Storia di un momento di quasi ordinaria tranquillità

Storia di un momento di quasi ordinaria tranquillità

James Joyce, autore del celebre romanzo Ulisse, ha aperto la strada alla scrittura dei romanzi del flusso di coscienza. Andiamo ora dunque, con un piccolo escamotage letterario, ad immaginare cosa abbia potuto pensare ieri Novak Djokovic ad un passo dal trionfo a Parigi.

1 Commento

“Silenzio, cavolo fate silenzio ho detto”. (Si gira e guarda un raccattapalle in procinto di dargli la pallina per servire per il suo primo Roland Garros in carriera).

“Dammi quella palla, quella palla e fa che sia una pallina fortunata, non chiedo tanto, almeno una sola piccola pallina da tennis per tirare una cavolo di prima e chiudere questo strazio nel modo più veloce. Non quella, imbecille..( si volta e getta una pallina indietro, per restituirla al raccattapalle). Ora quale devo scegliere? Mh, questa a sinistra, questa a destra ? Dovevo prendere quella che ho consegnato al ragazzino dietro cazzo, cosa devo fare”.

“Tranquillo Novak, ora devi calmarti, non puoi pensare con quale  pallina devi servire o meno, devi farlo e basta. Metti la prima e fa’ che entri. Ma se non entra? Se Andy mi tira una risposta vincente io vado giù e perdo di nuovo e di nuovo mi daranno del perdente. Cavolo Nole, non si ragiona così..bisogna avere tutta la cazzo di forza, ora pensa a dove servire. Al centro? A sinistra? Slice o piatta ? Non lo so, cavolo, non lo so, vorrei esplodere ora, vorrei già essere con quel dannato trofeo in braccio”. (Si volta prima di servire e lo guarda come un padre vede un bambino appena nato). “Non so da quanto tempo voglio quel trofeo, è una ossessione per me cavolo ormai. Novak qua, Novak là, vinci questo, vinci quello, ma mai che nessuno si mettesse nei miei panni e cercasse di capire quanto ho dato tutto per vincerlo questo cazzo di torneo. Va bene, ora basta serviamo e andiamoci a prendere il mio posto nella storia. 1,2,3,4.5,6 rimbalzi e poi ancora 1, 2, 3, 4, 5, 6 rimbalzi. Cazzo, il braccio mi trema, che sensazione è? Non ho mai avuto niente di simile. Cavolo, la prima è andata fuori, fottuto braccio, sempre tu sei la causa dei miei mali, tra tanti momenti in tutta la mia cavolo di carriera, proprio giusto ora dovevi abbandonarmi?Grazie. Devo concentrarmi ora sulla seconda. Allora qua non mi concentro mi arriva un missile e me ne torno a casa piangendo di nuovo ed io non voglio questo cazzo, no che non lo voglio, nessuno vuole questo”.

“Idemo Nole! Andiamo a vincere. Ok , serviamo. Cavolo, la seconda è uscita bene, bravo braccio ti sei svegliato appena in tempo. Merda e ora? Che si fa? Bah, giochiamo, buttiamo la palla di là, è stanco Andy dovrà sicuro stancarsi all’ultimo punto” (Nel frattempo colpisce una palla di rovescio incrociato e poi di dritto). Il cuore batte, eccome se batte cavolo, ho il fiatone, mi viene da piangere, ho l’ansia  è dovunque ormai sono tutto teso solo nervi. Merda. Quando sbaglia questo? Son tre ore che va avanti così e basta cavolo, è mio il Roland Garros ormai. Cazzo!” (Scivola nel frattempo di lato mentre colpisce quello che poi sarebbe stato l’ultimo dritto del torneo).

“SI, SI, SIIII finalmente” (Murray sbaglia, affossando il rovescio in rete e Nole si butta a terra). “Mamma, papà, nonno. Jelena, Stefan amore mio, il vostro eroe ha vinto contro tutti e tutto. Cazzo, solo ora mi rendo conto di quanto sia comoda la terra a Parigi, quasi quasi ne ordino un pacco e la metto in terrazza a casa. Devo alzarmi ora,basta stronzate, devo andare a dare la mano ad Andy, ha giocato un grande match dopotutto però è così comoda questa terra non voglio muovermi, non ho nemmeno la forza di piangere. Vabbé dai, alziamoci e andiamo a finire i riti sacri dell’ ATP. Bravo Andy, hai giocato bene, ma ho giocato meglio io stavolta. Ma è vero? Non ci credo, qua la gente urla il mio nome, papà e mamma stanno piangendo, non capisco nulla cavolo, niente sto capendo ma è stupendo. Ho davvero vinto? Ho davvero visto stampare il mio nome tra i più grandi del tennis? Uh, guarda quel bambino, sta piangendo.. cavolo Stefan vorrei fosse qui, mi manca, uh guarda quella signora, piange anche lei, forse ho reso davvero felice tante persone”.

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“Datemi il trofeo cavolo, datemi il mio bambino, lo voglio accudire coccolare. Mamma, papà cavolo i miei angeli ( Nole abbraccia i genitori che sono corsi in campo per abbracciare a loro volta il figlio). Non avrei potuto fare nulla senza di loro ..la guerra, la mia infanzia, le finali perse qui…tutto. E quella volé sul 4 a 3 per me contro Rafa tre anni fa?… i brividi. La rabbia di quel momento, la delusione cazzo tutto ricordo ancora ed ora? Ora ho vinto cazzo, ho VINTO, lo potrò urlare al mondo…Come faceva quella canzone italiana che mi piaceva?? ” Nel blu dipinto di blu a fare l’amore lassù..” Sì, mi sa che faceva così, vabbe dai dopo la canto in macchina sta canzone e faccio una bella diretta su Facebook, dai cavolo è MIOOOO, ho vinto. Chissà quante volte ricorderò questi attimi sorridendo in futuro”. 

  • I pensieri di Novak Djokovic, nelle mie personali parole.
1 commenti

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  1. Goran Jankov - 12 mesi fa

    bella 😉 bravi

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