Sara Errani, il metodo sopra al cuore

Sara Errani, il metodo sopra al cuore

Sara Errani continuerà sia a vincere che a perdere, come in quanto a gioco nudo e crudo non era cambiato niente prima di Dubai, e non cambierà niente dopo. Eppure, qualcosa in lei è cambiato: Arriva per tutti il momento in cui il vociferare di detrattori e adulatori non diventa altro che un rumore di fondo. Forse è arrivato anche per Sara Errani.

di Samantha Casella

Salire sul carro dei vincitori è pratica comune ma grazia divina vuole che io sia fedele a tutt’altra giocatrice, di conseguenza questo tentativo di articolo sarà privo di sviolinate. Tentativo in quanto mi è sempre riuscito difficile scrivere di Sara Errani perché a causa di alcune discussioni avvenute tra le pieghe di quel mezzo privo di anima e spesso d’intelligenza, quasi sono i social network, sono stata erroneamente bollata come “anti Errani” a prescindere, il tutto per via di alcune osservazioni distanti anni luce dall’essere giudizi, che mai mi sarei permessa di esprimere in quanto la schiena di Sara è già sufficientemente sollecitata da una caterva di verdetti sommari. Essendo nativa di Faenza vidi per la prima volta Sara Errani durante un torneo natalizio di categoria under 14, ma lei penso avesse almeno un paio di anni in meno. Alla faccia di tante manfrine che vengono quotidianamente proponiate su come vada ammirata perché lei, “così piccola” deve combattere contro colossi “alti e grossi il doppio”, posso assicurare che ha affrontato avversarie che la sovrastavano fisicamente anche in tempi in cui una finale al Roland Garros da lei raggiunta era tutt’altro che sospetta. Ad ogni modo, ricordo uno scricciolo che giocava un tennis brillante e agonistico insieme, talmente irriverente che spesso la spingeva a guadagnare la rete.

Piaceva a tanti Sara Errani, ma se in pochi avrebbero scommesso un caffè su una carriera da professionista, in quanto l’essersi recata per uno stage nell’Accademia di Nick Bollettieri aveva suggerito come i suoi genitori facessero sul serio, quando Sara decise di lasciare il suolo italiano per andare ad allenarsi in Spagna, seppure un vago ricordo mi impone di veder passare per un breve periodo la mia corregionale dalla Francia, ma sicuramente si tratta di un ricordo deformato, ebbene; dopo l’espatrio anche quei pochi le girarono le spalle e gli elogi divennero dei: “Ma dove si crede di andare? Dove può arrivare con quel fisico lì?”. Lo chiesero anche a me, non perché io possedessi le competenze per fornire una risposta, ma perché quando c’é da parlar male di qualcuno tutto fa brodo e allora eccomi spalmata una domanda a cui risposi che ovunque fosse andata avrebbe trovato qualcuno capace di spingerla più lontano di quanto avrebbero fatto gli italiani.

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Cosa ha guadagnato il tennis di Sara Errani dalla scuola spagnola? Tutto. La scuola spagnola ha fatto di lei una giocatrice di tennis, un’atleta, le ha inculcato “il metodo”, l’ha forgiata e resa una donna di carattere. Per diventare tutto questo Sara ha sacrificato l’estro, ha imbruttito il suo tennis, lo ha violentato privandolo di qualsiasi orpello. Non basta una smorzata micidiale eseguita ogni tanto per fare di Sara Errani una giocatrice “capace di variare il gioco”, come asseriscono gli adulatori dell’azzurra. Non basta perché Sara Errani seppure mi può star bene ammettere che nel nome del talento con cui è nata sia provvista di un repertorio completo, in campo, durante i match è una giocatrice che fa della lotta, della resistenza psico-fisica la sua dottrina, lavorando ai fianchi l’avversaria di turno con l’evidente scopo di sfiancarla, di farle perdere la pazienza, di approfittare di errori, svarioni, lacune tattiche.

Personalmente, ritengo che gli adulatori di Sara Errani vogliano vedere e propinare una giocatrice che non è, facendo leva su facili parole buoniste che, una volta esauriti i “piccolina”, diventano “ha tanto cuore”. Sì, avrà pure tanto cuore, ma il cuore non basta per diventare n.5 del mondo. Per raggiungere una semifinale all’U.S Open, una finale a Parigi, per partecipare a due Master. Sara Errani va ammirata perché ha fatto tutto quello che doveva fare per diventare ciò che è diventata e ha il diritto di essere rispettata perché ha stretto in pugno qualcosa che solo una percentuale infinitesimale di coloro che impugnano una racchetta sono capaci di afferrare. Sara Errani ammazza le partite. Nell’arco della sua carriera è riuscita ad irretire avversarie che, prima ancora di essere “grandi e grosse”, sono campionesse che la schiacciano in quanto a tennis, un potenziale che spesso contro l’italiana è rimasto intrappolato nelle corde delle loro racchette. Non c’é niente di bello in tutto questo. Non c’é niente di cui esaltarsi. Ma questo è, e va ammirato, rispettato. Non c’è niente di bello nemmeno nei pugni e nelle urla in faccia alle avversarie, o nelle strette di mano sfuggenti. Ma chissà, forse Sara di pugni ne deve aver incassati e anche le strette di mano ipocrite non saranno certamente mancate.

Sara Errani
L’atteggiamento di Sara Errani non l’ha resa simpatica e quelle incomprensioni che mi riguardavano, “via social network”, sono state generate dal gesto di zittire due serbi al Roland Garros 2014, ma ancor di più l’intero stadio di Flushing Meadows lo stesso anno, dopo aver battuto Venus Williams, quasi fosse indispettita perché tutta quella gente sperava che a passare sarebbe stata qualcosa di più che una loro connazionale, una leggenda. Ecco, io queste cose non le riuscirò mai a capire fino in fondo, ma il fatto di non amare il suo tennis, o alcune sue cadute di stile, se mi è permesso definirle in questo modo, non mi impediscono di rispettarla, di riconoscere che è stata capace di fare della sua vita qualcosa di grande, di ammirevole. Non mi impedisce di essere sinceramente felice per lei dopo la vittoria a Dubai.

Il suo tennis rimarrà lo stesso. A Dubai non era diverso rispetto a quanto non lo sia stato a Sydney. E che non si tiri fuori la storia che a Dubai era “più in fiducia” o “più forte mentalmente”. No, a Dubai non ha trovato una Kuznetsova che la sommergesse di vincenti, questa è stata la differenza. Per questo, Sara Errani continuerà sia a vincere che a perdere: a vincere incontri che “non dovrebbe vincere”, a perdere incontri da giocatrici di classifica inferiore e che per alcuni “non dovrebbe perdere”. Non cambierà niente, come in quanto a gioco nudo e crudo non era cambiato niente prima di Dubai, e non cambierà niente dopo.

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Questo seppure in molti aveva iniziato a darla “per finita”, addirittura alcuni suoi ammiratori l’avevano accusata di essere “cambiata”, di aver perso un pò della sua carica agonistica, in quanto da diverso tempo sono calati i pugni, le contestazioni e le strette di mano sono diventate impeccabili. Ed in effetti qualcosa in lei è cambiato, un qualcosa che io attribuisco alla maturazione personale, all’essere ormai una donna vicina alla trentina, dove soddisfazioni e delusioni si sono spesso rincorse, superate, annientate a vicenda. Arriva per tutti il momento in cui il vociferare di detrattori e adulatori non diventa altro che un rumore di fondo. Forse è arrivato anche per Sara Errani.

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