un momento all’altro.

Vi chiederete: e l’astro nascente Zverev? In effetti, dopo quello che ha fatto vedere nelle ultime tre settimane, il tedesco meriterebbe maggiore considerazione. Tuttavia, per quanto inquadrato possa essere, Sasha ha pur sempre compiuto vent’anni da poco più di un mese e occorre tempo per assimilare il successo e la notorietà. Poi magari mi smentirà ma ritengo che già i quarti di finale sarebbero per lui un ottimo risultato. Outsider in grado di ben figurare? Dimitrov (se i campi saranno veloci), Goffin, Cilic e Cuevas. Potrebbero deludere Kyrgios e Nishikori. Di Federer non parlo perché gli assenti hanno sempre torto. Anche quando hanno ragione.

Il singolare femminileQui invece le assenti rischiano di aver ragione. Se poi, alla lista già lunga, si aggiungerà pure la Halep abbiamo fatto tombola! La rumena era la mia favorita prima che il legamento della caviglia si stirasse durante la finale di Roma. Per attitudine alla superficie e per forza mentale, Simona (già finalista al Roland Garros) sembrava finalmente in grado di sfatare il tabù relativo agli slam ma ad oggi le sue possibilità di scendere in campo a Parigi sono appena al 50% ed è evidente che, in queste condizioni, non la si può nemmeno inserire tra le candidate. Se però l’infortunio si rivelerà meno grave del previsto, alla Halep concedo almeno il 35%.

In questo momento di anarchia, sono molte le atlete in grado di azzeccare le due settimane giuste e portarsi a casa la riproduzione in miniatura del trofeo intitolato alla mitica Suzanne Lenglen. Senza Serena Williams, senza Maria Sharapova, senza Victoria Azarenka e con Angelique Kerber che non ama la terra, chi succederà a Garbine Muguruza?

La campionessa in carica, ritiratasi precauzionalmente nelle semifinali di Roma per un problema al collo, ha avuto un rendimento assai deludente in questi primi cinque mesi del 2017 ma l’aria del Roland Garros potrebbe farle rivivere buone sensazioni e a quel punto ipotizzare il bis non sarebbe certo un’eresia. Per lei 25%, che diventa almeno 40% nel caso in cui Halep fosse fuori gioco. Poco sotto, in virtù di un feeling con la terra ancora tutto da verificare, la ceca Karolina Pliskova (20%) mentre azzardo un 10% a testa alla francese Mladenovic e alla veterana russa Kuznetsova.

In realtà, l’avrete capito, il torneo femminile è indecifrabile. Perché non la regina di Roma, Elina Svitolina? Perché nei major finora ha sempre deluso. Perché non la finalista di Melbourne, Venus Williams? Perché due settimane sono troppo lunghe sulla terra per lei. Perché non la rientrante Petra Kvitova? Perché sarebbe una favola e io alle favole non ci credo mica tanto. Perché non Caroline Wozniacki? Perché qui si andrebbe oltre la favola. Perché non Francesca Schiavone? Idem come sopra.

Per finire, le outsider che potrebbero andare avanti (ma non vincere, sia chiaro): Coco Vandeweghe, Carla Suarez Navarro, Timea Bacsinszky e Kristyna Pliskova. Comunque vada, sarà un terno al lotto.  

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